ha partorito la sua primavera, noi stiamo per debuttare. come nel corso naturale degli eventi.
viviamo semplici, fra una fatica e l'altra, la facciamo rotolare per strada, fra un passo e un colpo.
come di consueto, mi sento sola solo quando son circondata da più persone.
leggo compulsiva, famelica, come se fosse una necessità ingurgitare parole non mie.
non so se perché ne ho poche oppure troppe.
cerco impronte, calchi. qualcosa di familiare in cui adagiarmi.
e poi penso alla mia gente.
quella che popola muri e dorme su tappeti, che cucina inventando il passo successivo, che mangia con le mani, quella fatta di bozzoli e saliva e sudore e che ingoia e ingurgita e mulinella le braccia, quella che cerca porta dimensionali.
la mia gente non ha mai sonno all'ora giusta, e si fa domande sul giorno che verrà.
la mia gente sa di buono e con loro stare sola è meno solitario. e stare in compagnia, ti fa venire voglia di una carezza, di un abbraccio, di chiudere gli occhi e lasciarti cullare.
la mia gente che è mia anche se non lo sa o non lo vuole, scrive cose che leggeresti ad alta voce, e quando legge te, ti vedi con occhi nuovi grazie a parole che son dette con una voce non tua, stenti a riconoscerti, come vederti allo specchio con un'immagine che non ti aspetti.
la mia gente è mia solo perché vede cose di me che io non capisco dove riesca a vederle, e io che ormai mi son persa pezzi per strada la seguo per vedere di ricompormi almeno un po'.
io, alla gente mia, ci voglio un fracasso di bene.
che poi c'è gente mia che è lontana, che chissà cosa sta facendo, chissà su che mari veleggia, chissà in quali abissi sta naufragando.
marzo sta collassando, e per una volta, pare che non mi stia portando giù da basso con lui.