e venne dall’acqua, e venne dal sale la penitenza dalla mano del mare il comandante avanza e niente si puó fare vuole una morte, la vuole affrontare e lí l’attandeva, dove il sole cala...
c'era acqua a moncalvo l'anno scorso. ce n'era fuori, un diluvio di pioggia e ce n'era dentro, che scorreva sul palco e ce ne sarebbe stata a venire a scorrere dagli occhi acqua salata come quella del mare e che niente ha lavato, niente. è solo evaporata. e come acido ha corroso.
quel che è rimasto sono i relitti di un naufragio.
interno giorno.
automobile.
dal finestrino scorre un paesaggio collinare.
voce del passeggero dietro: "pioveva che dio la mandava l'anno scorso, ti ricordi."
voce del passeggero davanti: " tante cose non sono come l'anno scorso, ti ricordi."
voce del passeggero dietro: "per fortuna"
Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.
Abbandonato come i moli all'alba.
È l'ora di partire, oh abbandonato!
Sul mio cuore piovono fredde corolle.
Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!
In te si accumularono le guerre e i voli.
Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.
Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!
metto in bocca una caramella per combattere il senso di nausea del viaggio. l'ultima caramella di un pacchetto comprato l'ultima volta che ho preso e sono andata a riprendermi quel che avevo perso in giro e riportarmelo a casa. alle volte si mette la parola fine a qualcosa con i gesti più strani. come don quijote, proprio. in giro a cercare qualcosa che non poteva essersi perso.
legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
e il comandante é pazzo, e avanza nel peccato
e il demone ch’é suo, adesso vuole mio
e brinda con il sangue all’odio ci convince,
che se é sua la barca che vince, dev’essere la mia
e gli occhi non videro, non videro la luce
non videro la messe, che altri non l’avesse
sul palco di moncalvo, un don quijote che sposa la sua dulcinea. ma sotto il velo nuziale, le dulcinee chi sono? le ginevre e le isotte son mogli di altri, le giuliette e le ofelie soccombono e si uccidono. e le dulcinee? le scopri carne da macello, contadinotte e puttanelle vendute ad un uomo creduto pazzo tramite dio, e vendute ad un uomo di dio per contratto da uomini.
Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!
Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.
L'ora dello stupore che ardeva come un faro.
Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!
Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!
Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!
Feci retrocedere la muraglia d'ombra, andai oltre il desiderio e l'atto.
Oh carne, carne mia, donna che amai e persi, te, in quest'ora umida, evoco e canto.
don quijote pazzo e ingenuo o solo sognatore
o tutti e tre
che cerca quello che non può perdersi
o forse si chissà
che solo un pazzo e ingenuo o solo sognatore o tutti e tre può credere che la parpaia topola della moglie sia fuggita e andare a cercarla in giro in ogni dove chiedento a tutti se l'han vista...
i segreti di pulcinella.
le cose che tutti sanno e che nessuno dice a voce alta.
il gioco del domino. casca una tessera e crolla tutto .
un soffio di vento e il castello di carte crolla.
Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe,
ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.
Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.
Oh la copula pazza di speranza e di vigore
in cui ci annodammo e ci disperammo.
E la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.
Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,
e in esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!
Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,
che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.
Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.
Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.
Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.
Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!
e un naufragio alla fine arriva.
quello del servo che era fuggito, rifiutandosi di dare fuoco alla casa di don quijote.
e sulle note di un sax sullo sfondo, ascolto parola dopo parola, il dipanarsi del testo della SS dei naufragati, lo sento goccia dopo goccia sulle labbra, che non riesco a tenere ferme che recitano il testo come un rosario lo ascolto e perdo il senso dello spazio e del tempo.
sono uscita fuori dalla storia
ci sono entrata non lo so.
non ero più a moncalvo
fuori piove... di nuovo? ma basta...
non ero più sulla poltroncina davanti al palco non ero qui ed ora
ero a parigi, louvre.
ero davanti alla "zattera della medusa"
ero là altro spazio altro tempo altri colori
altri naufragi
anime bianche, anime salvate
anime venite, anime addolorate
che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
due soldi per l’onore, due monete in pegno
per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
vieni spettro del tesoro
la vela tende, il vento se la prende
la vela cade, le remi allontanate
e accese sui pennoni
i fuochi fatui, i fuochi alati
della Santissima dei naufragati
acqua, acqua, acqua in ogni dove
e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
e dopo tanta acqua
un incendio
quello della casa di don quijote
piccola al centro del palco inerme un fuoco che prende gli occhi lo vedi salire dividersi e salire salire il fumo fino in graticcia e i cieli che svolazzano e piccole farfalle nere e rosse che guardi volare sperando spegniti spegniti spegniti..
il fuoco mi affascina
l'acqua che disseta ma affoga
il fuoco che brucia ma scalda.
la doppia natura delle cose.
gli uomini che ti fanno sognare e ti mentono. come don quijote. ma le sue menzogne per lui sono realtà. don quijote che abbandona il sogno e ritrova l'uomo, dulcinea che salva un libro, il libro della loro storia. sancho che trova nel libro una verità che pensava menzogna, don quijote che come tutti sognatori, arrivato ad un passo dalla meta, lascia che questa si allontani di quel tanto che basti per darsi una ragione di vita per un altro giorno ancora.
io esco dalla sala
insieme siamo una bella cosa
ne è passata di acqua sotto i ponti
tutto in te fu naufragio.
in me, in me lo fu.
per fortuna, so stare a galla.
in corsivo, in Times new roman, la SS dei naufragati, da Capossela. in corsivo e basta, la canzone disperata di Neruda.