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inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

venerdì, 29 febbraio 2008

Apriremo scuole di perdono

per succhiarci via il veleno

raccontando storie ripugnanti

così sentiranno tutti quanti


era un anno bisestile quando tutto ha avuto inizio. in un altro anno bisestile trovo poetico che tutto ciò che ha dato il via alla valanga di eventi, alla frana ( e per frana intendo solo qualcosa di potente e non facilmente manovrabile, senza giudizi di merito) che mi ha portato dove sono ora,  trovi una sua sorta di naturale compimento. una sua soluzione. solo in un giorno che praticamente non esiste se non ogni quattro anni, i nodi vengono al pettine, e puoi chiamare le cose con il loro nome.

ritrovare pezzi che avevi perso per strada, farli combaciare con altri. sorridere di cose che facevano soffrire.

e ricominciare.



porterò una maschera felice

e camufferò la voce

tieniti lontano dalla luce

dove la pietà ti lascia in pace

Quando avranno smesso di gridare

ci potremo rivedere

inservibili le nostre ali

seguiremo lenti i girasoli

 


mercanti di liquore_ Lacrime amare

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:48 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie: pensieri di carta, posologia della vita quotidiana
giovedì, 28 febbraio 2008

A , B oppure C?




pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:01 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie:
sabato, 16 febbraio 2008

L'amore non cantarlo, ché si canta da se'

L'amore non cantarlo, ché si canta da se'

Più lo si invoca, meno ce n'è



Amarti m'affatica mi svuota dentro

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto

Amarti m'affatica mi da' malinconia

Che vuoi farci è la vita

E' la vita, la mia

Amami ancora fallo dolcemente

Un anno un mese un'ora perdutamente

Amarti mi consola le notti bianche

Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti

Amarti mi consola mi da' allegria

Che vuoi farci è la vita

E' la vita, la mia

Amami ancora fallo dolcemente

Un anno un mese un'ora perdutamente

Amami ancora fallo dolcemente

Solo per un'ora perdutamente



L'amore non lo canto, è un canto di per se'

Più lo si invoca, meno ce n'è

L'amore non lo canto, è un canto di per se'



da : Montesole, PGR  e Amandoti, CCCP poi Amami ancora, Gianna Nannini



Ginevra Di Marco, live al Diavolo Rosso in Asti. 15 febbraio 2007
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categorie: teatro, pensieri di carta
giovedì, 14 febbraio 2008

chat di San Valentino

X:       e dimmi, dimmi, il tuo principe azzurro dov'è?



PDC: e non lo so, l'ultimo che è passato di qui devo avergli azzoppato il cavallo.
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categorie: paperthoughtsweddingreflections
domenica, 10 febbraio 2008

Manon Lescaut

ATTO TERZO

L'Havre

Piazzale presso il porto



Nel fondo, il porto; a sinistra l'angolo d'una caserma.   Nel lato di faccia al pianterreno,  una finestra con grossa ferriata sporgente. Nella facciata verso la piazza il portone chiuso, innanzi al quale passeggia una sentinella.

Il mare occupa tutto il fondo della scena.   Si vede la metà di una nave da guerra.   A destra, una casa,  poi  un viottolo;  all' angolo  un fanale ad olio  che  rischiara debolmente.   E l' ultima ora della notte;  il cielo si andrà gradatamente rischiarando.




[rullo  di tamburi:  s' apre  il portone della caserma,  esce il Sergente con un picchetto di soldati, in mezzo al quale stanno parecchie donne incatenate:  i soldati e le donne si arrestano avanti il portone:  il Sergente s'avanza verso la folla, ordinandole di retrocedere.



Sergente.       Il passo m'aprite.

[dalla  nave  scende  il Commandante:  lo segue  un drapello  di soldati di marina, il quale si schiera a destra. Sulla nave si schierano i marinai.



Commandante. (al Sergente)

        E pronta la nave. L'appello affrettate!                         



Borghesi, Uomini e Donne del Popolo.

        Silenzio! L'appello cominciano già.

[la folla si è ritirata e guarda sfilare le cortigiane.



Il Sergente.

[con  un  foglio  in  mano  fa l'appello:  le  donne,  mano mano   che  sono   chiamate, passano in diversi atteggiamenti  da  sinistra a destra presso   al   drapello   dei  marinai:    il   Comandante nota su di un libro.



Rosetta!         [passa sfrontamente

Madelon!        [indifferente,   va  al  posto ridendo.

Manon!           [passa lentamente cogli occhi a terra.                           

Ninetta!          [altera fissando la folla.

Caton!            [con fare imponente.

Regina!          [passa pavoneggiandosi.

Claretta!         [va al suo posto frettolosa. 

Violetta!     [traversa  la piazza  con modo procace     Altri.  Ah questa vorrei!

si avvicina al comandante delle guardie con fare

provocante, toccandogli il volto con una carezza;

il comandante la avvinghia e lei si divincola sputandogli addosso

e si va ad unire alle altre prigioniere a terra


Nerina!           [elegante.

Elisa!              [se ne va tranquillamente.  

Ninon!            [si copre il volto colle mani.

Giorgetta!      [civettuola. 
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 22:30 | link |in line commenti (1) pop up commenti (1)
categorie: teatro, pensieri di carta
venerdì, 08 febbraio 2008

Miserabili.

Io e Margaret Thatcher




io avrei voluto dirglielo, mentre lo avevo lì.

lì davanti.

cioè, dai.

ma come si fa.

è facile dirsi : l'ho visto in televisione, e adesso gli stringo la mano.

naaa.

è troppo il gap.

troppo corto, per dire.

che ok, lo spettacolo, il passaggio è tv -palco - e-  camerino.

però è troppo lo stesso.

e io avrei voluto dirglielo.

che è colpa sua per esempio se ad un certo punto ho capito che a me non piaceva solo recitare, ma che io amavo, recitare.

che è colpa sua se io domani ho l'urgenza di raccontare una storia e l'imbarazzo di sapere che non so, non posso, ma perchè, quasi quasi resto a casa.

volevo dirglielo per esempio, che a me la parlata sua mi fa sempre un pò male.

e quanto ho pianto, vedendo un suo dvd.

ho pianto per quanto era bravo, e per quell'abbraccio che sapevo che si sarebbe sciolto e quel divano che non era il mio posto, e io piangevo e lui raccontava il milione, e io piangevo.

(ma questo è un altro viaggio).

volevo dirgli di quel buio che ogni tanto scendeva in sala, con le luci di taglio.; ma non un buio; io non lo so spiegare. era un buio buio buio, tutto maiuscolo, BUIO, nero e profondo, le pupille rapite dai coni di luce, e la vertigine. la vertigine dell'emozione che sale dalla pancia, tirata fuori da quella voce.

volevo dirgli quanto mi era piaciuto, anche, e solamente.

e quanto erano bravi i mercanti di liquore... che erano lì, avevo le voci nelle orecchie ma non era l'ipod, erano carne e vestiti e cappelli.



e poi me lo sono trovata lì, davanti.



gli ho alungato il biglietto, un matita.

(che si sa mai, se fra trent'anni mi venisse l'Halzeimer, almeno ho una prova tangibile che qualcuno può sottopormi per ricordarmi di esserci stata)

mi ha scritto MARCO PAOLINI

mi ha restituito il biglietto

mi ha restituito la matita

gli ho stretto la mano.

e gli ho detto solo

grazie, grazie davvero.



ma come si fa a spiegare alle persone quanto rappresentano per te?

alla fine è già tanto se riesci a spiegarlo a te stesso, in un momento.

in quel momento.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:56 | link |in line commenti (16) pop up commenti (16)
categorie: teatro
mercoledì, 06 febbraio 2008

di teatro ed altri vizi.

L’ALTRA


E abbiamo brindato al futuro.

Se potessimo vedere la vita che stiamo per scegliere e quella a cui  rinunciamo, come due film nelle sale di uno stesso cinema.


Ma non è possibile.



Dieci anni fa insegnavo lettere qui, nel liceo classico della mia città, lo stesso dove avevo studiato.Mi sembrava bellissimo: ero lì per insegnare perché avevo imparato. Era un’occasione per rimediare agli errori dei miei, di insegnanti. Già questo mi faceva felice, e poi come se non bastasse, ho incontrato Michele.

Insegnava storia e filosofia, era timido. Poi un giorno, durante l’intervallo, l’ho visto mentre scendeva le scale che portano alla palestra, con l’aria di chi sta facendo una cosa proibita.

L’ho seguito: Si è tolto la giacca, ha preso il pallone da pallacanestro e ha cominciato a fare dei tiri liberi

E li metteva dentro. …Tutti. Da solo…concentrato…come se avesse una seconda vita segreta, un talento da tenere ben nascosto.

Ho chiuso la porta della palestra, e mi sono innamorata….Così.

Due anni dopo, era tutto perfetto: gli studenti mi adoravano, il preside mi stimava, e alla fine dell’anno scolastico avrei sposato Michele. Volevamo due figli, prima ovviamente un maschio e poi una femmina, avevamo già deciso il nome del primogenito: Ludovico, lui ci teneva molto.

Eravamo a… maggio, si, le lezioni stavano finendo. L’aula era vuota e sulla lavagna era rimasta una frase di Manzoni: con l’agile speme precorre l’evento

con l’agile

speme

precorre

l’evento!

Ecco, a me in quel momento, è passata davanti agli occhi tutta la vita che mi aspettava, le stesse lezioni, anno, dopo anno, dopo anno. Insegnare, mi pareva sempre meno divertente. Anche peggio: cominciavo a capire i miei insegnati.

E Michele, io lo aspettavo ogni giorno all’intervallo, giù in palestra, ma non scendeva più.

Mi rimaneva un professore di storia, il padre di Ludovico e di una bambina senza nome, che un giorno avremmo iscritto il quel liceo dove io sarei stata l’insegnante anziana, forse, la preside.

Tutto qui? … Tutto così scontato?.. così..previsto?

Decisi di sparire da tutto… così

Sono uscita da scuola e ho preso un treno per Parigi, dove viveva una mia amica.

All’inizio ho fatto un po’ di tutto: traduzioni, adattamenti…Poi ho incontrato Thomas e quando lui me lo domandato, ci siamo trasferiti a Francoforte, ma io ho continuato a scrivere, mi piaceva. Scrivevo racconti. Li avevo anche mandati in giro per concorsi, a case editrici… ma figuriamoci, non mi ha mai risposto nessuno. Poi un giorno mi è arrivata una telefonata da Bilbao, dove mi dicevano che avevo vinto un concorso, un premio, anche dei soldi! E che dovevo andare a ritirarlo.

Ci abito ancora, a Bilbao.

Si, perché poi, mi han chiesto di scrivere un romanzo, l’ho scritto, l’hanno pubblicato e ha avuto …si, successo. Mi hanno anche invitato in giro a presentarlo, da tutte le parti… ma non ci sono mai voluta andare.

Finchè, non mi è arrivato un invito, dal mio vecchio liceo, scritto a mano dallo stesso preside di allora.

Dieci anni dopo sono tornata.

C’erano tutti riuniti in palestra, gli studenti, i professori, mi aspettavano come se fossi una celebrità. Avrò parlato per un’ora, ho risposto alle domande dei ragazzi: erano carini, molto curiosi, era divertente parlare con loro. Mi è venuta anche un filo di nostalgia.

Poi, mentre stavo per finire di firmare le copie del libro, si è avvicinata una professoressa e mi ha detto: “Sa, io sono quella che ha preso il suo posto quando se ne è andata”. Era carina, più di me direi, bionda, con una frangetta e… una pancia da … sesto mese. “Fra un po’ anche lei avrà bisogno della supplente”, le ho detto. “È il secondo, la seconda anzi, perché ho già un maschio”.

A quel punto, è arrivato un ragazzetto di, sette-otto anni, tutto serio, alto alto, già quasi come la madre.

Più lo guardavo, e più capivo a chi somigliava.

Michele non era venuto. Immagino non le avesse mai parlato di me. O forse si, ma lei faceva finta di no. Ma non importava, era tutto così…così perfetto! Dieci anni dopo, la vita che non avevo voluto era lì, davanti a me. Non l’avevo mai rimpianta prima, ma ora, ora avevo voglia di chiederle come pensava di chiamare la bambina, se le avevano trovato un nome, almeno stavolta. Ma non mi uscivano le parole.

Ludovico si è allontanato per andarci a prendere qualcosa da bere…Dio mio…ma guarda.. cammina proprio uguale a… E siamo rimaste da sole. Ci siamo guardate, e ho capito che anche lei avrebbe voluto chiedermi qualche cosa, perché mi guardava… come si guardano personaggi avventurosi, dalla vita che abbiamo solamente sognata… ma non le venivano le parole. Così, siamo rimaste in silenzio… a guardarci, ognuna con il suo film.

Poi Ludovico è tornato con tre bicchieri di aranciata…

e abbiamo brindato al futuro.

Se potessimo vedere la vita che stiamo per scegliere e quella a cui rinunciamo, come due film nelle sale di uno stesso cinema. Ma non è possibile.


Gabriele Romagnoli  Il Vizio dell'Amore










Ho osservato il mio specchio

e vi ho visto

una donna

pienamente soddisfatta

con gli occhi brillanti


di una squisita malizia.


L’ho invidiata.




Al-Masri Maram


Ciliegia rossa su piastrelle bianche




venerdì sera si va in scena.

entro per prima.

che dio me la mandi buona.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 19:17 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: teatro, pensieri di carta
sabato, 02 febbraio 2008

tanto vale vivere

sarà che sono sempre in bolla.

ed è sacrosanto.

sarà che ieri la bolla è scoppiata e io sono partita come un embolo impazzito.

sarà che quasi quindici anni fa guardavo in discoteca la bionda sui quaranta malportati, o trentacinque portati peggio, e dicevo dio fa solo che io non arrivi a fare così, fermami prima, magari con un pò di pudore e buonsenso.

ma ieri la figura che vedevo oscillare negli stessi specchi di allora con la familiare goffaggine ero io.

amen.

o dio non esiste, oppure come dice sinfo, a lui piace che vada proprio così.

sinfo si è tolta un pò di capelli, sempre rossi come un quadro preraffaellita, sempre con gli occhi che vengono fuori tanto da entrarti dentro e vedere cose che manco tu sai cosa, adesso li ha corti sfrangiati che sembra abbiano una vita loro, le incorniciano il viso che pare un folletto dispettoso.

Zumal in disparte, serio, guardingo, ma ormai ho imparato a conoscerlo.

Gianluca si arrotola con una sorta di malumore che lo accompagna da tutto il giorno, colava dalla finestra di msn, lo si vede adesso dal vivo. ma anche lui, domani, andrà meglio.

Il redivivo Mario si guarda intorno. a lui, il merito di aver piombato per una decina di minuti l'intera truppa in un clima dir poco fra il goliardico e il boccaccesco.

clima per altro in cui tutti si son tuffati a capo primo.

Rex è l'ultimo arrivato, ha scollinato di brutto per venire fin qui, portando tutta la sua liguritudine per un innesto casuale su una piemontesità nostra per altro gettata alle ortiche a lasciar germogliare e chissà che sarà mai.

Torretta presenzia, e Zanna è il primo che ci abbandona per programmi altri e forse più consoni.



sarà che una cosa bella è una cosa caratteristica, e la caratterizzazione è data per me dalle asimmetrie, dalle imperfezioni, dai pieni e vuoti che creano un qualcosa che il cervello ha un'urgenza di percepire, e che l'occhio come strumento si piega e si sofferma.

e noi ieri eravamo così.

eterogenei.

asimmetrici.

avevamo la potente bellezza delle cose casuali ed inattese.



sarà che ero contenta, sarà che ho riso tanto, sarà che a me la gente (certa gente, gente quasi un pò mia) piace.

sarà solo che ieri ero così tanto pidiccì.



sarà che ho ricordato qualcosa che pensavo di aver scordato e invece no.



"Amo i Martini, ma due al massimo. Tre, e sono sotto il tavolo. Quattro, e sono sotto il cameriere."

Dorothy Parker
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:48 | link |in line commenti (25) pop up commenti (25)
categorie: piccolo mondo blog, asti