
c'è questa donnina.

in spiderman III c'è tutto eh.
Certo, le ventiquattro ore, le ultime prima di quella venticinquesima che segnerà l'ingresso del protagonista in carcere (e poi tante altre cose, che elencarle qui, quelle del film, mica si può.)
Puzzle è una parola inglese ormai entrata nell'uso italiano. Essa denota un gioco da tavolo in cui bisogna incastrare tra loro dei pezzi di cartone di piccole dimensioni fino a risalire all'immagine originale. Può essere considerato un rompicapo.
ieri sono andata al cinema.
ma tornando al puzzle.
se qualcuno volesse regalami una storia
così senza motivo.
ecco.
questa.
è anche economica.
"e vorresti prendere una decisione di questo genere così? a sangue freddo? se faccio questo, succede quest'altro, tac tac, e via? non sono sicura che le cose vadano così."
"invece vanno così, vedi. se anche si tratta di una relazione, cioè di una faccenda sentimentale, non significa che non si possano prendere decisioni razionali. anzi, certe volte ci si è addirittura costretti, altrimenti non si arriva a niente. sai qual'è stat oil mio errore? ho lasciato che a decidere fossero il fattore climatico e i muscoli del mio stomaco e un formidabile giro di accordi in un quarantacinque giri dei Pretenders, ma son ostufo e d'ora in poi volgio essere io a decidere."
"Forse"
"cosa significa forse?"
"signfica: forse hai ragione. ma questo non mi aiuta, o si? tu fai sempre così. arrivi a chissà quale conclusione, e tutti gli altri devono adeguarsi. davvero ti aspettavi che ti dicessi di si?"
"non lo so. non ci ho pensato, davvero. la cosa importante era chiedertelo"
"beh, me lo hai chiesto. Grazie."
Nick Hornby, Alta Fedeltà


Il diavolo veste Prada sta all'epopea di Bridget Jones come la nouvelle couisine sta ad una mousse a cioccolato.
ne parlano tutti un gran bene, non tanto della nouvelle couisine, quanto de Il diavolo veste Prada. E mi ero illusa che ci fossero i presupposti tangibili per creare da un libro (che in realtà non ho poi mai letto) che ha stravenduto, un film che facesse piacere vedere e rivedere.
ora, la storia del brutto anatroccolo che diventa cigno con gli anni ho provato a metabolzzarla ma giacchè ho constatato con mano che o sei cigno o sei brutto anatroccolo, rivederla proposta e riproposta e riproposta con l'aggravante che il brutto si fa per dire anatroccolo in questione grassa come solo una taglia quarantadue ipocritamente può sentirsi,è pure una che alla fine è debitamente intelligente e meritevole, beh.
facciamoci del male.
assolutamente divertente, questo ça va sans dire
godibile.
però non so.
sarà l'urlo muto dei miei maglioncini in misto acrilico rantolanti nell'umido dell'armadio
il mio continuare a credere che le due cinture fossero quasi assolutamente identiche o meglio, completamente intercambiabili nella loro stupida diversità.
sarà la mia impietosa taglia quarantaquattro, chissà.
sarà che poi proprio Prada mi è sempre stata un pò di traverso, è sempre stata quel pezzo di plastica rossa sotto le suole e basta, e mi sfugge sempre in cosa certi particola e non altri, facciano tutta questa differenza.
ma difficilmente viene voglia di impietosirti per Andrea, anzi, la guardi scivolare lentamente nell'abisso sapendo che intanto alla fine non riuscirà a sorprenderti, che intanto è così bellina e intelligente e corretta che non potrà che andare tutto per il verso giusto.

Al contrario di Bridget, che tutte le volte che arriva la sequenza in cui va alla festa in maschera dai suoi, mentalmente le urlo contro: ma nooo cretina, nooo.
togliti almeno la coda da coniglietta. almeno quella.
per piacere.
Andrea è la solita che le va per forza bene tutto.
Bridget, sembra che alla fine possa andare bene qualcosa anche a te
Sono creatura da amori improvvisi dovuti a piccole sensazioni che nascono in sordina e poi esplodono come una bolla che si apre e ricade e si riforma e continua così, affascinandomi per la sua stessa natura e per il suo stesso modo di esistere.
Oppure da amori pertinaci che nascono per accumulazione di dati nel cervello, neurone dopo neurone e rimangono come muri piantati qua e là nel pensiero.
Questo per il film di Crialese è entrambi.
Poteva, lo ammetto, essere una boiata pazzesca. E, lo ammetto, per qualcuno potrà anche esserlo.
Eppure.
È’ potente.
È bello, nei visi degli attori non patinati, nella parlata dialettale sottotitolata. Nei contrasti cromatici.
Nel suo essere racconto di tutto e di niente. Nel suo spargere indizi.
Varrebbe la pena vederlo anche solo per due scene
La prima, il distacco della nave dal porto.
Non è scena da descrivere, non si può a parole, sarebbero comunque troppe, o troppe poche. Ma vederla, invece, è cosa che senti sulla pelle. E se un film vuole anche solo per un attimo far vivere un’emozione vera e profonda, e dovrebbe volerlo fare, ebbene, qui ci riesce, in questo lento partire dal molo che prima è solo lieve percezione e poi presa di coscienza del distacco e poi improvvisamente si è comunque già troppo, troppo distanti. E non c’è via di scampo.
La seconda, è la scena finale.
Il riemergere dal bianco di quel fiume di latte di Salvatore, così fuori dal mondo, così mondovecchio fatto di segni e piccoli riti, così ingenuo, e di Lucy mondonuovo, così triste, così consapevole. e sola.

Lucy: Salvatore, io non vi sposo per amore…
Salvatore: Amore? …Ma se neppure ancora ci conosciamo…per queste cose ci vuole tempo…è giusto? … è giusto?
Il riemergere di tutti in quel mare di latte verso cosa chissà, e poi non è neppure importante, come non è importante la storia che verà dopo, l’importante è proprio solo il raccontarla.
On air :Nina Simone, SinnerMan
essenza come nucleo di qualcosa,natura centrale e più importante di ciò che quella cosa è per sua natura.
e per estensione, profumo, ingentilimento di odore.
odore che è fatto di particelle volatili che entrano nel naso e vanno al cervello. mangiamo con il naso, prima ancora che con occhi e bocca.
odore che ti penetra i polmoni e non riesci ad opporticisi, più convincente di quello che appare, perchè ti convince di quello che è.
il libro di Suskind, lo si dice sempre, e lo dirò anche io, o lo si ama o lo si odia.
ed io, l'ho sempre profondamente amato.
a naso proprio, per dire.
e il film. che dire. è difficile che un film sia al pari di un libro, capita raramente. eppure questa volta mi pare che ci si sia riusciti a mantenere lo spirito, l'essenza, appunto, del racconto, operando le debite scelte, rimodellando parzialmente la narrazione piegandola alle necessità cinematrografiche, che non sono ovviamente le medesime di quelle cartacee.
eppure, i colori; la voce fuori campo; le sequenze, un sempre strepitoso Alan Rickman. tutto contribuisce a ricreare le medesime percezioni olfattive del libro.
quello della pietra calda. quello anfibio di bestie d'acqua dolce. quello del muschio bagnato.
e l'ossessione nel voler conservare l'odore.
la disperazione del passare inosservati perchè non si ha un proprio profumo.
l'ossessione di volerlo ricreare.
la ricerca. l'attesa. la distillazione.
note di testa, note di cuore, note di fondo.
Grenouille
che non sa di niente
e non sa di non sapere amare
e quando se ne rende conto alla fine abbandona il campo
chè se non sai amare non sarai mai amato
e allora per eccesso, tanto vale farsi amare così tanto, da farsi divorare.
sparire
fino all'ultima goccia.
che buoni gli odori così poco asettici così personali. scorderò i nomi scorderò i profili e le date e i luoghi ma gli odori quelli no. quelli rimangono. gli odori, che siamo noi e che si accettano o meno, più di ogni alatra cosa.
on air : The Gatering, Nighttime Birds