Aspettavo.
E poi finiva che non ce la facevo più a sprecare la mia vita fermo ad aspettare in posti riparati, mi guardavo intorno ed ero solo, ero l'unico che si era fermato mentre gli altri andasvano e continuavano, e non ce la facevo davvero più, non smetteva di piovere ma chi se ne fregava, stavolta dicevo ora! e davvero andavo, stavolta correvo ancora più forte, più che potevo (...) mi bagnavo e mi bagnavo, entivo l'acqua penetrare i vestiti e poi la pelle e me ne fregavo, tanto ormai ci ero abituato era la mia vita quella e non pensavo se l'avrei scambiata o l'avrei tenuta così com'era, (...) era la mia vita senza ombrello (...) e in ogni caso ora bisognava correre, puntare verso il prossimo riparome poi verso un altro ancora e quando corri non è che puoi fare altro che correre.
Salivo veloce le scale. Entravo in casa, mi spogliavo e mi vestivo con abiti asciutti. A cas potevo farlo. Mi stendevo sul letto e aspettavo di smettere di ansimare. La smettevo. E finalmente sentivo la rabbia, mi dicevo : la prossima volta. La prossima volta gliela farò vedere io. La prossima volta che piove - che poi era inutile fare propositi per la prossima volta. Succedeva che non pioveva per chissà quanto. E tra una volta e l'altraavevi il tempo di dimenticare i propositi, la rabbia, e cosa volevi fare la prossima volta.
Avevi il tempo di dimenticare quanto ti eri bagnato.
da "Ombrelli"
alzo gli occhi dal volume. ho un filo di nausea; ormai patisco anche il treno. nel finestrino del corridoio, leggo di riflesso le risate degli altri nello scompartimento accanto. fra poco lascerò il libro, mi sporgerò fra di loro e si azzittiranno improvvisamente e io mi domanderò cosa ho di estraneo in me, ma per ora non è ancora successo e penso che tutto sommato sto bene.
l'ipod nelle orecchie, l'odore della carta nel naso.
è la prima volta che facciamo una trasferta con uno spettacolo.
ed è una bella sensazione, anche per me, che son sempre un pò staccata.
che son quella che rallenta il passo quando è nel gruppo, e va sempre più piano, fino a staccarsi, e guardare tutti da lontano.
che si perde, si lascia perdere.
a Civitavecchia il sole è clemente, su piazza Leandra l'ombra arriva in fretta, e sale anche un'aria fresca che gonfia il tendaggio dipinto della nostra scenografia, pare che casa Bonfil sia una nave, e le pareti una vela.
si gonfiano anche le gonne.
è buffo recitare con tutta questa luce, e avere poi tutto il tempo per andare a cena e divertirsi un pò.
e poi la luna e il rifelsso bianco sull'acqua.
e dormire in tre e svegliarsi a turno e guardare le altre che dormono e pensare andrà bene.
è andata bene.
fa freddo nello scompartimento, anche io vorrei un abbraccio.
apro lo zaino, prendo la maglia, me la lego al collo.
riprendo il libro, rimetto l'ipod nelle orecchie.
fra poco siamo a casa.