

Col cavolo.
Se fossi un telefilm,
facciamo mente locale. tre giorni fuori di casa senza pc, senza telefono, o meglio, senza caricabatteria e comunque, senza campo, senza televisione e senza nessun altro conforto che il fedele ipod. (o meglio, fedele anch'egli nella norma, nel senso che se tradisce, lo fa per puro istinto e per contingenze favorevoli derivanti da naturali predisposizioni.)
In una condizione deso(cia)l(izz)ante di tal fatta, una che fa? agguanta Grazia con gesto gentile e sfoglia. fino all'articolo del buon Filippo Facci.
ok. sei un provocatore; ok, basta un poco di autocritica e di autoironia per leggere un pò di divertito senso dello scherzo. ok.
però.
"E tu manco vuoi metterti una gonna, un paio di calze. Sei lì col tuo pigiamone maledetto, i tuoi jeans e magliettina del cacchio e non fai nulla, non dici nulla, aspetti e speri."
ora. a parte che le ho provate tutte. e prima che qualcuno possa potermi/volermi dire qualcosa, posso ammettere autonomamente che si. può anche essere che abbia sbagliato le modalità, le tempistiche, soprattutto che sia riuscita a miscelare il tentativo giusto all'uomo sbagliato.
va bene, lo concedo. può tranquillamente essere.
però.
se non faccio cose, sono un'ameba; se ne faccio un paio, sono troppo impegnata. se mi vesto bene e curo il trucco e i capelli sono vanesia e leggera ed effimera o alla peggio, me la tiro, se mi vesto comoda sono trasandata.e così via all'infinito, ad ogni mia azione tu contrapporrai una reazione ostinatamente contraria.
uomo, io non so cosa tu voglia di preciso.
vuoi che mi trucchi per poter far vedere ai tuoi amici che tu puoi permetterti una donna che si cura per te, e mi vuoi acqua e sapone per avere la certezza che ti piaccio anche al naturale e non solo mascherata da donna. mi vuoi relativamente pudica ma nel contempo, vuoi che abbia in memoria almeno un ottanta per cento delle posizioni del kamasutra (tranne appunto quelle che non ti piacciono o non ti puoi permettere). mi vuoi sul tacco 12 che slancia la gamba, ok, ma allora poi non portarmi in qualche postaccio pieno di fango che ci affondo fino alla caviglia, magari. vuoi che non ti annoi con le mie passioni, e allora però sarebbe gesto di reciproco rispetto non ammorbarmi con le tue.
mi vuoi simpatica, ma posso generalmente esserlo solo con te, che se lo sono con gli altri alla fine sembra che stia a fare la civetta e a provarci con tutti. mi vuoi intelligente, almeno a quella soglia minima che ti permetta di dimostrare che lo sei più di me, ovviamente.
Quindi,a parte che non uso più la tutona per dormire da secoli, a causa soprattutto non del tentativo di essere più seducente, quanto di un indesiderato aumento della temperatura interna degli alloggi, e non faccio nulla, non dico nulla, aspetto e spero.
o meglio; aspetto. nel mentre faccio anch cose, che mica mi suona al campanello di casa l'uomo giusto, e che anche se lo facesse mai, ho pronti un paio di paletti per lui, certo, da conficcargli nel cuore.
aspetto di vedere che accade, ma stai pur certo, non spero.
anche perchè, parliamoci chiaro. io tutta la manfrina delle messinscene femminili se proprio le vuoi la faccio. ma ad ogni spettacolo, anche il meno bello, alla fine un minimo di paga sindacale la si porta a casa; almeno un applauso lo si riceve.
con te uomo, alla fine. dopo tutte le etologiche metafore che puoi palesare alle mie orecchie. cosa me ne viene in tasca il più delle volte?
come dici? quei dieci, quindici minuti?
ah, beh. certo. domani vado a vantarmene con le leonesse allo zoo.