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inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

martedì, 29 aprile 2008

Delitti amorosi.

Un lavoro sporco:

soffocare

infiniti peccati.

Felicità,

strappami la vita,

il lato oscuro dell'anima

sotto la pelle,

correndo con le forbici in mano.

Donna per caso,

per grazia ricevuta,

l'amore è sopravvalutato;

chiedi alla polvere.



come la maggior parte delle cose interessanti degli ultimi anni, (giusto un paio le ho scovate da sola) questa meraviglia della poesia dorsale l'ho trovata sul blog di smokingpermitted.



la poesia dorsale è una vera e propria filosofia di ri-uso del libro, che coniuga all'amore per la lettura quello per la fotografia e per la poesia.

poesia, perchè comunque affiancando i titoli si riesce ad ottenere un breve componimento che, qualora non corrisponda in pieno ai crismi della metrica poetica, quantomeno mantiene intatto il gusto ludico, quasi vagamente dada, del giocare con le parole.

e fotografia, perchè la fotografia è l'unica prova documentaria di questo atto creativo, a dimostrazione dell'intento per l'appunto ludico dell'impresa.

per chi volesse ulteriori informazioni, o curiosare alcuni componimenti, può cliccare su POESIA DORSALE
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 19:34 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
categorie: pensieri di carta
lunedì, 28 aprile 2008

REGOLAMENTO:



- indicare il link di chi vi ha coinvolti : La Tangerina



- inserire il regolamento del gioco sul blog*



- citare sei cose che vi piace fare e perché**



- coinvolgere altre sei persone & - comunicare l’invito sul loro blog***





* fatto



**

1 mangiare giapponese.

perchè è un mangiare in tutti i sensi, con tutti i sensi. ti entra negli occhi, con le geometrie, i colori. con l'equilibrio e la grazia con cui viene servito. ti entra nel naso, con il pizzicore del wasabi. poi quello sciogliersi sul palato del riso e dell'alga, lo spanarsi del pesce crudo che rilascia la salsa di soia di cui è intriso. e poi è un mangiare silenzioso, di contemplazione, di piccoli rintocchi delle bacchette di legno.

è un buon nutrirsi, ecco.



2 leggere a letto

soprattutto in quelle giornate uggiose, di pioggia autunnale o tardo estiva, quando fa caldo ma l'aria tende al rinfrescarsi, e si sta svestiti ma si sente il bisogno di coprirsi col lenzuolo, con la finestra semi aperta, per sentire questa necessità più forte. appoggiarsi ad un paio di cuscini e tenere il libro aperto sulle gambe come su un leggio.

perchè mi fa sentire bene, leggera e coccolata.



3 costruire cose

mi piace fare cose. costruirle. mi piace piantare chiodi, mi piace la sensazione della carta vetro, il legno che si leviga progressivamente. mi piace incollare, mi piace avvitare, mi piace vedere qualcosa che si definisce di passo in passo. mi piace qualunque cosa che implichi l'uso della manualità, scolpire, modellare, cucire. perchè mi piace quel senso di stupore che invade guardando un qualcosa che prima non c'èera e poi c'è, o comunque, prima c'era ma era diverso.



4 distendermi sul palcoscenico

prima dello spettacolo, prima che la gente entri, quando per lo più la scena è pronta, oppure in prova, primi di iniziare sul serio, quando tutti sono fuori a cenare, o subito dopo aver smontato, quando lo spettacolo torna ad essere una serie di pannelli ed oggetti sparsi in alcune casse. mi piace distendermi sulle assi del palco. guardare il soffitto, guardare le pitture ai muri, studiare i palchi e i decori e i lampadari e i sedili di velluto. annusare la luce dei riflettori. chiudere gli occhi. da sola. perchè mi fa sentire come sono sul serio.



5 cercare illustratori su internet

è la mia passione,l'illustrazione, ap artire da quella art nuveau fino a quella degli ultimi anni. ultimamente amo girovagare da un sito all'altro, raccatare disegni e sculture e scoprire nuove forme e nuovi colori, perdermi nelle linee e nei contrasti, cercare di riprodurli nel buio della mia stanzetta, perchè sento che devo trovare i miei colori, le mie linee, le mie forme e i miei contrasti.



6 di tanto in tanto allungare un link


a madame revanche, di qualche giochino on line di quelli che creano dipendenza molesta.

perchè fondamentalmente, sono una spaccamaroni.



*** no, me lo impone la mia religione, pofferbacco.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:58 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: piccolo mondo blog
venerdì, 25 aprile 2008

perchè, dunque, preoccuparsene?

oggi mia madre mi fa

sono preoccupata per il tuo futuro

e io

quale futuro mamma?è tardi. non è che me ne rimanga molto.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:54 | link |in line commenti (18) pop up commenti (18)
categorie: paperthoughtsweddingreflections, posologia della vita quotidiana
domenica, 20 aprile 2008

questo oroscopo mi puzza...

Alcune piante delle foreste tropicali del Sudamerica hanno bisogno dei pipistrelli per riprodursi. Questi animali, infatti, mangiano i loro frutti e poi spargono i semi dall'alto attraverso gli escrementi. I biologi chiamano questo fenomeno con un nome poetico: pioggia di semi. Non credo di esagerare se dico che questa è una buona metafora della tua situazione attuale, Bilancia. Come quelle piante dipendono dai pipistrelli, anche tu potresti aver bisogno di agenti della fertilità che agiscono in modo apparentemente incomprensibile.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:26 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
categorie:
giovedì, 17 aprile 2008

e poi...

e poi,piove.

piove che pare autunno, anche se un autunno decisamente primaverile.

è un tempo che pare un controsenso.

di quei tempi che agitano quei punti d'ombra che si hanno sparsi, e che talvolta entrano in sobbollore, come acqua riscaldata.

quel sobbollore che ti fa credere di avere voglia, ma non specifica mai di cosa.

e così rimani teso fra la sensazione e l'inesattezza di non corrisposto compimento.

insoddisfatto.

un bambino troppo cresciuto che fa i capricci a se stesso.



e poi, vado a sbattere negli spigoli.

mi alzo

sbam.

uno spigolo.

mi siedo

sdeng

uno spigolo.

una vita di spigolature.



e poi, vorrei sciogliermi. come un nodo. come lo zucchero. come muscoli sotto ad un passaggio di mani.



e poi e poi e poi.

l'importante è finire.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:31 | link |in line commenti (13) pop up commenti (13)
categorie: pensieri spettinati
lunedì, 14 aprile 2008

epitaffio

proferiva perle di saggezza che cadevano inascoltate.



riuscì a porre fine ai suoi giorni di  inaudita eloquenza strozzandosi con una collana molto, molto lunga.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:40 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie:
sabato, 12 aprile 2008









E’ penombra. Di quella penombra di una città in autunno, quando ancora non fa freddo, ma si sa che lo farà, che non è ancora buio, ma si indovina che fa poco lo sarà.



Un bar, un dehor; al tavolino una donna vestita di rosso; con l’aria di chi è un complemento di arredo del locale.



Ha una gamba accavallata, con il braccio destro poggiato sul tavolino si regge svogliatamente il mento, dalla mano sinistra pencola una sigaretta spenta.



Ad un tratto, con leggerezza, si alza, con decisione va da un uomo a due, tre tavolini di distanza, che uno si chiede perché proprio lui, in mezzo a tutti.



Lo squadra per un secondo e gli domanda:



Hai da accendere?



Lui goffamente tira fuori dalla tasca interna della giacca un pacchetto di cerini. Con mano insicura ne accende una. La donna si china verso di lui che le avvicina le mani a coppa.



La fiammella si spegna sul volto di lei.



Un colpo di vento.



La donna, delusa, chiede:




Scusa, ne hai un altro?



Ora la donna ride sommessa, si invita a sedere; lui non dice di no.




 L’uomo e la donna iniziano a parlare. Di tanto in tanto, levano gli sguardi alle tante finestre dei palazzoni di fronte, paiono occhi spenti che dormono; pare che attendano, i palazzi, l’uomo e la donna; che tutto sia in attesa.



Un altro colpo di vento. La donna si stringe le spalle e si lagna distrattamente, l’uomo allora la spinge un poco verso il muro, e il vento torna ad essere poco più di un soffio, giusto un alito freddo.



Anche l’uomo si accende una sigaretta.



La donna stretta ancora nel suo brivido personale, racconta:




Avevo una sciarpa, grande, a colori. Di quelle che se le apri tutte ti avvolgono e scaldano come una stufa. Sai, veniva da Rio. Immagina, quanta strada deve aver fatto. Una cosa così piccola, ha viaggiato più di me. Ha visto l’oceano, lei, su un transatlantico che inondava di luce la notte, si è riempita di chissà quali venti, chissà quante mani l’hanno toccata, quanti corpi ha scaldato, prima di perdersi.




La donna guarda l’uomo con un mezzo sorriso, giusto una piega, anche lo sguardo pare a metà, gli sussurra verso l’orecchio:







Sai sono contenta di averla perduta, perché ti ho incontrato…



Me l’aveva regalata un marinaio. Viaggiava sui vapori, puliva le macchine. È da tanto che non le vedo però. Non so che fine abbia fatto.



Ma che importa, lui era sempre sporco… tu sei decisamente più bello…




Se sali con me, te ne mostro il ritratto;






la donna alza lo sguardo ad uno dei palazzoni di fronte. Un cenno col viso:



La finestra là in alto è la nostra.



Lei spegne la sigaretta lentamente, getta il mozzicone ai piedi di lui.



Silenzio.



Guardano entrambi al cielo. Alle stelle, alle finestre, che si confondono per un attimo.



Ora sull’asfalto, vicini, ci son due mozziconi.



L’uomo e la donna attraversano veloci l’asfalto, a braccetto, giocando a scaldarsi.



L’ultima cosa che si indovina di loro, sull’eco delle loro risate che paiono stanche, è l’entrare in una piccola stanza, il rumore di una luce che si spegne.








(liberamente tratto da alcuni brani di C. Pavese)







(i quadri sono : Bistrot, di J. Machado; Uomo allo specchio, di J. Vettriano; Finestre di notte, di E. Hopper)
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:36 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: teatro, pensieri di carta
lunedì, 07 aprile 2008

di madre in figlia. (la signora ha sgravato)





"Anni sessanta; anni novanta.

Quattro donne ogni giovedì si ritagliano uno spazio e un breve tempo per giocare a carte, parlare, raccontando e raccontandosi, anche a loro stesse, la loro vita, il loro modo di essere madri, amanti, casalinghe o lavoratrici.

e nel racconto indiretto di sè, costruire la loro femminilità.

Si fa in fretta a dire: raccontano il loro modo di essere donne; come se esistesse, un modo di esserlo.

nella stanza accanto, le figlie giocano; e già in loro si intravede quello che sono e che saranno forse.

trent'anni dopo altre quattro donne si trovano in quella stessa casa, raccontandosi e costruendosi con quei racconti, cercando risposte a domande che erano state formulate anni prima.

donne che sono le figlie di quelle altre, una nuova generazione, abitano una femminilità differente, eppure in controluce, si intuiscono le stesse dinamiche che hanno mosso le madri se non addirittura, le nonne.

otto donne, otto piccoli universi.

madri che contengono le loro figlie e figlie che non possono discostarsi da questo contenitore, e finiscono per contenerlo a loro volta.

donne diametralmente opposte, eppure così tristemente uguali".






Casta Diva, che inargenti

queste sacre antiche piante,

a noi volgi il bel sembiante

senza nube e senza vel...




all'inargenti il sipario si apre piano, le luci sul palco si alzano e a te passa il sonno, passa il freddo, passa qualunque cosa.

dopo è tutta una cosa che non ti aspettavi.

l'applauso, i complimenti.

e per una volta, anche se ti senti sempre da una parte diversa

senti che non è la parte completamente sbagliata.



pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:39 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie: teatro