e poi,piove.
piove che pare autunno, anche se un autunno decisamente primaverile.
è un tempo che pare un controsenso.
di quei tempi che agitano quei punti d'ombra che si hanno sparsi, e che talvolta entrano in sobbollore, come acqua riscaldata.
quel sobbollore che ti fa credere di avere voglia, ma non specifica mai di cosa.
e così rimani teso fra la sensazione e l'inesattezza di non corrisposto compimento.
insoddisfatto.
un bambino troppo cresciuto che fa i capricci a se stesso.
e poi, vado a sbattere negli spigoli.
mi alzo
sbam.
uno spigolo.
mi siedo
sdeng
uno spigolo.
una vita di spigolature.
e poi, vorrei sciogliermi. come un nodo. come lo zucchero. come muscoli sotto ad un passaggio di mani.
e poi e poi e poi.
l'importante è finire.
come una ruota di bicicletta.
giragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragira
poi si ferma
e poi
giragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragira
giornate che iniziano male e finiscono peggio, che iniziano bene e finiscono male, che iniziano male e finiscono bene.
mai che inizino bene e finiscano meglio, ma non lamentiamoci.
come una ruota di bicicletta; si, ma di Duchamp.
capovolta.
e fissata su uno sgabello, che non va da nessuna parte.
È la stagione dei ritorni e dei recuperi, Bilancia.
Stimolerai la fortuna se cercherai quello che hai perso.
Ecco alcuni consigli su come procedere:
richiama alla mente ricordi importanti e quasi dimenticati,
recupera tutte le cose preziose che hai buttato via con troppa fretta e
apriti un varco per tornare sulla strada promettente da cui ti sei allontanato. Per ottenere risultati migliori, dovresti
perdonarti tutti gli errori che pensi di aver commesso e
che hanno portato a quella perdita.
AGGIORNAMENTO
I prossimi mesi saranno un periodo favorevole per migliorare il tuo rapporto più importante: quello con te stesso. Perciò spero che nel 2008 farai lunghe, profonde e affettuose conversazioni con te stesso, e limiterai al minimo gli incontri frammentari, frettolosi e poco amorevoli. Per cominciare bene il tuo discorsetto, mettiti davanti allo specchio che riflette la tua immagine migliore e spara una raffica di sfacciati complimenti al meraviglioso genio che hai di fronte.
a me è due settimane che l'oroscopo di grazia predice un LEONE sulla mia strada.
che devo fare? progettare un viaggio nella savana?
ho pensieri discontinui e disconnessi, che non riescono ad amalgamarsi, come gli ingredienti sbagliati di una ricetta che non ti è chiara.
hanno a che fare col freddo che entra dai pantaloni e anche quando li togli, rimane come una patina sulla pelle all'altezza del quadricipite.
o col rumore dei miei stivali sul selciato di sera.
e con la mia parete, che mi pare stia diventando un broccato di velluto e solo io in un delirio di onnipotenza causato da uno scarso afflusso di sangue ossigenato al cervello evidentemente indotto dallo schiacciamento delle vertebre cervicali a causa della posizione assunta per pittare sulla scala, posso sentirmi alle cinque del pomeriggio come Michelangelo.
e con lo spropositato numero di parole e pagine e pensieri in merito al dire ti amo, e al pudore e all'omertà che circonda invece la necessità di dover dire non ti amo.
e con il tornare a casa e aver voglia di stringere qualcosa, che ogni tanto evidentemente capita anche a me.
e con il guardare una puntata di sex & the city, e scoprire che ti sorprendi a pensare che non ti immedesimi più in quella Carrie là con quel suo mister Big bello e impossibile, ma che per la prima volta ti pensi come quel povero designer che sai già la fine che farà.
e con il fatto che abbandono il cellulare in luoghi in cui non lo sento vibrare.
ma come dicevo, tutte queste cose non hanno un gran chè in comune, difficile unirle insieme e dargli un verso, una forma qualunque, le parole scivolano dalle dita e se ne vanno per i fatti loro.
ed io con loro.
signor ministro
padoa schioppa, per unire l'utile al dilettevole, che ne dice di mettere a posto le tombe di famiglia dei cimiteri di tutta italia, trovando per altro guardiani giovani e aitanti nonchè volenterosi, e nel contempo liberando tutti quei poveri genitori della presenza oltremodo oltraggiosa in casa dei propri figli?
due cuori una capanna.
non sempre il matrimonio è la tomba dell'amore.
alle volte uno si accontenta della tomba.
madre: e adesso come stai?
pdc: meglio
madre: si vede, hai riacquistato il tuo normale pallore cadaverico
pdc: eh...
madre: peccato sai, perché quando stai male hai un incarnato meravigliosamente sano.
voce fuoricampo di un giornalista dal televisore, interno giorno: ... fermato ieri per l'omicidio della fidanzata ha trascorso la prima notte in carcere a Vigevano, in attesa che il titolare dell'inchiesta..
Madre: certo che però, neppure più dei fidanzati uno può fidarsi...
PdC: appunto mamma, per quello ho smesso.
voce fuoricampo di un giornalista dal televisore, interno notte: ...quel figlio perfetto, ottimo studente, che stava per laurearsi...
PdC: L'HO SEMPRE DETTO CHE CHI SI LAUREA NEI TEMPI GIUSTI COVA IL GERME DELLA FOLLIA IN SE'.
finalmente anche il giornalismo avalla il mio stile di vita.
single e fuoricorso è sano.
spesso al fine di un'epoca viene sancita da un evento catastrofico, con forti valenze simboliche, come ad esempio le glaciazioni nel pleistocene, oppure l'affondamento dell'inaffondabile Titanic nel 1912, la peste nera del 1348, lla scoperta dell'America o la rivoluzione francese.
ecco ieri sera, sul volgere al termine della giornata del mio trentatreesimo compleanno, mi si è spaccata la testiera del letto.
ha vacillato un pò, poi si è accasciata.
un ultimo rigurgito adolescenziale della mia stanza che già al momento dell'acquisto nel 1997 era in ritardo netto sui tempi, ma tant'è.
ho svitato i bulloni, ho adagiato il pannello alla parete
e mi sono addormentata con la netta sensazione di una sorta di messaggio subliminale.come di una metaforica avvertenza.
Ho iniziato settembre a
Cassine, l'1e il 2 facendo il fantasma per
Principessa Valentina; proseguendo come masca a
Valdieri, l'8 con gli
Acerbi.
il giorno dopo, ne avevamo 9, ero contadina alle
sagre. Il 13 e 14 ero a Guarene, Alba, nuovamente
assassina, questa volta però, niente
assicuratori. (
regola numero uno: se qualcuno che ci prova non ti dispiace, fai finta di nulla, tanto passa in fretta. finalmente qualcosa sto imparando).
Oggi, 16, SI CORRE IL PALIO, presenzialista come non mai, ero in sfilata pure qui, in qualiità di portatrice di scacchi, per San Silvestro
( oro vuol dir ricchezza, argento perfezione, noi siamo del biscioooooone, noi siamo del biscioooone... oro vuol dir ricchezza, argento perfezione, noi siamo del biscioooooone, ci doveeeteeee rispettaaaar ) dandomi ebbene si, anche ai coretti da stadio con tanto di sventolamento di fazzolettone. Amen.
esperienze che mi hanno segnato nel fisico (ormai l'età è quella che è, neh.)
ma che soprattutto han giovato al morale
riuscita a sorvolare su un paio di date che potevano essere come ancore e invece e bastato riempirle di cose di più importanti, e via, il gioco è fatto. tutto passa.
ed ora, il programma settembrino è ancora un pullulare di impegni.
il 23, pofferbacco, verrà sancito il 33esimo genetliaco. per arrivarci in forma mi consiglio soprattutto un buon pediluvio. minigonna, tacco 12 , un filo di trucco e una piega decente. Ma soprattutto, un buon pediluvio.
che anche su questo giorno, ho bisogno di travasare emozioni e spazzare via ricordi.
dopodichè, si incomincia a lavorare alle nuove produzioni.
Due partite con i Quattro Quarti; Il vizio dell'amore con il Gruppo Teatro Nove.
in questo periodo però sembra che sia gettonatissima. devono essere i costumi.
perchè in borghese la solfa è sempre la medesima....
io lo so, starmi vicino non è sempre facile.
altro giro, altra corsa.
dicevo settembre, è mese pieno di cose, emozioni et amenità varie.
tanto che stanotte, fra la fatica delle cose fatte e l'aspettativa delle cose da fare, ho fatto un sogno.
un sogno, la classica attività psichica che ha luogo spontaneamenete durante il sonno, caratterizzata da partecipazione emotiva e facoltà percettiva e sensoriale, e strutturata in una successione narrativa di immagini visive coerenti o, se non propriamente regolate dalla logica, riproducenti in forma alterata eventi attinenti alla vita reale.
ho iniziato sognando che aspettavo un amico che era in ritardo e bevevo antigelo verde come il last che sapeva infatti di detersivo, e per una qualche motivazione che a me sveglia sfugge, ma che il mio cervello dormiente trovava logica probabilmente, il mio amico rimaneva impantanato su dei tornanti innevati perchè gli avevo bevuto tutto l'antigelo.
poi ho cambiato scenario ed ero spersa in quel di Canelli, vagando per le strade deserte finchè non mi si affianca uno che mi offre un passaggio (a piedi, per altro) e, cercando di convincerlo che era un sogno perchè (e questo si, che era logico) io in un paese a una trentina di chilometri da casa mia a piedi non ci sarei mai arrivata, mi son fatta venire una specie di attacco d'asma, proprio nel mentre che il paese da deserto si è trasformato in pullulante di gente (che per paura che fossi contagiosa si è rintanata on massa in un bar tranne un cameramen della tv, che era piuttosto piccato del fatto che fossi sopravvissuta).
dopodichè mi sono ritrovata a casa mia, a cena con amici, dove son riuscita a smontare il cellulare, riparato prontamente da un estraneo lì per caso, che ha anche preparato una cena niente male. cena che mi è rimasta a metà quando ho visto che dalle zampe di un polipo nasceva una sorta di gamberetto, che poi son diventati dieci e in men che non si dica erano uno strafottio di zampette brulicanti.
indi sono stata assalita amichevolmente da un granchio di dimensioni raccapriccianti, formato da due minuscoli esserini che si aggrovigliavano l'un l'altro. disgustoso.il tutto, sovrastato da un senso di ritardo clamoroso ad un appuntamento (che faccio, mi gioco il 3 e il quindici?) per oggi pomeriggio.
so per certo, anche se nn so di preciso in che momento, che mi sono cimentata nel calcolo sommario del quantitativo di cavo d'acciao che mi servirà per la scenografia del prossimo spettacolo. azzardando per altro di tirare in ballo il teorema di pitagora.
se ho un filo di sei metri ad altezza tre metri e so che deve sporgere per controbilanciare di almeno due metri di ancoraggio, di che lunghezza sarà il cavo di controtensione se teniamo conto che è l'ipotenusa di un triangolo rettangolo i cui lati misurano appunto due e tre metri? La somma delle aree dei due quadrati costruiti sui cateti è uguale all'area del quadrato costruito sull'ipotenusa, e io povera tapina che di numeri capisco già poco da sveglia, mi domandavo a che punto dovevo calcolare la radice quadrata (
La misura dell'ipotenusa equivale alla radice quadrata della somma dei quadrati delle misure dei cateti).
ammetto che mi disturba pensare di essere più intelligente di me stessa quando dormo.
(soprattutto se questo dà il segno di quanto poco io debba esserlo da sveglia...)
e domani, è un altro giorno.
settembre è un calendario di giorni da spuntare.
date da farci una croce sopra.
per ricordare-barra-dimenticare, a scelta.
oggi mi ricordo che le cose passano, manco finiscono alle volte, solo passano.
e che è inutile fare confronti, troppe cose cambiano da un anno all'altro.
oggi, unica cosa uguale, allergia al gatto.
spesso non c'è un perchè alle cose.
spesso ci sono solo le cose.
domani è un altro giorno; francamente me ne infischio.
chè lo so, lo so che vorresti sentirmi dire questo. ma non è vero. io che i numeri li odio, o almeno, cerco con loro un sereno convivere, quantomeno non li tormento. non come fanno loro con me. perchè certi numeri sono come piccoli aghi, solo che non iniettano nulla di ottenebrante, anzi. risucchiano via pezzettini. di cosa non so.
è che non me ne infischio.
non che non mi piacerebbe l'idea.
certi numeri sono come una corda a cui aggrapparsi per non cascare nel vuoto solo che dall'altra parte c'è un cappio, e nel cappio il proprio collo.
difficle discernere quale sia la soluzione e quale il problema.
dismèttere : comp. della partic. intens. DIS e lat. MITTERE lasciar andare.
- Cessare di fare una cosa
. (ap)PUNTO
ieri notte era così buio che ad aprire gli occhi c'era da spaventarsi. pareva di non averli aperti sul serio, e così li tenevo chiusi, tanto, pareva di vederci lo stesso.
sensazione ingannevole, ma rassicurante.
come molte delle cose rassicuranti, per altro.
volevo fare un post allegro, e a furia di pensare a cose allegre, mi è addirittura spuntata una lacrima, così, senza manco avvisare che ero diventata triste. deve essere scivolata giù per la tempia fino all'orecchio; poi mi sono girata su un fianco.
e lei è scesa dentro. una sensazione così buffa che mi è venuto da ridere.
a volte mi faccio cambiare idea, tutto lì.
chissà che sole batte su piazza
Leandra a Civitavecchia.
lo scopriremo venerdì all'una, ché il treno da Asti arriva giusto per l'ora di pranzo.
chissà se ammorberemo i viaggiatori ripetendo la parte, in sei ore di viaggio potremmo rifare
lo spettacolo almeno quattro volte abbondanti...
Ho un chirottero.
cioè, non è che sia mio mio (d'altro canto nell'ambito di una relazione tra esseri viventi il concetto di proprietà è difficilmente inseribile), però sta aggrappato alla mia tapparella giorno e notte ormai da qualche settimana.
in pratica mi ci sono affezionata.
l'ho visto la prima volta l'altroieri però, quando dando una tirata alla tapparella lui deve essere scivolato e si è spiaccicato sul davanzale.
ha proprio fatto una sorta di "plop", un tonfo molliccio sulla pietra.
io l'ho guardato un attimo.
lui ha ruotato su se stesso un pò spaesato, poi ha aperto le ali ed è volato via.
se baci un ranocchio si trasforma in principe.
se baci un pipistrello almeno, si trasforma in batman?
(Alka, l'ho chiamato Emme. si sa mai.....)

sono giorni che mi perdo nell'entropia di camera mia.
ho cacciato le mani nella polvere e poi le mani non sono più bastate e ho perso i polsi, non solo quelli della situazione, che mi è sfuggita di mano, e mi sono immersa fino ai gomiti, e poi le spalle e poi il caos mi era alla gola, come l'acqua, o come sabbie mobili, e stare ferma non succede nulla ma neppure vanno a posto da sole le cose e se ti muovi, affondi ulteriormente.
ho chiuso gli occhi e tappato il naso e buttato via buttato via buttato via.
sotto i polpastrelli mi son passati anni di ricordi che non ricordavo più di avere e manco saprei più ricordare buoni motivi per trattenerli.
parole abbastanza vuote di gente che ora è tutta su un'altra strada.
immagini scolorite.
penne scariche.
temperini che hanno perso il filo.
e quello l'ho perso anche io ad un certo punto.
mi sono accasciata sul pavimento.
era fresco.
soprattutto era fresco.
mi sono scivolata addosso rincantucciata su me stessa ritornata feto in questo utero di piastrelle ricoperte di qualunque cosa. sono affondata abbandonata rilassata.
ho chiuso gli occhi, ancora di più.
e mi sono addormentata.
e ho fatto un piccolo sogno, che aveva i colori di un quadro di Musante.
il primo lo incontro il lunedì.
mezza mattinata.
il passo sicuro e svelto di chi ha ancora molte ore davanti.
il secondo lo incontro martedì.
mezza mattinata.
il passo lento e svogliato di chi ha già molte ore alle spalle.
domenica sera mi sono addormentata con il deciso parallelismo fra il canto dantesco di
Ulisse e il
monologo finale di blade runner
che cosa voglio farne? niente di che. ho una passione per l'attrezzeria in genere. chi mi conosce sa delle mie insane passioni scatenate da avvitatori/svitatori, trapani, piallatrici, sparapunti e colla vinilica....
ma questo non c'entra nulla col post che verrà, serve solo a spiegare il titolo.
non c'entra non è affermazione del tutto veritiera, nel senso che se avessi un martello mi piazzerei in casa un palo. questo si, tutto lì.
Un paio di anni fa (
QUI la riprova dell'attendibilità e veridicità del mio ricordo) paventavo ad una cena fra amici l'ipotesi di poter annettere la lap dance nel novero delle discipline olimpiche...
bhe. a
giudicare da quanto ho avuto modo di
vedere in giro per il
web, non era un'idea poi tanto strampalata............................
e per chi eventualemnte se lo stesse chiedendo, si, in effetti in questi giorni non ho proprio niente di meglio da fare ...
Dunque.
stamane mi son svegliata con un canale neuronale del mio cervello che trasmetteva questo delizioso stupido motivetto
mentre un altra sezione del mio cervello si dilettava a cercare di ricordare cosa seguisse a
"La bocca sollevò dal fiero pasto" nel XXXIII canto dell'Inferno dantesco.
la verità, è che ascolto qualunque rumore
pur di non cercare di ricordare i tuoi suoni.
ma in fondo va bene così
è che ci sono troppi segni
troppi segnali
è tutto terrificantemnte difficile e intricato da poter interpretare.
generalmente di questi tempi io divento ipersensibile alla luce e ai pollini e alle sensazioni. la primavera mi scorre male nel sangue gli allergeni reagiscono peggio attaccando anche ciò che andrebbe protetto, e così via fino a rendere la primavera la stagione più orrida delle quattro disponibili.
quest'anno invece mi crogiolo al sole e mi godo la necessità di pulire i vetri e mettere a posto, il farmi da mangiare e assaporo i ritmi strani delle ultime settimane che mi han lasciata stanca ma di una fatica buona e godibile.
guardo le cose accadere. ed è tutto così normale da sembrare strano.
mi spiace che negli occhi di troppe persone in questi giorni vedo troppe ombre. troppe lacrime. troppi arrossamenti da pensieri notturni ed insonni. e lo so, che non è la primavera in senso stretto.
io poi non ho manco una scusa per stare così bene.
ed è questa, la cosa più bella.
(forse è tutta colpa di
questo invece...)
.... giunto qui cercando la risposta a "bella carina single perchè".
ehm.
l'hai mica trovata, la risposta?
no, perchè si sa mai eh.
ogni tanto, fare le cose così, non tanto perchè ci siano buoni motivi per farle, quanto perchè non sussistono abbastanza motivi per non farle.
vorrei imparare a ballare il tango.
lo so, il tango, ci va anni ad impararlo
lo so, me lo ripetono tutti.
come se io dovessi morire per forza domani. cavoli, una decina d'anni posso ancora concedermeli. smetto di fare tutto quello che so fare poco o male, e attacco il tango, no?
voglio anch'io una penombra fumosa che mi renda bella ed elegante.
una mano salda sulla schiena che al tatto percepisca gli spostamenti
che mi dica cosa fare
un corpo che mi trattenga
nei miei giusti disequilibri
piedi che mi blocchino da scalzare
gambe che mi intersechino
voglio anche io l'eleganza fluida dello scivolare
il fruscio delle scarpe
tacco dieci
punta tonda
voglio essere portata
occhi chiusi
io ce l'ho tutta quella malinconia
la devo pur riversare in qualcosa in movimento
voglio quella tensione geometrica e fremente
voglio quell'annullamento del tempo e dello spazio
voglio quel momento in cui la musica finisce e lento e brusco è il risveglio alla realtà della sala e al pavimento di mattoni in cotto
e il click
dell'interruttore
e luce.
e si va a casa.
...............
facciamo che voglio solo fino all'annullamento del tempo e dello spazio, eh.
dai mandami un tango per favore.
ho avuto almeno un pò di rock. dei revival. qualche sveltina in jazz. parecchie note stonate. decisamente troppo blues.
dai per favore, davvero.
un tango.
che ti costa.
e la prossima volta che desidero qualcosa da abbracciare tutta la notte, per cortesia, che sia diverso dal mio vater, che di calore umano avrei bisogno, quello avevo in mente, e non della fredda ceramica inacidita in cui riversare la mia tristezza, il mio rancore, i resti della mia cena.
grazie.

spesso mi chiedono come sono, e io non riesco mai a creare qualcosa che sia lontanamente simile a quello che penso di essere, a quello che pensano gli altri io sia , e quello che io penso pensino di me gli altri.
oggi mi hanno regalta questa vecchia foto. vecchia in senso lato, è ormai di almeno quattro, cinque anni fa.
eppure è al momento l'immagine che più mi somiglia, e nella quale più mi riconosco.
è l'occhio di chi guarda che mi rende bella.
è il mio occhio che guarda che crea l'ambiente in cui mi muovo.
io a fuoco in mezzo ai fantasmi della gente che amo (parlo al presente, perchè il tutto vale per la parte e viceversa, e andrebbe bene anche ho amato e amerò)
presenze indefinite nei contorni di cui ho assaggiato brevemente la sostanza, di alcuni ho ancora un retrogusto, di altri mi ritornano i profumi
io luce alle spalle
io calendari sfocati di date alle quali non dò mai la loro precisa importanza
io mani nei capelli, capelli disordinati.
io ferma.
io che sembro appiccicata (alla foto, a qualunque cosa) per sbaglio
io sorriso anche se sembra triste, ma è solo un pò amaro.
io.
è tutto lì. dentro.
nel bianco e nero di questo regalo inaspettato.
Denis : beh il Viagra è Blu
Cristina: Beh, anche i puffi sono blu
Pensieri di Carta: e ci doveva essere pur un motivo se Gargamella li rincorreva come un dannato
poltroncine di velluto rosso.
mi ci son persa in questo freddo assurdo quante volte.
non so.
a guardarle ancora una volta, mi domando cosa sia un anno a passarlo dietro e davanti ad un sipario.
dietro.
(non venire soprattutto tu, che non ti voglio, e poi trovarti lo stesso e pazienza chè poi tutto ha iniziato a rotolare via, ma che dico, a franare proprio).
davanti.
una mano ed un sorriso, il tocco di un ginocchio che scaldava.
dietro.
e sentirsi sciocchi e soli, anche con tutta quella gente.
davanti.
di nuovo tu, ma non dovevamo non incontrarci più?
dietro.
il vuoto di quando il teatro si svuota.
davanti.
spettacoli che ti entrano dentro. parole che ti rimangono appiccicate come piccoli ami.
ok ero solo un pesce piccolo rimasto nella rete impigliato per sbaglio.
impigliata fra gli strapuntini rossi della platea e il tendone rosso del sipario.
dietro.
e che ci faccio, di preciso, qui?
davanti.
e che ci faccio di preciso, qui?
poi davanti e dietro è diventato un tutt'uno, i copioni mescolati le battute poi non ne parliamo, i personaggi e gli attori, le commedie le tragedie ma soprattutto, le farse.
scrivi qualcosa per noi, dai.
non ti fidare dei geometri, non ti fidare dei musicisti, non ti fidare degli attori e degli scrittori. non ti fidare, fai prima.
dietro.
venerdì scorso.
il freddo nelle ossa nonostante i riflettori. l'inverno più mite degli ultimi cent'anni, e su quel palco, un umido e un gelo da far invidia alla tundra. e tu, come un lichene, un muschio da presepe, sulla tua seggiolina.
davanti.
questa sera.
con il boticino di oki in borsa e i nervi della gamba che chiedono pietà.
dietro a tutti, a ridere di gusto.
e pensare che a vederli recitare, quel Mercuzio/Matteo e quella Balia/Patrizia, porca miseria, ti senti veramente misero. perchè li conosci lontani, li riconosci distanti.
un pianeta diverso.
Sarà che Mercuzio lo adoro, e adoro Matteo. E sarà quel veneto in bocca a Patrizia che stasera mi ha messo su malinconia...
questa sera ho capito che non sono un'attrice.
e non posso fare finta di esserlo.
stupide poltroncine rosse.
come tutte le cose importanti, vi odierei, se disgraziatamente non vi amassi.