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inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

venerdì, 30 giugno 2006

Troia's discount. qualche ora dopo, o giù di lì

...


DIDONE


"Didone ed Enea riparano in una stessa grotta. Per prima la Terra e Giunone pronuba danno il segnale: rifulsero lampi nell'aria a festeggiare l'unione, e sulle cime dei monti ulularono le Ninfe. Fu quello il primo giorno di morte, la causa prima di tanti mali; Didone non pensa alle chiacchiere, non pensa al suo decoro e non teme lo scandalo,
ormai non coltiva più un amore segreto, lo chiama matrimonio, vela così la sua colpa."
Eneide IV, 201-209


LUCE ti amo OMBRA senza dirtelo


L'AMORE


NON ESISTE


quello corrisposto


AMIAMO SOLO QUELLO


CHE NON POSSIAMO


AVERE


"Fondai una grande città, vidi sorgerne alte le mura, vendicai mio marito, inflissi al fratello nemico giuste pene: felice, ahi, troppo felice se solo non fossero mai arrivate ai nostri lidi sabbiosi navi dardanie!". Disse e premè la bocca sul letto. "Moriamo senza vendetta - riprese - ma moriamo. Così, anche così giova scendere alle Ombre. Il crudele Troiano vedrà dall'alto mare il fuoco e trarrà funesti presagi dalla mia morte".
Eneide IV, 795-804


CREUSA


Tagliare tagliare tagliare


Bruciare


tutta un fuoco che l'aria spegne; il vuoto della vita che segna la strada alla tana, dove spegnersi del tutto


Creusa, voce profonda, Creusa che esfoglia strati di cellule morte. Creusa pancia morbida e bianca e diaframma che si alza e si abbassa e cassa toracica che si innalza e ristagna, Creusa cinica e stanca, occhi che sanno il dolore di rinunciare, ombra fra le fiamme che dice vai via, il tuo destino è un'altra. Creusa urlo muto.


LAVINIA


negli occhi, tatuato il nome di Enea, immagine che ha violentato quelle orbite. memento. ricorda. ai ricordi non puoi sfuggire. e scappare è codardo. nascondersi nella quotidianità ormai stravolta, riscriverla; e come? no, andare avanti. le cose si rompono poche si aggiustano. pugnalarsi al petto, emorragia di chicchi di riso, memento, dolore per la gioia che non lo è più, dolore. fino alla stanchezza. a morire nuda deposta come un cristo sacrificato, per poi, cosa? scendere nell'avello e al posto della terra, qualche manciata di cereali. buona colazione.


EURIALO e NISO


uomo o donna. poco conta. cambia la forma, alcune sostanze. i meccanismi, le dinamiche, alla fine. si somigliano. amore. chiamala donna, chiamalo uomo, e che importa che bocca è la tua che lo dici. è il sangue che scorre nelle vene quello che muove le parole. chiamala amicizia. chiamala come vuoi.


Eurialo, mano sui sugli occhi di Niso, bocca sul suo collo, labbra sulle sua labbra, baci sul suo petto, lingua sulle sue dita. un'unica preghiera: RIEMPITI DI BUIO


Niso, un'unica eccezione, che tira strafottente a far male e ci riesce: MEGLIO UNA DONNA.


ENEA no, lui non c'è. lui sarà magari al bar con gli amici, sarà a cercare la prossima battaglia, la prossima vittoria o la prossima donna. la prossima occasione di sentirsi eroe.


Un sorso di Lete. che l'arsura è tanta.


tutto fu inutile


ma se gli dei non ci avessero travolto


rovesciando negli abissi della terra


le cose che stanno alla luce


saremmo scomparse senza fama


e gli uonimi che verranno


non ricorderebbero il nostro dolore


nei canti delle muse.


Euripide, Le Troiane

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 10:09 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
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mercoledì, 28 giugno 2006

24orePrima. o giù di lì.

asti teatro 28.


TROIA’S DISCOUNT

di Stefano Ricci e Giovanni Forte


Due casseurs, Eurialo e Niso, che nell’Eneide non appaiono mai prima e che - dopo il Libro IX - non compariranno più. Tre donne, Creusa, Didone e Lavinia, legate dall’incontro fortuito con lo stesso uomo. In una consumistica ballata di fantasmi evocatrice di Amore. Campionario di vite cloroformizzate, abitate da un senso di attesa che mai si realizza. Anime che hanno mancato l’appuntamento col destino; che hanno fallito. Allora, giù. Verso gli inferi. Senza fermate intermedie. Aggrappati ad una zattera della medusa che ha i contorni d’un centro commerciale. Giù, sempre più giù. Fino al grado zero della voglia di vivere. Fino a vivere, forse, per la prima volta.

ricci/forte


Personaggi principali di troia’s discount sono i ricordi, le immagini di fatti e cose, di esseri corporei e spirituali che già furono e che noi vediamo ripetersi, riapparire, per ricondurre in noi quel tanto di bene e male che già dispensarono in passato. Quante volte avremmo voluto dimenticare magicamente un odore, una persona, un’emozione, un’esistenza intera per cancellarle dalla nostra vita? Ma la memoria è il cane più stupido che esista. Le lanci un bastoncino e ti riporta indietro tutto.


stefano ricci


domani sera.

io ci sarò.

a guardare

riempirmi gli occhi, di nuovo; e le orecchie, di nuovo.

il teatro.


vacca miseria; o lo ami, o lo odi. ti ci immergi; fino a ferirti, a volte, inutilente.

e si ha un bel dire che le parole alla fine, arriva quel momento che non fanno più male, che non salgono più pungenti e liquide agli occhi e ti tappano la bocca e ti tolgono il fiato.

e ti domandi quale cazzo sia quel tuo benedetto ruolo, che forse non c'è mica.

chè poi, quella volta che ci credi. è sempre la volta che sbagli di più.

la verità. la versione più facile da ricordare vero. i ricordi, certo. come macchie. macchie di cioccolato sui pantaloni. saponare prima in acqua calda e lasciare asciugare e pulire con acqua fredda e poi in lavatrice e poi, sarà come se non fosse mai esistito.

alle volte poi è un pò più complicato; a togliere una macchia. a togliere un qualcosa; ad un certo punto bisogna pur sacrificare, no? rancare via il tessuto sano.

anche se il tessuto sano è il tuo.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:03 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
categorie: teatro
martedì, 27 giugno 2006

DiStanza

spazio che separa luoghi, cose, persone

Eravamo solo bambini - siamo solo bambini - avrei potuto dirle. Che ne sapevamo? Cosa ne sapevamo, veramente? Si aveva l'impressione che ogni cosa fosse un gioco - credevamo di inventarci ogni cosa noi stessi, via via. Quando eravamo bambini, avevamo l'impressione che quasi ogni cosa fosse soltanto un divertimento - senza offesa, senza danno a nessuno.
...
Non ci rendevamo conto che c'erano delle forze, all'opera, dietro quel nostro gioco.

J. Irving, Preghiera per un amico.

intervallo di tempo tra due fatti, due avvenimenti


Ascoli; interno giorno.
sto fotografando un crocefisso.


Lei: sei credente?
PdC: insomma; non proprio. non del tutto. diciamo che mi manca la fede, per esserlo.



Fotografo questo crocefisso perchè è bello.
legno accarezzato da una luce calda, laterale, di quinta.
e penso che è come a teatro.
Una buona luce, un pò di atmosfera, e sei disposto a credere a tutto.
Anche alle parole.


differenza notevole


I can always find someone
to say they sympathize.
If I wear my heart out on my sleeve.
But I don't want some pretty face
to tell me pretty lies.
All I want is someone to believe.


on air: Honesty, Billy Joel


nel linguaggio sportivo, percorso su cui si svolge una gara considerato nella sua lunghezza

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:34 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
categorie: pensieri di carta
sabato, 24 giugno 2006

è lunedì. un giorno a caso. il migliore forse, per smettere e ricominciare. casa è a quasi seicecento chilometri ed è un bene. il cellulare spento, e le preoccupazioni con lui. i realtà non è spento, è silenzioso, impercettibile, e con lui il resto. lascio aperte le possibilità. mi lascio la possibilità di ignorarlo bellamente. la giornata è grigiastra. a pancia sotto, strofino i piedi e sento i granelli di sabbia scivolare sui polpacci, la coscia, e penso che me li ritroverò nel letto stanotte, chè neppure la doccia riuscirà ad eliminare tutti i residui.
il mare come di consueto, sa di mare; iodio e salsedine. e sale l'umido nel naso insieme agli odori.
chiudo gli occhi, il camminare del venditore ambulante solleva sabbia.
il tlack tlack della paccottiglia etnica che sbatte è ritmica come il rumore delle piante dei piedi contro le ciabatte.
lorenzo. è il bambino che sul materassino sta cercando di tornare a riva remando con il retino.
vicino a me un padre chiama il figlio con un tono di voce che incuterebbe timore a chiunque, tranne che a l figlio, appunto. che poi, ora, manco lo sgrida più, ma il tono rimane minaccioso anche con i termini più affettuosi..
poco più in là due bambini si gridano a vicenda con l'urgenza e la gravità tipica dei bambini, che in un buco da qualche parte c'è un granchio.
una donna. capo coperto da un foulard. lungo abito beige. incede lenta verso il mare. arriva all'acqua e si tira su il vestito, come a non bagnarlo. non ti aspetteresti che invece si lasci cadere, scivolare lentamente dall'aria al liquido. è ancora là seduta. prende il mare.
un ragazza. pare abbia la mia età. bianca anche lei. capelli scuri tirati su, occhiali sottili a nascondere uno sguardo malinconico. cammina verso l'acqua, di traverso, pare che lo voglia raggiungere ma che voglia farlo nel maggior tempo possibile. canticchia a mezza gola. cosa, è impossibile da decifrare. si ferma in quel punto in cui l'onda si ferma e non sempre arriva. i piedi a sentire il freddo e la sensazione di sabbia che scappa.
gente che pesca sugli scogli.
la ragazza sta ferma lì, fissa l'orizzonte. guarda le onde.
tre bambini corrono in acqua verso la curiosa figura accucciata. il tempo di arrivare a darle un'occhiata che tornano indietro di corsa e si fermano al granchio di prima.
la donna si alza, si toglie i vestiti da appiccicati di dosso, li scosta, cammina un paio di metri e poi si risiede..
la ragazza si gira, torna al suo asciugamano.
ginocchia, glutei, talloni.
apre la borsa.
prende un'agenda.
e inizia a scrivere.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:38 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
categorie: pensieri spettinati
venerdì, 16 giugno 2006

vacanza.

Prima di partire per un lungo viaggio
Devi portare con te la voglia di non tornare più

Prima di non essere da sola
Prova a pensare se stai bene tu


Vado.
chè intanto, torno.




pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 22:46 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
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ineluttabilità del fato

che il mondo fosse piccolo, lo si dice ormai da secoli.
ma metti che un mattino ti svegli e ti dici, adesso faccio un post.
apri safari e digiti "del perché ti odio", e poi schiacci invio.

google cerca; google trova.

Questo: http://www.smokingpermitted.net/sp/archives/2005/07/le_mie_amiche_d.html

e come primo risultato.

beffardo e inquietante, e come al solito, stoltamente ironico.
il caso, naturalmente.





pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:09 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
categorie: piccolo mondo blog
giovedì, 15 giugno 2006

vignettisti per casa (mia)

qualcuno mi pubblica  qualcosa.


ma tu pensa.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:44 | link |in line commenti (5) pop up commenti (5)
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mercoledì, 14 giugno 2006

loop

la prima è la musica di Shostackovich.
poi viene il tango di Roxanne.
infine, a lenire il tutto, i nine milion bicycles.
se volessi farmi un pò più male, ma non ne ho voglia:
Don't Let Me Be Misunderstood, versione Nina Simone.
e come farsi mancare Norah Jones, Don't Know Why, allora?.
quella si, che fa male. affondare e girare.
riconsoliamoci con Nancy Sinatra, These Boots Were Made for Walk, o Bang Bang.
per alleggerire.
e rituffiamoci a fondo con Yann Tiersen, tutta la colonna sonora di Ameliè.
et voilà.
Le vent nous portera.
forse.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 17:27 | link |in line commenti (3) pop up commenti (3)
categorie: pensieri spettinati
martedì, 13 giugno 2006

illuminazione zen

chè poi, a sentirli parlare, gli uomini, ci dicono sempre la verità.
Siamo noi, che non vogliamo mai dargli retta fino in fondo.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:36 | link |in line commenti (13) pop up commenti (13)
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la piccola bottega dell'orrore dei fumettisti


a cena con i sopravvissuti del corso di fumetto; a qualcuno viene in mente : chissà quali misteriosi percorsi karmici ci ha condotto a ritrovarci. chissà che colpe dobbiamo espiare; e ti ritrovi a parlare di animali.


io: mai avuto animali eh, ho paura che muoiano. Francesca: oh, si, io poi odio i gatti che mia madre li ammazza sempre che loro vanno a finire sotto le ruote dell'auto Giovanni: non io beh ho un buon rapporto col mio gatto, eh. a volte lo prenderei per le pallette e lo s'rollerei un po'hetto, ma gli voglio un gran bene, che ci ho solo lui che mi aspetta a 'asa la srera... Francesca: ma si, gli animali non sono duraturi, muoiono subito.


Laura: io mangio i gamberetti con il guscio


tutti: ...???


Laura: si, però tolgo le zampette.


Giovanni: una volta il mio cane prese la tartaruga in bocca e la anciò in alto tanto che il 'arapace si ruppe e lui se la mangiò. Io: se volete vi racconto dei pesci del mio amico Fabio che l'altra settimana si dev'essere rotto qualcosa e rientrando ne han trovati la metà che galleggiavano ... Francesca: i pesci poi non ne parliamo, son quelli che vivono di meno Laura: io ho una vicina di casa con un cane che viene a fare i bisogni ne lmio cortile; indispettendo per altro la mia gatta, che ne esce sempre piuttosto risentita... potrei stirarlo con la macchina Francesca: ma si, i gatti poi si buttano proprio sotto le ruote delle macchine


( a quest punto Laura ha cercato di dare un senso a tutto quanto, avallando l'ipotesi della vulnerabilità delle bestie di fronte alla luce, al movimento etc etc. insomma, cercando di dare una parvenza di scientificità all'intervento)


Io: ma guarda, veramente io posso portare ad esempio il cane che abitava nella vecchia via dove abitavo io, e lui attraversava sempre sulle strisce e guardava a destra e sinistra. anche l'altra sera, un riccio ha attraversato la strada e ha guardato prima di farlo. ok, se ne è fregat o bellamente del fatto che stava arrivando una macchina, però guardare ha guardato eh!!!. Giovine di cui non mi ricordo il nome: ... il mio gatto ha la pessima abitudine di fare pipì sul mio arco. Io: potendo forse terrei un serpente, ma mi fanno tanta tenerezza anche i topini, come farei a darglieli in pasto?


 già. chissà quali misteriosi percorsi karmici ci han condotto a ritrovarci. chissà che colpe dobbiamo espiare, chissà quale mutevole forma ridefinirà i nostri futuri contorni...


Denis: l'importante, è non rinascere gatto in casa di Francesca...


pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:29 | link |in line commenti (5) pop up commenti (5)
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lunedì, 12 giugno 2006

L'ultima puntata era terminata lasciando l'auditorio con il fiato sospeso. Sogno o realtà?


si trattava di uno scherzo ben ordito o veramente qualcuno era disposto a donarmi una piccola gioia? (nella fattispecie, una piccola gioia targata Rosato... eh!)


Beh. pare vero.


quindi ora devo decidere quale scegliere...


il seguito, alla prossima puntata..............

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 16:36 | link |in line commenti (5) pop up commenti (5)
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giovedì, 08 giugno 2006

Nove anni cercò Blimunda. Cominciò col contare Ie stagioni, poi ne perse il senso. Nei primi tempi calcolava Ie leghe che percorreva al giorno, quattro, cinque, alle volte sei, ma poi i numeri Ie si confusero, non tardò che lo spazio e il tempo lasciassero di aver significato, tutto si misurava in mattina, sera, notte, pioggia, sole, grandine, foschia e nebbia, strada buona, strada cattiva, pendio da salire, pendio da scendere, pianura, montagna, spiaggia del mare, sponda dei fiumi, e facce, migliaia e migliaia di facce...


Quante volte Blimunda immaginò che, mentre se ne stava seduta nella piazza di qualche paese chiedendo l'elemosina, un uomo si sarebbe avvicinato e al posto del denaro o del pane Ie avrebbe teso un uncino di ferro, e lei avrebbe infilato la mano nella bisaccia e ne avrebbe tirato fuori uno spiedo della stessa forgia, segno della sua costanza e attesa, Così ti trovo, Blimunda, Così ti trovo, Baltasar, Per dove te ne sei andata tutti questi anni, che fatti e che sventure ti sono capitate, Dimmi prima di te, sei tu che ti sei perduto, Ti racconterò, e sarebbero rimasti a parlare fino alla fine del tempo.


Migliaia di leghe percorse Blimunda, quasi sempre scalza.
La suola dei suoi piedi divenne spessa, crepata come un sughero.


Qui ci sono gia passata, e incontrava facce che riconosceva, Non ti ricordi di me, Ah, sì, mi ricordo, allora hai trovato l'uomo che cercavi, II mio uomo, Sì, quello, No, non l'ho trovato, Ah, poverina, Non e per caso comparso da queste parti dopo che io sono passata. No, non e comparso, Allora vado, arrivederci un giorno, forse.Buon viaggio, Se lo troverò.


Lo trovò.


Camminava in mezzo a fantasmi, a ombre che erano persone. Tra i mille odori fetidi della città, la brezza notturna Ie portò quello della carne bruciata. C'era folla a S. Domingos, torce, fumo nero, fuochi. Si fece strada, arrivò alle file davanti, Chi sono, chiese a una donna che aveva un bambino in braccio, Di tre lo so, quello dietro e quella sono padre e figlia che sono venuti qui per colpe di giudaismo, e l'altro, quello all'estremità, è uno che faceva commedie per il teatro dei fantocci e si chiamava Antonio Josè da Silva, degli altri non ho mai sentito parlare. Sono undici i giustiziati. II rogo è gia molto avanti, Ie facce si distinguono appena. A quell'estremità brucia un uomo cui manca la mano sinistra. Forse perché ha la barba annerita, prodigio cosmetico della fuliggine, sembra più giovane. E una nuvola chiusa sta al centro del suo corpo. Allora Blimunda disse, Vieni. Si distaccò la volontà di Baltasar Sette-Soli, ma non salì alle stelle, se alla terra apparteneva e a Blimunda.




José Saramago"Memoriale del Convento






pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 16:45 | link |in line commenti pop up commenti
categorie: pensieri di carta
martedì, 06 giugno 2006

Chiudimi le labbra con un bacio, la bocca con la lingua e iniziamo a parlare.


Giovanni Arduino, Chiudimi le labbra...


a volte mi domando cosa voglio e altre, altre mi rispondo che lo so. ché alla fine. alla fine. è quasi inutile cercare di descrivere quello che non c'è. ma perchè sprecare tante parole. tanto spazio e tanto tempo.


on air___ qualcosa di Nina Simone

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:24 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: pensieri di carta, pensieri spettinati
lunedì, 05 giugno 2006

che strano stupido bene
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:29 | link |in line commenti pop up commenti
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venerdì, 02 giugno 2006

seduta. Guardo le cose scorrere e accadere. e rimanere immutate.

è vero, tutto sommato, cos'è strano, o normalmente strano?

ma che cavolo ne so, io.

inferenze; interferenze; intermittenze; concorrenze.

so solo che da un certo punto in avanti, è tutto meno normale.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 16:18 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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