
Ste: Pdc...?
Pdc: seeh....?
Ste: hai seguito la pupa e il secchione?
Pdc: ma ti pare?
Ste: no, hai fatto bene per carità... era solo perché mi pareva che potessi riunire in te le peculiarità e della pupa e del secchione............
Pdc: ...Stupida come una pupa e brutta come un secchione?
Il diavolo veste Prada sta all'epopea di Bridget Jones come la nouvelle couisine sta ad una mousse a cioccolato.
ne parlano tutti un gran bene, non tanto della nouvelle couisine, quanto de Il diavolo veste Prada. E mi ero illusa che ci fossero i presupposti tangibili per creare da un libro (che in realtà non ho poi mai letto) che ha stravenduto, un film che facesse piacere vedere e rivedere.
ora, la storia del brutto anatroccolo che diventa cigno con gli anni ho provato a metabolzzarla ma giacchè ho constatato con mano che o sei cigno o sei brutto anatroccolo, rivederla proposta e riproposta e riproposta con l'aggravante che il brutto si fa per dire anatroccolo in questione grassa come solo una taglia quarantadue ipocritamente può sentirsi,è pure una che alla fine è debitamente intelligente e meritevole, beh.
facciamoci del male.
assolutamente divertente, questo ça va sans dire
godibile.
però non so.
sarà l'urlo muto dei miei maglioncini in misto acrilico rantolanti nell'umido dell'armadio
il mio continuare a credere che le due cinture fossero quasi assolutamente identiche o meglio, completamente intercambiabili nella loro stupida diversità.
sarà la mia impietosa taglia quarantaquattro, chissà.
sarà che poi proprio Prada mi è sempre stata un pò di traverso, è sempre stata quel pezzo di plastica rossa sotto le suole e basta, e mi sfugge sempre in cosa certi particola e non altri, facciano tutta questa differenza.
ma difficilmente viene voglia di impietosirti per Andrea, anzi, la guardi scivolare lentamente nell'abisso sapendo che intanto alla fine non riuscirà a sorprenderti, che intanto è così bellina e intelligente e corretta che non potrà che andare tutto per il verso giusto.

Al contrario di Bridget, che tutte le volte che arriva la sequenza in cui va alla festa in maschera dai suoi, mentalmente le urlo contro: ma nooo cretina, nooo.
togliti almeno la coda da coniglietta. almeno quella.
per piacere.
Andrea è la solita che le va per forza bene tutto.
Bridget, sembra che alla fine possa andare bene qualcosa anche a te
Sono creatura da amori improvvisi dovuti a piccole sensazioni che nascono in sordina e poi esplodono come una bolla che si apre e ricade e si riforma e continua così, affascinandomi per la sua stessa natura e per il suo stesso modo di esistere.
Oppure da amori pertinaci che nascono per accumulazione di dati nel cervello, neurone dopo neurone e rimangono come muri piantati qua e là nel pensiero.
Questo per il film di Crialese è entrambi.
Poteva, lo ammetto, essere una boiata pazzesca. E, lo ammetto, per qualcuno potrà anche esserlo.
Eppure.
È’ potente.
È bello, nei visi degli attori non patinati, nella parlata dialettale sottotitolata. Nei contrasti cromatici.
Nel suo essere racconto di tutto e di niente. Nel suo spargere indizi.
Varrebbe la pena vederlo anche solo per due scene
La prima, il distacco della nave dal porto.
Non è scena da descrivere, non si può a parole, sarebbero comunque troppe, o troppe poche. Ma vederla, invece, è cosa che senti sulla pelle. E se un film vuole anche solo per un attimo far vivere un’emozione vera e profonda, e dovrebbe volerlo fare, ebbene, qui ci riesce, in questo lento partire dal molo che prima è solo lieve percezione e poi presa di coscienza del distacco e poi improvvisamente si è comunque già troppo, troppo distanti. E non c’è via di scampo.
La seconda, è la scena finale.
Il riemergere dal bianco di quel fiume di latte di Salvatore, così fuori dal mondo, così mondovecchio fatto di segni e piccoli riti, così ingenuo, e di Lucy mondonuovo, così triste, così consapevole. e sola.

Lucy: Salvatore, io non vi sposo per amore…
Salvatore: Amore? …Ma se neppure ancora ci conosciamo…per queste cose ci vuole tempo…è giusto? … è giusto?
Il riemergere di tutti in quel mare di latte verso cosa chissà, e poi non è neppure importante, come non è importante la storia che verà dopo, l’importante è proprio solo il raccontarla.
On air :Nina Simone, SinnerMan
Il professore cinese Cao Shizhong dirige l'Istituto di ricerca per la correzione degli edifici sbilenchi, specializzato nel raddrizzamento di strutture verticali pendenti. Si è offerto di raddrizzare la torre di Pisa, anche se non completamente: pur mantenendo il suo fascino turistico, Shizhong si è offerto di riportarla alla leggera inclinazione che aveva quando è stata costruita nel 1350. Prendi questa storia come metafora, Bilancia. Ti suggerisco di rettificare, ma solo in parte, qualcosa che è storto o sbilenco nella tua vita. Ma non essere così perfezionista da fargli perdere il suo fascino. Consiglio per Halloween: potresti mascherarti da reginetta di bellezza con un grosso foruncolo o da supereroe con il braccio rotto.
e qui in effetti pare trabbalare un pò tutto. tutti i campi del possibile e del probabile. tutto leggermente disassato. tutto leggermente troppo o troppo poco.
Lo scrittore francese André Gide ha detto: "Il colore della verità è il grigio". Fanne la tua parola d'ordine, Vergine. Resisti alla tentazione di innamorarti di eventi di un rosso scintillante o di lasciarti allettare da massime azzurre. Fuggi come il vento da chiunque cerchi di venderti una storia di buoni con il mantello bianco e di cattivi con il mantello nero. Più ti sentirai a tuo agio con verità dai colori mescolati, più è probabile che tu veda le cose esattamente come sono. Consiglio per Halloween: qualsiasi costume elaborato come quello di un personaggio della commedia dell'arte, ma completamente grigio.
mi sento sola. vero. mi sento un pò disillusa e distaccata. non ho neppure più voglia di difendermi col cinismo e non ho voglia di protezione. va bene così. va bene lo stesso.
mai stata meglio.
essenza come nucleo di qualcosa,natura centrale e più importante di ciò che quella cosa è per sua natura.
e per estensione, profumo, ingentilimento di odore.
odore che è fatto di particelle volatili che entrano nel naso e vanno al cervello. mangiamo con il naso, prima ancora che con occhi e bocca.
odore che ti penetra i polmoni e non riesci ad opporticisi, più convincente di quello che appare, perchè ti convince di quello che è.
il libro di Suskind, lo si dice sempre, e lo dirò anche io, o lo si ama o lo si odia.
ed io, l'ho sempre profondamente amato.
a naso proprio, per dire.
e il film. che dire. è difficile che un film sia al pari di un libro, capita raramente. eppure questa volta mi pare che ci si sia riusciti a mantenere lo spirito, l'essenza, appunto, del racconto, operando le debite scelte, rimodellando parzialmente la narrazione piegandola alle necessità cinematrografiche, che non sono ovviamente le medesime di quelle cartacee.
eppure, i colori; la voce fuori campo; le sequenze, un sempre strepitoso Alan Rickman. tutto contribuisce a ricreare le medesime percezioni olfattive del libro.
quello della pietra calda. quello anfibio di bestie d'acqua dolce. quello del muschio bagnato.
e l'ossessione nel voler conservare l'odore.
la disperazione del passare inosservati perchè non si ha un proprio profumo.
l'ossessione di volerlo ricreare.
la ricerca. l'attesa. la distillazione.
note di testa, note di cuore, note di fondo.
Grenouille
che non sa di niente
e non sa di non sapere amare
e quando se ne rende conto alla fine abbandona il campo
chè se non sai amare non sarai mai amato
e allora per eccesso, tanto vale farsi amare così tanto, da farsi divorare.
sparire
fino all'ultima goccia.
che buoni gli odori così poco asettici così personali. scorderò i nomi scorderò i profili e le date e i luoghi ma gli odori quelli no. quelli rimangono. gli odori, che siamo noi e che si accettano o meno, più di ogni alatra cosa.
on air : The Gatering, Nighttime Birds
Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
Tre piccole pietre sparse in questo condominiosplinder. barcollo, ma non mollo.
il gruppo di autoiauto, Ciao mi chiamo XXX e sono un blogger, autocostituitosi subitaneamente ieri sera e composto da (rigorosamente in senso orario e a partire da Mario) Mario, Phoenix, Z4nn4, Sinforosa, Zumal, PdC, Tangerina e Phantomlord, caccia prontamente i piedi sotto il tavolo e masticando qualcosa di tanto in tanto, oltre alle parole, ovviamente, inizia a raccontarsi.
io poi, che sono ormai veramente un’astemia alcolizzata, e pertanto, bevo per dimenticare, alle parole “vita sociale” “amore” “amore” ” famiglia” “coppia” “amore” “relazioni” “amore” e poi non rammento più quali, ma creod “amore”, perchè ho giustamente dimenticato, buttavo giù una perla di rosso.
Ricordo che Tangerina ha asserito, alle volte, di non condividersi, e questa, ritengo, è una grande libertà.
POSTilla MARIO: mario non è verde. mario è come me, se si escludono le tette e i sandaletti sbriluccicosi. Mario ci stimava (prima di conoscerci secondo me) Mario è arrivato con Tangerina, e conoscevsa già Sinforosa, e sapeva che delle altre due donne che dovevano venire una aveva disdetto e quando l’ho salutato mi ha chiesto chi ero. (non che avessi molte possibilità di essere altrei che me) Mario si stupisce del come mai due coetanei (che per altro hanno fatto le stesse scuole medie peraltro entrambi nella sezione di francese in una città come asti dove tutti si conoscono se non sono almeno parenti) non si siano mai incrociati neppure accidentalmente.
sa di buono poter dare un contorno alle persone che leggi. scoprire il tono preciso delle loro frasi, riscoprire i gesti nascosti dalla scrittura. sa veramente di vino corposo che scende nello stomaco e risale nel cervello; sa di pane e salame e grissini che scricchiolano sotto i denti. sa di bollicine di acqua frizzante, e di tartufo nero e linguine. sa di coordinate differenti, di rotte leggermente ampliate. Sa di piacevoli riconferme, come accertare che nell’eco di un qualcosa di indefinito, avevi comunque colto il senso giusto, o che avevi sbagliato di poco.
Tangerina che è un pozzo di interessi, e staresti ad ascoltarla per ore. con quello sguardo chiaro di chi ha gli occhi belli e lo sa.
sinforosa due di tutto tranne gli alberi, che sono tanti.
on air: una musica brutal; Gotan Project
Descubrimos vos y yo
en el triste carnaval
una música brutal
melodías de dolor
…
ridendo e scherzando, con la stessa naturalezza con cui la serata è trascorsa, salutimo prima ,l’uno, poi l’altro e ci ficchiamo in macchina di sinforosa che si offre di riportare ciascuno al proprio mezzo, o al proprio fine.
giro la chiave nella toppa, cerco di non fare rumore.
ma è stata una bella serata.

Col cavolo.
Se fossi un telefilm,
anche vero, volendo eh. però. mafaffan*ulo, vah.
siamo quello che leggiamo. siamo quello che nonostante uno non voglia, ci rimane in testa
che assimiliamo perchè riconosciamo
órdine: órdine
s. m.
sistemazione, disposizione delle cose rispondente ad un fine prestabilito, ad un criterio razionale o estetico; l'armonia e la bellezza che si manifestano nelle opere di Dio e della natura; la disposizione che hanno le idee nella nostra mente, secondo la loro logica connessione; anche la successione dei fatti, così come si susseguono nel tempo.
fare ordine.
madre: mettiamo a posto?
pdc: si
madre: nell'esistenza?
pdc:...
madre:...
pdc: io pensavo per oggi di iniziare dalla mia camera da letto...
un passaggio all'ètà adulta lo percepisci vivido nel momento in cui inizi ad amare l'atto in sè del fare pulizia.
ad esempio, lavare i vetri.
vetril e giornale, molto alla buona, e olio di gomito, come si dice dalle mie parti.
e passata dopo passata il vetro è più trasparente.
e si vede tutto molto meglio.
lo sporco e l'opaco sembrano esserti passati addosso calamitati come ferro da un magnete.
hai fatto fatica: hai ottenuto un risultato. sei soddisfatto. e i pensieri non hanno avuto tempo di rimbombare a vuoto nel cervello.
una doccia e speri con lo sporco di far scivolare via nello scarico anche il resto.
quale resto?
non lo so.
io, forse.
ho un foro da qualche parte come una gomma che ha preso un chiodo.