
Delitti amorosi.
E’ penombra. Di quella penombra di una città in autunno, quando ancora non fa freddo, ma si sa che lo farà, che non è ancora buio, ma si indovina che fa poco lo sarà.
Un bar, un dehor; al tavolino una donna vestita di rosso; con l’aria di chi è un complemento di arredo del locale.
Ha una gamba accavallata, con il braccio destro poggiato sul tavolino si regge svogliatamente il mento, dalla mano sinistra pencola una sigaretta spenta.
Ad un tratto, con leggerezza, si alza, con decisione va da un uomo a due, tre tavolini di distanza, che uno si chiede perché proprio lui, in mezzo a tutti.
Lo squadra per un secondo e gli domanda:
Hai da accendere?
Lui goffamente tira fuori dalla tasca interna della giacca un pacchetto di cerini. Con mano insicura ne accende una. La donna si china verso di lui che le avvicina le mani a coppa.
La fiammella si spegna sul volto di lei.
Un colpo di vento.
La donna, delusa, chiede:
Scusa, ne hai un altro?
Ora la donna ride sommessa, si invita a sedere; lui non dice di no.
L’uomo e la donna iniziano a parlare. Di tanto in tanto, levano gli sguardi alle tante finestre dei palazzoni di fronte, paiono occhi spenti che dormono; pare che attendano, i palazzi, l’uomo e la donna; che tutto sia in attesa. Sai sono contenta di averla perduta, perché ti ho incontrato…
Me l’aveva regalata un marinaio. Viaggiava sui vapori, puliva le macchine. È da tanto che non le vedo però. Non so che fine abbia fatto.
Ma che importa, lui era sempre sporco… tu sei decisamente più bello…
Se sali con me, te ne mostro il ritratto;
la donna alza lo sguardo ad uno dei palazzoni di fronte. Un cenno col viso:
La finestra là in alto è la nostra.
Lei spegne la sigaretta lentamente, getta il mozzicone ai piedi di lui.
Silenzio.
Guardano entrambi al cielo. Alle stelle, alle finestre, che si confondono per un attimo.
Ora sull’asfalto, vicini, ci son due mozziconi.
L’uomo e la donna attraversano veloci l’asfalto, a braccetto, giocando a scaldarsi.
L’ultima cosa che si indovina di loro, sull’eco delle loro risate che paiono stanche, è l’entrare in una piccola stanza, il rumore di una luce che si spegne.
Apriremo scuole di perdono
per succhiarci via il veleno
raccontando storie ripugnanti
così sentiranno tutti quanti
mercanti di liquore_ Lacrime amare
Manon Lescaut Se potessimo vedere la vita che stiamo per scegliere e quella a cui rinunciamo, come due film nelle sale di uno stesso cinema.
Ho osservato il mio specchio
e vi ho visto
una donna
pienamente soddisfatta
con gli occhi brillanti
di una squisita malizia.
L’ho invidiata.
e prima che bruci Parigi
finchè il mio cuore è sul suo ramo
una di queste notti
baciarti sulla bocca
contempleremmo il suo rosone
di gioia paura stupore
e le stelle piangerebbero
Finchè ancora tempo, mio amore
finchè ancora tempo, mio amore
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici piangenti molli di pioggia
le più ripetute, le più sincere
fischietterei una canzone
In alto, le case di pietra
appiccicate
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
illuminato dai proiettori
il nostro splendido palazzo
Finchè ancora tempo, mio amore
finchè ancora tempo, mio amore
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
di fronte al fiume scuro nella notte
- verso il Belgio o verso l'Olanda? -
con un grembiule bianco
Finchè ancora tempo, mio amore
finchè ancora tempo, mio amore.
Eccoci. Questi personaggi stanno per rappresentare la storia di Antigone. Antigone è la ragazzina magra che è seduta là senza dire nulla. Guarda dritto davanti a lei. Pensa che tra poco sarà Antigone, che sta per uscire dai panni della giovane moretta e introversa che nessuno in famiglia prenderebbe sul serio per affrontare, sola, il mondo e Creonte, suo zio nonchè re. Pensa che sta per morire, che è giovane e che avrebbe voluto vivere. Ma non c’è niente da fare. Il suo nome è Antigone ed è necessario che interpreti il suo ruolo sino alla fine... E quando il sipario si alza, sente di allontanarsi, ad una velocità vertiginosa, da sua sorella Ismène che chiacchiera e ride con un giovane, da noi tutti, che la guardiamo tranquillamente, da noi tutti che non dobbiamo morire questa sera.