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Contro la musica nel template

mercoledì, 28 febbraio 2007

Saturno contro

ok. dunque sono ancora capace.

non sono anestetizzata come credo.

questo è bene.

esco dal cinema che stringo letteralmente i denti dietro la sciarpa di lana, che poi non fa neanche tanto freddo.

Quando sono uscita questa sera pensavo a Saturno.

un pianeta così carinello, un pianeta che si può vedere a occhio nudo, un pianeta con gli anelli, un pianeta che se posato in un universo di acqua galleggerebbe.

Saturno eviratore e detronizzatore, che mangia i figli per non fare avverare quelle meravigliose profezie che nell'antichità pare avessero come unico scopo iniziare a costruire gli eventi che proprio con gli immani sforzi volti ad impedirne l'avverarsi, avrebbero conseguentemente portato al loro compimento.

in astrologia invece saturno è un pianeta complesso.

io per dire pare che abbia saturno in cancro, in VIII casa, e trigono con giove.

mi chiedevo il perchè del titolo, certo, saturno contro.

che cavolo potrà avere come conseguenza, avere saturno contro?

saturno opera astrologicamente in determinate direzioni positive, che portate all'eccesso, si trasformano in negatività.

ad esempio, operare in maniera strutturata può sfociare in rigidità ed inflessibilità o persino in ossessività.Avere grandi aspettative può significare perdere di vista standard realistici; il perfezionismo porta ad insistere sulla qualità eccelsa ad ogni costo, il realismo può facilmente portare al pessimismo o al cinismo. La stabilità può sfociare nell'incapacità di accettare i cambiamenti e la cautela può diventare paura.



qualcuno me ne ha parlato bene.

per lo più le notazioni critiche dei più si son fermate ad una sorpresa nei confronti della recitazione di Ambra Angiolini e di Luca Argentero, che lo ammetto, in effetti, secondo me, non sono stati affatto male.

molti ne parlano male.

lento, presuntuoso, noioso, insoddisfacente. e chi più ne ha più ne metta.

pare che ai film si stia chiedendo qualcosa che a me non è dato capire.

io ad un film chiedo emozione.

che poi è quello che chiedo anche alle persone, per dire.

forse ultimamente la stasi che sto passando si ripercuote col mio inconscio tentativo di ritrovare fisicità, emozioni profonde, sensazioni qualunque in un qualunque altrove alternativo. nei libri. nel teatro. nella musica. e nei film.

ho riso.

ho trattenuto le lacrime.

qualcuna no, a dire il vero.

so che mi è entrato dentro e mi ha attraversato, senza fare troppi danni, ma lasciando il segno.

lo so che di cinema non mi intendo. so anche che ne guardo poco.

so che non giudico con l'occhio del critico, giudico con l'occhio interiore che seleziona i particoalri a cui appigliarsi e le situazioni in cui si riconosce.

manco giudico, ecco.

ingoio le immagini e lascio che mi girino dentro.

e se girando han trovato l'interruttore giusto, bene. meglio per me.

che io son di bocca buona forse, ammettiamola, di scarse pretese e mediocre spirito critico. ma a me se un film ha buone musiche, una bella regia, attori che recitano nella giusta misura (sta cosa che come spettatrice mi identifico nei personaggi e come attrice negli attori, alle volte è complicata nel tessere un'opinione), una storia mediamente toccante... beh per me è un buon film.

perchè non capisco quale sia il problema se mi piace una cosa che è linearmente semplice. e basta con gli snobismi falso gozzaniane da buone cose di pessimo gusto.

e basta anche con la questione che le singole componenti sono buone ma nel complesso manca qualcosa. questa storia mi è venuta a nausea.



sarà che la introietto troppo.

sarà che spesso fan così con me.

ma cosa si può volere di più da un film.

e cosa si può volere di più da me.



Fortuna che febbraio oggi finisce.

Marzo.

ecco, marzo magari, una ventata di novità a scompigliare i pensieri,eh?

a buttare all'aria la carta.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:35 | link |in line commenti (18) pop up commenti (18)
categorie: pensieri di celluloide, posologia della vita quotidiana
mercoledì, 14 febbraio 2007

pensieridicarta

spesso mi chiedono come sono, e io non riesco mai a creare qualcosa che sia lontanamente simile a quello che penso di essere, a quello che pensano gli altri io sia , e quello che io penso pensino di me gli altri.

oggi mi hanno regalta questa vecchia foto. vecchia in senso lato, è ormai di almeno quattro, cinque anni fa.

eppure è al momento l'immagine che più mi somiglia, e nella quale più mi riconosco.

è l'occhio di chi guarda che mi rende bella.

è il mio occhio che guarda che crea l'ambiente in cui mi muovo.

io a fuoco in mezzo ai fantasmi della gente che amo (parlo al presente, perchè il tutto vale per la parte e viceversa, e andrebbe bene anche ho amato e amerò)

presenze indefinite nei contorni di cui ho assaggiato brevemente la sostanza, di alcuni ho ancora un retrogusto, di altri mi ritornano i profumi

io luce alle spalle

io calendari sfocati di date alle quali non dò mai la loro precisa importanza

io mani nei capelli, capelli disordinati.

io ferma.

io che sembro appiccicata (alla foto, a qualunque cosa) per sbaglio

io sorriso anche se sembra triste, ma è solo un pò amaro.

io.

è tutto lì. dentro.

nel bianco e nero di questo regalo inaspettato.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:27 | link |in line commenti (75) pop up commenti (75)
categorie: pensieri spettinati, posologia della vita quotidiana
martedì, 13 febbraio 2007

Dalia Nera (o del mistero delle due sosia o meglio, del perchè tutti dicessero ostinatamente che le due donne erano uguali quando non si assomigliavano per nulla)




del film non ho capito molto, se non che mi piacciono molto i vestiti dell'epoca, i cappelli da uomo, e la schiena in canotta bianca di lui.



Prendi una donna; purchè bella però, che brutta non sarebbe la stessa cosa. Po iprendi un uomo più grande; uno più giovane e molto belloccio.



Metti tutto insieme.



Come nella vita, succederanno tutta una sequela di casini tanto intricati (accessori e devianti per altro) che tu che guardi da fuori ti continui a dire che adesso, si proprio adesso oddio magari non adesso, ma subito dopo capirai cosa sta accadendo perchè tutto ha un senso no? deve averlo. poi all'improvviso capisci che per tutto il tempo che è passato dall'izio per forza allora stai guardando dipanarsi la fine.



poi arrivano i titoli di coda.



e tu, cielo tu non so, io si però, non ho capito tutto. meglio, non capito gran parte della trama.



la verità è che come al solito, non ho capito proprio nulla.



Mi sa che mi tocca riguardare il film e/o leggere il libro....



(oppure se qualche volenteroso mi concedesse ripetizioni.....)
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:15 | link |in line commenti (15) pop up commenti (15)
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lunedì, 12 febbraio 2007

Vedi alla voce: Amore

Deborah: Noodles tu sei la sola persona che io ho mai...

Noodles: Che hai mai? Vai avanti, che hai mai?

Deborah: Di cui mi sia importato. Ma tu mi terresti chiusa a chiave in una stanza e getteresti via la chiave, non è vero?

Noodles: Sì, credo di sì.

Deborah: Il guaio è che io ci starei anche volentieri.



da "c'era una volta in America"


Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei! 

 invece io lo sono di vetro e sono tutta fragile e piena di crepe. è due anni e mezzo che mi si allargano e io le incollo e poi ho smesso. perchè non è che sono diventata forte abbastanza da resistere agli urti. è che sono anestetizzata abbastanza da non rendermene manco più conto.

è che io volevo tanto dirlo che ti amo,sai, dirlo per farlo uscire, dirlo per dirlo,dirlo per non sentirlo più soffocarmi in gola, dirlo perchè è vero, dirlo per farlo diventare meno vero, dirlo fino a perdere il senso della cosa, fino a perdere il senso.

fino a perdere. e basta.

è che ti sto amando, mio malgrado. che poi voglio dire, non è mica una tragedia. altri ne ho amati; e per altri ho ancora spazio.

ti sto amando come quando uno respira. non è che ci si faccia poi tanto condizionare dall'ossigeno.

e questa non è una dichiarazione, nè di guerra, nè d'amore, nè d'intenti.

non è un punto a capo, non un punto di svolta. non è un addio.

non è manco un post.

non è nulla.

sono io.


 io che ti ho tracciato a matita sul mio notes, così, per averti a portata di mano; per avere un posto da dove poterti eventualmente cancellare.

Bilancia! Dopo aver riflettuto attentamente su cosa consigliarti per aiutarti a espandere la tua esperienza di intimità, ho deciso di offrirti questo spunto di meditazione: "A volte l'amore si stanca di parlare con dolcezza. Vorrebbe fare a pezzi tutte le tue idee sbagliate sulla verità che ti spingono a lottare con te stesso e con gli altri". Così scrive Daniel Ladinsky nella sua traduzione di una poesia di Hafiz, un poeta persiano del trecento. L'amore, prosegue, "a volte vorrebbe farci un grande favore: metterci a testa in giù per scuotere via tutte le sciocchezze". Mi sembra un'ottima descrizione del tuo attuale rapporto con l'amore, Bilancia. Spero che tu abbia il coraggio di sfruttare questo dono.




on air: Vinicio Capossela "Pena de l'alma"



...



niente di che.



è che oggi sull'ESSElunga brillava il sole.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:59 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
categorie: posologia della vita quotidiana
venerdì, 09 febbraio 2007

de Puffibus non disputandum est

viagraDenis : beh il Viagra è Blu









Cristina: Beh, anche i puffi sono blu













Pensieri di Carta: e ci doveva essere pur un motivo se Gargamella li rincorreva come un dannato









pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:43 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
categorie: pensieri spettinati
mercoledì, 07 febbraio 2007

Che tu ci sia o non ci sia....

Riderò sparlerò racconterò bugie



e domani, l'avrò già dimenticato



...



Penso che forse a forza di pensarti



potrò dimenticarti, amore mio.



...



Io qui. tu là.



Tu lì. io qua.



...



Con la sua grande alberatura il sogno



era già pronto a tendere le vele.



nostromo e capitano erano assenti



e i marinai fantasmi inconcludenti.



...



Indietro, in piedi, da lontano,



di passaggio, tassametro in attesa



la guardavo, i capelli guardavo,



e che vedevo? mio teatro ostinato,



rifiuto del sipario, sempre aperto teatro,



maglio andarsene a spettacolo iniziato.





tratte da Patrizia Cavalli, Poesie e Sempre Aperto Teatro.







PS: il titolo è una citazione di un'ulteriore poesia:



che ti ci sia o non ci sia



per me è la stessa cosa.



comunque sia,



io ho la nostalgia.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 16:17 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
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lunedì, 05 febbraio 2007

ESSElunga.

esselunga di corso torino, per la precisione.

primo giorno di uscita vera e propria dopo una settimana.

mi son svegliata con un senso di nebbia nel cervello.

era dal primo gennaio del 2004 che non avevo questo bianco nel cervello. E lì erano i fumi dei festeggiamenti della notte prima e la previsione dei fumi delle macerie dei miei sentimenti da lì a qualche settimana.

ho nebbia nel cervello a quanto pare.

neuroni che riflettono e rifrangono pensieri in sospensione umidi e appiccicaticci che si sbattono addosso l'un l'altro impedendosi reciprocamente il passaggio. ho nebbia nel cervello come in quelle sere a bordo strada che il fumo si leva dai campi arati e all'orizzonte è solo un intrecciarsi di rami neri. o come in quelle mattine di collina e fondovalle, dalla terrazza rossa a guardare con gli occhi ancora sporchi di sonno quel mare bianco e lattiginoso.

ho la nebbia nel cervello, fredda come spilli, ma magari sono solo i banchi frigo del supermercato, chi lo sa. prendo l'alga nori per il sushi e mi viene in mente Amleto.tutta quella questione dell'essere o non essere se sia più nobile all'animo sopportare gli oltraggi i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna o prender l'arme contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

prendo l'alga nori e la metto nel carrello.

ieri sera spiegavo ad un amico che Amleto ci ha rovinato. tutto quel riflette su quale atteggiamento fosse più consono, ci ha chiuso le porte a vestire l'abito dell'atteggiamento stesso.

Gli dicevo che in fondo ogni tanto penso a quelli che una volta si incontravano e non ci pensavano, si sposavano e poi si davano tutta la vita per amarsi.

una volta c'era il concetto del treno che passava e se lo perdevi lo perdevi. oggi siam pieni di treni, così pieni che non sappiamo quale sia il nostro.

sempre così concentrati a non perderlo che lo perdiamo perchè non lo riconosciamo. e giù a domandarci se non ne potrebbe passarne uno migliore.

li perdiamo nell'angoscia stessa di perderli, così tesi al particolare, da perdere il senso dell'insieme.

come Amleto.

lui e quell'altra cretina di Ofelia, che nessuno dei due mi pare, abbia poi fatto una gran bella fine.

anche Guildestern e Rosencrantz, alla fine, sono morti.

intanto metto altra roba nel carrello, e via verso la cassa. gente che spinge, gente che passa, un bambino che piange.

mamma dammi le chiavi, mi spiace devo uscire non sto bene, ma cos'hai, non lo so, dammi le chiavi mi dispiace le borse falle tu giocaci tu a tetris dammi le chiavi che devo uscire di qui, ma cos'hai, niente non ti preoccupare devo solo uscire un attimo.

devo solo uscire a respirare un pò di nebbia, prima di vomitare tutta quella che mi è scivolata nello stomaco.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 17:41 | link |in line commenti (9) pop up commenti (9)
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sabato, 03 febbraio 2007

Giulietta e Romeo. Molto rumore per nulla

poltroncine di velluto rosso.

mi ci son persa in questo freddo assurdo quante volte.

non so.

a guardarle ancora una volta, mi domando cosa sia un anno a passarlo dietro e davanti ad un sipario.

dietro.

(non venire soprattutto tu, che non ti voglio, e poi trovarti lo stesso e pazienza chè poi tutto ha iniziato a rotolare via, ma che dico, a franare proprio).

davanti.

una mano ed un sorriso, il tocco di un ginocchio che scaldava.

dietro.

e sentirsi sciocchi e soli, anche con tutta quella gente.

davanti.

di nuovo tu, ma non dovevamo non incontrarci più?

dietro.

il vuoto di quando il teatro si svuota.

davanti.

spettacoli che ti entrano dentro. parole che ti rimangono appiccicate come piccoli ami.

ok ero solo un pesce piccolo rimasto nella rete impigliato per sbaglio.

impigliata fra gli strapuntini rossi della platea e il tendone rosso del sipario.

dietro.

e che ci faccio, di preciso, qui?

davanti.

e che ci faccio di preciso, qui?




poi davanti e dietro è diventato un tutt'uno, i copioni mescolati le battute poi non ne parliamo, i personaggi e gli attori, le commedie le tragedie ma soprattutto, le farse.



scrivi qualcosa per noi, dai.

non ti fidare dei geometri, non ti fidare dei musicisti, non ti fidare degli attori e degli scrittori. non ti fidare, fai prima.



dietro.

venerdì scorso.

il freddo nelle ossa nonostante i riflettori. l'inverno più mite degli ultimi cent'anni, e su quel palco, un umido e un gelo da far invidia alla tundra. e tu, come un lichene, un muschio da presepe, sulla tua seggiolina.

davanti.

questa sera.

con il boticino di oki in borsa e i nervi della gamba che chiedono pietà.

dietro a tutti, a ridere di gusto.

e pensare che a vederli recitare, quel Mercuzio/Matteo e quella Balia/Patrizia, porca miseria, ti senti veramente misero. perchè li conosci lontani, li riconosci distanti.

un pianeta diverso.

Sarà che Mercuzio lo adoro, e adoro Matteo. E sarà quel veneto in bocca a Patrizia che stasera mi ha messo su malinconia...

questa sera ho capito che non sono un'attrice.

e non posso fare finta di esserlo.



stupide poltroncine rosse.

come tutte le cose importanti, vi odierei, se disgraziatamente non vi amassi.



pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:50 | link |in line commenti (16) pop up commenti (16)
categorie: teatro, pensieri spettinati
venerdì, 02 febbraio 2007

della meravigliosa utenza che giunge in pidiccilandia

direttamente dall'elenco delle chiavi di ricerca, celle contigue citano:



"qualcosa di duro da"

"sempre nel posto sbagliato"



roba che una che sapesse scrivere potrebbe cavarci uno o due romanzi.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:49 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: pensieri spettinati