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Contro la musica nel template

mercoledì, 23 gennaio 2008

tutto quello che a qualcuno è anche passato per il cervello di chiedermi sul mio template e io non ho mai saputo cosa risponder

c'è questa donnina.

vestita di rosso, con un cappello a cupolotta anni '30-'40.

ha un grosso carico di bagagli, e il terrore che glieli rubino strada facendo.

lei la trovate seduta lassù in cima.

vi guarda da mesi seduta leggendo un giornale, fra borse, gabbie, ombrelli e bibite.

Si chiama Madame Tutli Putli.





io la adoro da mesi.

ora, è candidata all'oscar come miglior cortometraggio di animazione.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 18:38 | link |in line commenti (24) pop up commenti (24)
categorie: pensieri di celluloide
martedì, 05 giugno 2007

pensiero che vieni, pensiero che vai

il mio umore di questi giorni è tutto racchiuso fra due film che ne segnano il passo.

è iniziato prima di partire, con Breakfast on Pluto, ed arriva a ieri, con Death proof.

da Neil Jordan a Tarantino. in mezzo, ci sto io.

in uno stato di strana euforia ed ottimismo scanditi per altro da una persistente playlist, questa...



The Windmills Of Your Mind

Amami Per Sempre

Johnny I Hardly Knew Ye

Sittin On The Dock Of The Bay

Beirut

Historia De Un Amor

Bei Mir Bist Du Schon

Sway

Un Ano De Amor

Java Jive

La Mia Parte Intollerante

Chelsea Dagger

Postcards From Italy

Amore Che VIeni, Amore Che Vai

Laisse Tomber Les Filles







sono una creatura decisamentre troppo impressionabile, lo ammetto. dopo Breakfast on Pluto mi è venuta voglia di ballare e far spuntare fiori da tazze di thè. e forse, pure di fumare. dopo a prova di morte mi è venuta voglia di fare lap dance e rincorrere automibilisti in giro per strada. e forse, pure di fumare.

in compenso, ho ripreso a portare le minigonne.

quindi a parte il fatto che difficilmente fumerò mai se non per autocombustione, tenetemi lontano dalle macchine e per cortesia, qualcuno mi porti a ballare.....

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:10 | link |in line commenti (26) pop up commenti (26)
categorie: pensieri di celluloide
venerdì, 04 maggio 2007

in spiderman III c'è tutto eh.



grandi poteri grandi responsabilità, fisici notevoli, amore e gelosia, amicizia e gelosia, sete di vendetta e aspirazioni di riscatto, cuori in frantumi, bene contro male, lato oscuro e potere ingestibile, superamento dei limiti e proattività, si può sempre fare una scelta e si può sempre fare quella giusta, pugni e baci, delusioni, roba nera e suoni di campane. giornalisti e falsa informazsione, bambine che sanno fare affari d'oro  e direttori di giornale che meritano il prezzo del biglietto, inseguimenti e voli, nemici fantasiosi e funerali, ovviamente sooto la pioggia. e una grande, grande, grande bandiera americana. e poi inizia con il fare la cosa più difficile, perdonare te stesso, e poi io non sono un uomo cattivo, è cattiva la mia sorte. e sacrificio, ovviamente...



e ci sono cose che mi si sono resettate dal cervello in automatico, forse per personale forma di difesa.



ringraziando il cielo Asti non ha un supereroe. perchè è assodato che un supereroe, per quanto folkloristico e attraente possa essere, è un palese catalizzatore di sfighe.



a tutte è comunque piaciuto di più con la tutina nera eh.



alla maggior parte è piaciuto di più il migliore amico.

io continuo a preferire lui, anche se ha la faccia da scemo.

forse proprio per quello.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:45 | link |in line commenti (17) pop up commenti (17)
categorie: piccolo mondo blog, pensieri di celluloide
domenica, 11 marzo 2007

Diario di uno scandalo

la giornaliera cronaca di una vita, scritta a mano, su carta biancogiallastra in copertina di pelle nera.

la registrazione di pensieri e sensazioni.

un diario è un disegno, il ritratto in proporzioni distorte di un realtà generalmente mai univoca.

Asti, di domenica pomeriggio, che strana sensazione, le strade deserte, pochi, pochissimi passanti.

io, che sto andando al cinema.

una signora di dimensioni ragguardevoli che trascina letteralmente un cagnolino a salciccia.

si sente il rumore delle unghie del cane sul porfido e dei miei tacchi, una macchina, manco a pagare.

davanti al cinema non c'è nessuno.

solo dopo un pò arriva un buffo signore con una radiolina.

era dagli anni ottanta che non vedevo qualcuno andare in giro con una radiolina per sentire le partite.

si fa tutto il giro dell'isolato. un paio di passi. alza la radio. la sposta. si sposta di altri dieci passi. e così da quando compare dall'angolo a sinistra finchè non scompare dall'angolo a destra.

Scandalo. il dizionario riporta: azione, comportamento, discorso che porta ad un turbamento della coscienza o sconvolgimento della sensibilità a seguito di un’azione contraria alla morale comune, al decoro, al senso di giustizia.

il cinema del primo spettacolo, della domenica, da soli è un concentrato di solitudini.

il cinema è vuoto o quasi.

qualche coppia di persone diciamo mature.

e una singola signora attempata, che all'uscita affianco per un attimo e mi freno nell'impulso di dirle bel film, eh?...

e il film è bellino davvero.

qualcosa non mi torna. qualcos'altro un pò mi infastidisce. ho come la netta impressione che potrebbe dire molto di più, ma percepisco che comunque quello che dice ha un suo perchè, e può essere abbastanza.

al di là della storia, che a tratti non soddisfa pienamente, offre numerosi spunti di riflessione.

sull'amore, l'amicizia, la morbosità, il lavoro, gli ideali, gli adolescenti, il matrimonio, la solitudine, la passione.

i segreti soprattutto.

tenere un segreto non è facile.

farlo tenere a qualcun altro è un rischio.

a volte un segreto è un peso.

a volte ti viene da ridere e vorresti dire prendendo a schiaffi qualcuno te lo avevo detto.

altre vorresti bere un caffè con qualcun altro e dire eppure me lo avevi detto.

ci sarà pur un motivo, se sono al cinema da sola, eh.

bellina la scena in cui la professoressa seduce e si lascia sedurre dal giovane allievo. (giovane e già uomo fin  nel midollo, se saprà rispondere " io non so che problemi tu abbia... ma so che nn posso aiutarti".)

ha un che di minimalista che sa di plausibilissimo.

bella la scena di Barbara nella vasca da bagno, che parla di solitudine. di forte impatto.

ma bellissime le vene e i tendini dal collo di Sheba, alla fine. tutta quella rabbia che trabocca non solo nelle parole, ma dai pori dell'attrice.



notevole.

all'uscita dal cinema asti è un pò più vivace. e tutto sommato, pure io.
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categorie: pensieri di celluloide
mercoledì, 28 febbraio 2007

Saturno contro

ok. dunque sono ancora capace.

non sono anestetizzata come credo.

questo è bene.

esco dal cinema che stringo letteralmente i denti dietro la sciarpa di lana, che poi non fa neanche tanto freddo.

Quando sono uscita questa sera pensavo a Saturno.

un pianeta così carinello, un pianeta che si può vedere a occhio nudo, un pianeta con gli anelli, un pianeta che se posato in un universo di acqua galleggerebbe.

Saturno eviratore e detronizzatore, che mangia i figli per non fare avverare quelle meravigliose profezie che nell'antichità pare avessero come unico scopo iniziare a costruire gli eventi che proprio con gli immani sforzi volti ad impedirne l'avverarsi, avrebbero conseguentemente portato al loro compimento.

in astrologia invece saturno è un pianeta complesso.

io per dire pare che abbia saturno in cancro, in VIII casa, e trigono con giove.

mi chiedevo il perchè del titolo, certo, saturno contro.

che cavolo potrà avere come conseguenza, avere saturno contro?

saturno opera astrologicamente in determinate direzioni positive, che portate all'eccesso, si trasformano in negatività.

ad esempio, operare in maniera strutturata può sfociare in rigidità ed inflessibilità o persino in ossessività.Avere grandi aspettative può significare perdere di vista standard realistici; il perfezionismo porta ad insistere sulla qualità eccelsa ad ogni costo, il realismo può facilmente portare al pessimismo o al cinismo. La stabilità può sfociare nell'incapacità di accettare i cambiamenti e la cautela può diventare paura.



qualcuno me ne ha parlato bene.

per lo più le notazioni critiche dei più si son fermate ad una sorpresa nei confronti della recitazione di Ambra Angiolini e di Luca Argentero, che lo ammetto, in effetti, secondo me, non sono stati affatto male.

molti ne parlano male.

lento, presuntuoso, noioso, insoddisfacente. e chi più ne ha più ne metta.

pare che ai film si stia chiedendo qualcosa che a me non è dato capire.

io ad un film chiedo emozione.

che poi è quello che chiedo anche alle persone, per dire.

forse ultimamente la stasi che sto passando si ripercuote col mio inconscio tentativo di ritrovare fisicità, emozioni profonde, sensazioni qualunque in un qualunque altrove alternativo. nei libri. nel teatro. nella musica. e nei film.

ho riso.

ho trattenuto le lacrime.

qualcuna no, a dire il vero.

so che mi è entrato dentro e mi ha attraversato, senza fare troppi danni, ma lasciando il segno.

lo so che di cinema non mi intendo. so anche che ne guardo poco.

so che non giudico con l'occhio del critico, giudico con l'occhio interiore che seleziona i particoalri a cui appigliarsi e le situazioni in cui si riconosce.

manco giudico, ecco.

ingoio le immagini e lascio che mi girino dentro.

e se girando han trovato l'interruttore giusto, bene. meglio per me.

che io son di bocca buona forse, ammettiamola, di scarse pretese e mediocre spirito critico. ma a me se un film ha buone musiche, una bella regia, attori che recitano nella giusta misura (sta cosa che come spettatrice mi identifico nei personaggi e come attrice negli attori, alle volte è complicata nel tessere un'opinione), una storia mediamente toccante... beh per me è un buon film.

perchè non capisco quale sia il problema se mi piace una cosa che è linearmente semplice. e basta con gli snobismi falso gozzaniane da buone cose di pessimo gusto.

e basta anche con la questione che le singole componenti sono buone ma nel complesso manca qualcosa. questa storia mi è venuta a nausea.



sarà che la introietto troppo.

sarà che spesso fan così con me.

ma cosa si può volere di più da un film.

e cosa si può volere di più da me.



Fortuna che febbraio oggi finisce.

Marzo.

ecco, marzo magari, una ventata di novità a scompigliare i pensieri,eh?

a buttare all'aria la carta.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:35 | link |in line commenti (18) pop up commenti (18)
categorie: pensieri di celluloide, posologia della vita quotidiana
giovedì, 30 novembre 2006

di strumenti per misurare il tempo, e di tempi che non si lasciano misurare



Certo, le ventiquattro ore, le ultime prima di quella venticinquesima che segnerà l'ingresso del protagonista in carcere (e poi tante altre cose, che elencarle qui, quelle del film, mica si può.)



ma anche le ventiquattro ore prima di prendere una decisione che cambia la vita.



oppure tutta la vita, prima di morire.



niente di che. mi domandavo solo che ora fosse.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 17:42 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
categorie: pensieri di celluloide
mercoledì, 29 novembre 2006

Dell'amore ed altre cose all'epoca dei croissant

A me Maria Antonietta ha sempre fatto un pò pena.

Maria Antonietta che sta in fondo alla fila incrociando le dita per non andare in sposa a quel Ferdinando I di Borbone, già IV di Napoli e III di Sicilia, che doveva sposare sua sorella Maria Giovanna, morta di vaiolo, e poi sua sorella Maria Giuseppa, morta di vaiolo (in effetti in quel di Napoli il buon Ferdinando, unendo l'utile al dilettevole, si tocchicchiava non poco la sacca scrotale) e che quando giunse il turno della sorella Maria Carolina (la quale non solo sopravvisse, ma si adattò perfettamente ai vizi e stravizi della corte napoletana) dovette tirare un gran bel sospiro di sollievo, non sapendo di dover perdere la testa in ben altri luoghi.

Del film della Coppola si è detto molto. lo si può abbondantemente leggere in giro per internet.

io ho trovato un film con una trama credibile (tratta per altro da un libro della Fraser) con una splendida fotografia, dei bellissimi costumi (me le sono sognate solo io le scarpe da ginnastica in una delle scene?), una godibilissima colonna sonora, bravi attori (a parte qualche eccezione trascurabile). Cosa si vuole ancora da un film (che ci faccia il caffè alla mattina appena svegli?)

mi han detto, è un film lento; forse lo è. ma è un bel film.

(che comunque, la lentezza di per sè non è un male; per dire "Fast and Furious" è un film non lento, ma signore mio, scampamene e liberamene... ).

non abbastanza originale?

forse. chi lo sa. io l'ho trovato affascinante.

per questa visione fumettosa di Maria Antonietta, questa dimensione più umana. meno forzatamente antipatica di quella che la storia ufficiale vuol costantemente far passare.

spunti di riflessione ce ne sono disseminati ovunque.

basta saperli far rimbombare nel cervello per pochi istanti.

bella la luce naturale; il montaggio a scatti, di quelli dove le azioni non necessariamente sono fluide (son sicura che avrà pure un nome, figuriamoci se di 'sti tempi non si dà un nome anche al tipo di montaggio); belle le introspezioni psicologiche a tratti accennate forse, ma nel contempo incisive.

bella la resa di quella noia dei riti di corte e dei pettegolezzi. il clima di corte.

bello il passeggiare affiancati di una visione prettamente da libro di storia con quella che pare uscita direttamente dalle pagine di Versailles No Bara

Prima la Du Barry.

poi il mio agitarmi sulla sedia alla scena del ballo, pensando: è lui è lui è lui.

ed è LUI.

Hans Axel von Fersen.

(ho quasi un accenno di godimento)

ok, ora non manca che l'arrivo Lady Oscar, sussurro dolcemente all'orecchio del mio povero compagnuccio di sventure...

Hans Axel von Fersen; la ragion d'onore contro la ragion d'amore.

ma chi se ne frega se non è vero, chi se ne frega se è banale e scontato e chi se ne frega di tutto.

sui divani del Petit Trianon, Maria Antonietta (forse) si diverte parecchio. (abbiamo tutte un Hans Axel von Fersen nell'armadio, e se non lo abbiamo vorremmo averlo).

bella la scansione temporale data con l'appendere il grosso quadro di famiglia, con il toglierlo, e con il sostituirlo con uno identico, ma senza il figlio morto nel frattempo.



bella nonostante tutto, l'assenza di quella Storia con la S maiuscola, che molti hanno trovato una pecca. una soluzione raffazzonata della regista che non l'ha inserita perchè consapevole di essere incapace di gestirla.



è una chiave di lettura critica plausibile, ma d'altro canto, Versailles era lontana, lontana da Parigi, lontana dai problemi, come lontani erano i sovrani da quel popolo che li temeva e li odiava. La Storia tutto sommato, è veramente rimasta fuori da Versailles o quanto meno, gran parte ne è veramente rimasta ai margini. Ed è sopraggiunta relativamente all'improvviso, sottovalutata, e a nulla è valso alla misera Maria Antonietta inchinarsi di fronte a quel popolo sovrano (?) che da lì a poco la vedrà nuovamente inchinarsi sui ceppi della ghigliottina.

(Nel mentre, Maria Carolina a Napoli vive una rivoluzione tutta sua, anche se con esiti del tutto differenti. a Napoli, altre teste cadranno. e io mi chiedo se all'inizio della storia, Maria Antonietta tirerebbe ancora quel sospiro di sollievo).

Quella Storia che rimane parzialmente fuori, perchè così imgombrante, fatta di accordi ed equilibri politici, di Polonia alleata della Francia e assediata dall'Austria, di quella Francia finanziatrice dell'America pur di dar contro all'Inghilterra, quell'Inghilterra che aiuterà quella Maria Carolina a fuggire da Napoli, quella Maria Carolina che promuoverà un intervento militare contro la Repubblica Romana, e che verrà sconfitta da quell'esercito francese...

Una storia a tratti che bussa nel film, un eco lontano tre le porte segrete, le battute di caccia, i ricevimenti.

o che si presenta con forconi e fiaccole a urlare sotto i balconi che vuole da mangiare.

una Storia che pone delle domande ed alle quali talora Maria Antonietta sa solo rispondere in maniera inadeguata, ad esempio con altre domanti, tipo quale manica stia meglio al vestito che si sta facendo confezionare, con ruche o senza?

son cose.

è facile per gli spettatori che conoscono la storia, trovarne l'assenza. Io ho trovato che ben rendesse quella sorta di inconsapevolezza che uno si aspetta dovesse regnare sovrana nei sovrani regnanti.

il declino, verso la fine. il declino della storia, non solo della Storia, eh.

un appiattirsi romantico. un perdere pressapoco quota.

un addio, certo. e perchè dilungarsi sul resto, sarebbe stato inutile, tutto sommato. Maria Antonietta era finita lì.

il resto, è Storia.



pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 02:10 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie: pensieri di celluloide
lunedì, 20 novembre 2006

Puzzle

Puzzle è una parola inglese ormai entrata nell'uso italiano. Essa denota un gioco da tavolo in cui bisogna incastrare tra loro dei pezzi di cartone di piccole dimensioni fino a risalire all'immagine originale. Può essere considerato un rompicapo.


Inventati attorno al 1760 da John Spilsbury, un cartografo e incisore di Londra, i puzzle originariamente erano realizzati dipingendo il soggetto su una tavola di legno e ritagliandolo successivamente in piccoli pezzi per mezzo di un seghetto. I moderni puzzle vengono realizzati incollando una foto su un supporto di cartone che viene successivamente tagliato per mezzo di una fustella di forma assai complessa. Molto importante la precisione dimensionale con cui vengono realizzati i pezzi, perché talvolta essa è l'unico ausilio per distinguere fra loro due pezzi simili e porli nella corretta collocazione.



Le donne delle pulizie dovrebbero averle solo quelli che possono permettersele. e non intendo monetarianete parlando. qui si tratta di approccio psicologico. non è possibile che il giorno prima che 'sta ragazza arrivi, noi si faccia pulizia. perchè poi? eh, perchè mica può trovare tutto in disordine neh.



giusto. il ragionamento fila.



sabato ho comprato un puzzle. 500 pezzi, una cosa minimale, per passare il sabato sera, che ho imparato che a fare giochi di società da soli si fa poca strada.



nel frattempo.

(di che cosa? non lo so, ma nel mentre, accadeva anche questo)



ammesso e non concesso che lavorare in un call center o per qualunque altro tipo di attività economica o pseudotale che ha che fare con il contattare telefonicamente inermi casalinghi possa essere poco attraente scarsamente remunerativo oltremodo poco stimolante nonchè l'anticamera della depressione prossima ventura,ecco, beh... posso ammettere ma non per questo giustificare una quotidiana rottura (anzi frantumazione, no, macinazione, no meglio, nebulizzazzione) di marroni da parte di tutti  gli operatori di vari gestori di telefonia (a volte compresa la mia) fissa mobile e semiparalitica del mondo intero.



operatrice : lbablablaalalblalblblllablalallblblalblalblablalblab

PDC no guardi io ho un operatore e momentanemanete non mi interessa cambiare

operatrice: SI ma blalbalabalablaabalabaalabaalabalablaabalabaa

PDC: no guardi forse nn mi sono spiegata bene, però cosa non le risulta come  lingua italiana nella frase NON MI INTERESSA?     quindi sul serio, lasci perdere, che così non le faccio perdere tempo

operatrice: ah ma signorina non si preoccupi, è il mio lavoro, ormai la chiamata l'ho fatta, tanto vale che le spieghi, non mi fa assolutamnte perdere tempo.

PDC : ecco, allora mettiamola così: è le i che lo fa assolutamente perdere a me. buon lavoro




click.



il giorno dopo, spurgavo e facevo ammenda stringendo amicizia con gentile operatrice della Buitoni, alla quale suggerivo caldamente i biscotti da infornare della marca da lei sponsorizzati. mi domando se i figli della signora sian rimasti contenti.


il puzzle è una metafora di vita interessante.



hai un'immagine scomposta e devi ricostruirla.

puoi approcciarti con un metodo, oppure andare a caso. scegliere un puzzle grande da più di 3000 pezzi oppure appunto, rimanre a bassa quota e fare e disfare uno da 500 finchè non lo conosci a memoria.




sempre nel mentre, lavoravo. lavoro, lavorerò.

mi pagano per una cosa che mi diverte e per una grama volta ho un peso professionale, oltre che fisico, per dire.



ma dicevo dei puzzle. io sono per il metodo

prima i pezzi di contorno

poi dividere per cromatismi o eventualmente per riconoscibilità.

si fanno tanti scomparti per ogni blocco.





altro dramma è che per lo più la gente si preoccupa per i morti, noi le grane le abbiamo con i vivi. son cose.



ma tornando al puzzle. il momento più bello è guardare il pezzo; guardare l'immagine. e cercare di definire a quale parte precisa di immagine sia riconducibile quella porzione.

è rilassante.

nella vita non è sempre così facile trovare il posto giusto ai pezzi sparpagliati.





ieri sono andata al cinema.



non dovevo neppure andarci, poi caso ha voluto che andassi a vedere "quale amore". Una Incontrada disegnata benissimo dalla macchina da presa.



un Pasotti così bello. con tutti quegli spigoli e quelle dissonanze. e le asimmettrie.



Quale amore.



riconoscere gesti e paure



e sentire montare da dentro quel familiare senso di nausea



il fiato corto



l'accellerazione cardiaca



un malessere senza nome



Quale amore.



già. non saprei. spero non quello.






- Qual è mai l'amore... l'amore... che santifica il matrimonio? - egli disse esitando.

Vedendo lo stato di agitazione dell'interlocutore, la signora cercò di rispondere con la maggiore dolcezza e precisione possibile.

- Il vero amore... Se questo amore c'è tra l'uomo e la donna, è possibile anche il matrimonio, - disse la signora.

- Sissignora; ma che cosa dobbiamo intendere come amore vero?

disse il signore dagli occhi scintillanti, sorridendo goffamente e con timidezza.

- Ognuno sa che cos'è l'amore, - disse la signora, desiderando evidentemente porre fine alla conversazione con lui.

- E io non lo so, - disse quel signore. - Bisogna definire ciò che intendete dire.

- Come? è molto semplice, - disse la signora, ma si fece pensosa.

- L'amore è l'esclusiva preferenza di uno o di una persona rispetto a tutti gli altri, - essa disse.

- Preferenza per quanto tempo? Per un mese, per due o per mezz'ora? - proferì il signore canuto, e si mise a ridere.





Lev Tolstoj LA SONATA A KREUTZER



il dibattito post film è stato:

ma ci si può fidare di uno che ti porta in mezzo ad un lago di notte e ti dice: se vuoi staremo insieme per sempre non ti abbandonerò mai.?

chissà che avrebbe detto sapendo che era morta già all'inizio del film?

ma lo facciamo sempre. sappiamo che alla fine del film saremo morti eppure basta che arrivi uno che ti promette "per sempre" e diciamo di si.

personalmente io ho la perversione di cedere più facilemnnte alle persone che mi dicono sai vero che non sarà per sempre? che dire, l'onestà mi fa sciogliere i neuroni, evidentemente.

dalla visione del film in avanti però diffiderò dei bancari pieni di soldi svizzeri che si innamoreranno perdutamente di me.


Non sono una sentimentale a dire il vero, però il puzzle che ho comprato è insolitamente romantico.



nove cuori.

uno per ogni amore importante. un paio per quelli campati per aria.ne rimangono anche un paio di scorta, per fortuna.





mi chiedono come stai, che fine hai fatto. non lo so, a dire il vero. io stavo piuttosto bene finchè il dottore non mi ha fatto notare che sono un pò depressa. il farci caso, mi ha in effetti depresso un poco.



ma tornando al puzzle.

l'ho finito.

avevo nove cuori a pezzi (500) e li ho rimessi insieme.

in una notte.





adesso rimango io.



mi smonto e mi rimonto.

porca vacca, che certi lavori se non te li fai da solo...
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martedì, 07 novembre 2006

causa insonnia





se qualcuno volesse regalami una storia



così senza motivo.



ecco.



questa.




 









è anche economica.

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categorie: pensieri di celluloide
mercoledì, 01 novembre 2006

Del perché e del percome, alla fine, mi rendo conto che leggo troppi libri e guardo troppi dvd. se non addirittura, entrambi.

"e vorresti prendere una decisione di questo genere così? a sangue freddo? se faccio questo, succede quest'altro, tac tac, e via? non sono sicura che le cose vadano così."



"invece vanno così, vedi. se anche si tratta di una relazione, cioè di una faccenda sentimentale, non significa che non si possano prendere decisioni razionali. anzi, certe volte ci si è addirittura costretti, altrimenti non si arriva a niente. sai qual'è stat oil mio errore? ho lasciato che a decidere fossero il fattore climatico e i muscoli del mio stomaco e un formidabile giro di accordi in un quarantacinque giri dei Pretenders, ma son ostufo e d'ora in poi volgio essere io a decidere."



"Forse"



"cosa significa forse?"



"signfica: forse hai ragione. ma questo non mi aiuta, o si? tu fai sempre così. arrivi a chissà quale conclusione, e tutti gli altri devono adeguarsi. davvero ti aspettavi che ti dicessi di si?"



"non lo so. non ci ho pensato, davvero. la cosa importante era chiedertelo"



"beh, me lo hai chiesto. Grazie."



Nick Hornby, Alta Fedeltà




High FidelityAlta fedeltà

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sabato, 28 ottobre 2006

Il diavolo veste Prada sta all'epopea di Bridget Jones come la nouvelle couisine sta ad una mousse a cioccolato.

ne parlano tutti un gran bene, non tanto della nouvelle couisine, quanto de Il diavolo veste Prada. E mi ero illusa che ci fossero i presupposti tangibili per creare da un libro (che in realtà non ho poi mai letto) che ha stravenduto, un film che facesse piacere vedere e rivedere.

ora, la storia del brutto anatroccolo che diventa cigno con gli anni ho provato a metabolzzarla ma giacchè ho constatato con mano che o sei cigno o sei brutto anatroccolo, rivederla proposta e riproposta e riproposta con l'aggravante che il brutto si fa per dire anatroccolo in questione grassa come solo una taglia quarantadue ipocritamente può sentirsi,è pure una che alla fine è debitamente intelligente e meritevole, beh.

facciamoci del male.

assolutamente divertente, questo ça va sans dire

godibile.

però non so.

sarà l'urlo muto dei miei maglioncini in misto acrilico rantolanti nell'umido dell'armadio

il mio continuare a credere che le due cinture fossero quasi assolutamente identiche o meglio, completamente intercambiabili nella loro stupida diversità.

sarà la mia impietosa taglia quarantaquattro, chissà.

sarà che poi proprio Prada mi è sempre stata un pò di traverso, è sempre stata quel pezzo di plastica rossa sotto le suole e basta, e mi sfugge sempre in cosa certi particola e non altri, facciano tutta questa differenza.

ma difficilmente viene voglia di impietosirti per Andrea, anzi, la guardi scivolare lentamente nell'abisso sapendo che intanto alla fine non riuscirà a sorprenderti, che intanto è così bellina e intelligente e corretta che non potrà che andare tutto per il verso giusto.



Al contrario di Bridget, che tutte le volte che arriva la sequenza in cui va alla festa in maschera dai suoi, mentalmente le urlo contro: ma nooo cretina, nooo.

togliti almeno la coda da coniglietta. almeno quella.

per piacere.


 


 


 


Andrea è la solita che le va per forza bene tutto.

Bridget, sembra che alla fine possa andare bene qualcosa anche a te

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categorie: pensieri di celluloide
venerdì, 27 ottobre 2006

nuovomondo

Sono creatura da amori improvvisi dovuti a piccole sensazioni che nascono in sordina e poi esplodono come una bolla che si apre e ricade e si riforma e continua così, affascinandomi per la sua stessa natura e per il suo stesso modo di esistere.


Oppure da amori pertinaci che nascono per accumulazione di dati nel cervello, neurone dopo neurone e rimangono come muri piantati qua e là nel pensiero.

Questo per il film di Crialese è entrambi.

Poteva, lo ammetto, essere una boiata pazzesca. E, lo ammetto, per qualcuno potrà anche esserlo.

Eppure.

È’ potente.

È bello, nei visi degli attori non patinati, nella parlata dialettale sottotitolata. Nei contrasti cromatici.

Nel suo essere racconto di tutto e di niente. Nel suo spargere indizi.


mondonuovoVarrebbe la pena vederlo anche solo per due scene



La prima, il distacco della nave dal porto.



Non è scena da descrivere, non si può a parole, sarebbero comunque troppe, o troppe poche. Ma vederla, invece, è cosa che senti sulla pelle. E se un film vuole anche solo per un attimo far vivere un’emozione vera e profonda, e dovrebbe volerlo fare, ebbene, qui ci riesce, in questo lento partire dal molo che prima è solo lieve percezione e poi presa di coscienza del distacco e poi improvvisamente si è comunque già troppo, troppo distanti. E non c’è via di scampo.



La seconda, è la scena finale.



Il riemergere dal bianco di quel fiume di latte di Salvatore, così fuori dal mondo, così mondovecchio fatto di segni e piccoli riti, così ingenuo, e di Lucy mondonuovo, così triste, così consapevole. e sola.




Nuonomondo Locandina







Lucy: Salvatore, io non vi sposo per amore…




Salvatore: Amore? …Ma se neppure ancora ci conosciamo…per queste cose ci vuole tempo…è giusto? … è giusto?




 




 


Il riemergere di tutti in quel mare di latte verso cosa chissà, e poi non è neppure importante, come non è importante la storia che verà dopo, l’importante è proprio solo il raccontarla.





On air :Nina Simone, SinnerMan

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mercoledì, 25 ottobre 2006

ProFumo

essenza come nucleo di qualcosa,natura centrale e più importante di ciò che quella cosa è per sua natura.

e per estensione, profumo, ingentilimento di odore.

odore che è fatto di particelle volatili che entrano nel naso e vanno al cervello. mangiamo con il naso, prima ancora che con occhi e bocca.

odore che ti penetra i polmoni e non riesci ad opporticisi, più convincente di quello che appare, perchè ti convince di quello che è.

il libro di Suskind, lo si dice sempre, e lo dirò anche io, o lo si ama o lo si odia.

ed io, l'ho sempre profondamente amato.

a naso proprio, per dire.

e il film. che dire. è  difficile che un film sia al pari di un libro, capita raramente. eppure questa volta mi pare che ci si sia riusciti a mantenere lo spirito, l'essenza, appunto, del racconto, operando le debite scelte, rimodellando parzialmente la narrazione piegandola alle necessità cinematrografiche, che non sono ovviamente le medesime di quelle cartacee.

eppure, i colori; la voce fuori campo; le sequenze, un sempre strepitoso  Alan Rickman. tutto contribuisce a ricreare le medesime percezioni olfattive del libro.

quello della pietra calda. quello anfibio di bestie d'acqua dolce. quello del muschio bagnato.

e l'ossessione nel voler conservare l'odore.

la disperazione del passare inosservati perchè non si ha un proprio profumo.

l'ossessione di volerlo ricreare.

la ricerca. l'attesa. la distillazione.

note di testa, note di cuore, note di fondo.

Grenouille

che non sa di niente

e non sa di non sapere amare

e quando se ne rende conto alla fine abbandona il campo

chè se non sai amare non sarai mai amato

e allora per eccesso, tanto vale farsi amare così tanto, da farsi divorare.

sparire

fino all'ultima goccia.


che buoni gli odori così poco asettici così personali. scorderò i nomi scorderò i profili e le date e i luoghi ma gli odori quelli no. quelli rimangono. gli odori, che siamo noi e che si accettano o meno, più di ogni alatra cosa.


on air : The Gatering, Nighttime Birds

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mercoledì, 18 ottobre 2006

Scoop e combinazioni.

scevra di sudditanza psicologica nei confronti di woody allen, nonchè completamente priva di preparazione in merito alla sua filmografia, posso asserire con una certa tranquillità che il film di ieri sera è stato di piacevole visione.



anche se il mio giudizio potrebbe essere in parte inficiato dalla presenza nel cast dell'adorabile Scarlett Johansson (sarà che la ricollego alla ragazza con l'orecchino di perla e che collego quel film ad una serata e la serata ad un sogno, manco mio per altro ma tant'è, e di collegamento in collegamento io a sta qua mi ci sono lentamente affezionata.incredibile a dirsi, ma ho una mia personale sensibilità) e di quell'inaggetivabile uomo che è Hugh Jackman. (ok, ho una mia personale sensibilità, ma di tanto in tanto, come dice mario, l'occhio vuole la sua parte).







Combinazioni



caso fortuito (per lo più fortunato)



vicenda, caso.




guardarsi indietro, e sostenere lo sguardo



ricordarsi



e in un sorso di sidro, digerire finalmente tutto



Combinazioni



il combinare; il combinarsi, detto di parti o elementi che si corrispondono, si armonizzano tra loro;in chimica, unione di elementi o di composti tra loro, in seguito alla quale si ottiene un composto nuovo con nuove proprietà.



E avrei potuto,voluto (dovuto) esserlo.



ma questa è o sarà un'altra storia.



Combinazioni



l'insieme dei complessi accorgimenti da mettere in opera per l'apertura di una cassaforte.



ma un metodo c'è sempre. mal che vada, si ricorre alla dinamite.



e per finire la serata in bellezza, tornare a casa e veder correre qualcosa nell'ombra.



Aracnofobia, se non ti ho superato (chè la giornata ha esorcizzato già abbastanza fantasmi) quantomeno ti ho in parte buttato giù dalla finestra insieme al cadavere  accartocciato.



Filofobia.



Nemesi.



e la lettera M.



Combinazioni
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sabato, 13 novembre 2004

se mi lasci ti cancello (S.M.L.T.C.)

la profonda tristezza di qualcosa che non torna.



in realtà non capirò mai se il film è bello o brutto, e forse neppure se mi piace o no.



di tutto so che salverei la parte in cui avviene il cancellamento dei dati mnemonici.

ecco, tutta quella parte assurda in cui capitano cose assurde ma vengono dette cose abbastanza vere, quella mi è piaciuta.



mi manca il senso di illuminazione del banale.

mi spiego meglio: le verità enunciate sono, come tutte le verità profonde, assai banali, ma hanno bisogno di essere presentate sotto una luce nuova, devono giungere almeno come una riscoperta; e questo qui non accade.



ma forse non era quello l'intento.



forse regista e sceneggiatore volevano propio che io, seduta sulla mia classica poltroncina di velluto rosso, a luci spente, mi scontrassi con la squallida banalità di alcune cose della vita, senza la consolazione catartica della scoperta, dell'illuminazione di una zona buia: semplicemente la presa di coscienza del fatto in sé.

che tristezza però.



la tristezza e la disperazione del pensiero nel momento in cui il protagonista si rende conto che insieme ai momenti brutti verranno eliminati anche i belli, è di forte impatto emotivo, anche se per ora rimane ancora in vetta la profondità e la vastità di una scena del secondo episodio della saga del signore degli anelli; dite quel che volete, ma quando il generale delle truppe elfiche muore durante l'assalto della fossa, mentre lotta a fianco degli umani, e lentamente mentre cade a terra la sequenza rallenta, beh, rimane per me ancora un piccolo gioello.















riguardo al tipo di montaggio di S.M.L.T.C. , che dire: in genere lo approvo, qui lo trovo un pò troppo scontato; mi piace che mi si prenda un pò in giro: prendi ad esempio il Sesto senso; e anche che mi si confonda, come in Memento o 21 grammi, ma non mi piace capire dopo poche scene dove andrà a parare il film.



ma la cosa più triste è stata la sequela di pensieri che sono scaturiti in massa dopo, tornata a casa.



Cancellerei qualcosa della mia vita?



no.

non sarei così folle.



a parte il fatto che premessa alla "cancellazione" nel film è la creazione di una mappa di ricordi scaturiti da oggetti presenti in casa: quindi io per cancellare Lui dovrei portare tutti gli oggetti che me lo ricordano e lasciare che vengano poi distrutti.



io? che porto ancora i maglioni che mi ha regalato il mio primo ex?



e allora mi son guardata in giro, e mi sono accorta che tutte le cose che mi circondano sono legate a qualcuno, a volte più persone...



mi troverei in pratica a buttare via tutto ciò che casa mia contiene, con sommo piacere di mia madre, ma... che roba un pò triste....



personalmente preferisco ricordare.



perché fa male, ma aiuta a non sbagliare più.



spero.



non voglio dimenticare.



quasi quasi vado a rileggermi la Storia Infinita.... (un ottimo libro da cui han tratto un pessimo film)



vado a ricordare.
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