
M come ma macchia macchinoso macello macero maceria macigno macroscopico madido maestro magagna magico magma magnetico magnifico magone mai malattia male maledire malgrado malinconia malizia mancanza mangiare mani manipolare mantenere marchio marciapiede marea marginale marmo marrone maschera maschi massa massacro massimo materia matita matrimonio mattatoio mattino matto mattone maturo mea culpa meccanismo mediano medico medioevo mediocre meditazione melodia memento memoria menare mendace mendicare mentire meraviglia merce meretrice merito messinscena mestiere metafora metamorfosi metodo metro minoico mio miraggio miseri misfatto mistero misura mordere motivo moto mozzare mugolare muovere muro musa muschio muscoli musica mutare muto mutuo muzzo.
S come scusa, scabro, salita, scacco, sabotaggio, sacrificio, stupida, sale, saliva, salto, stupida, scandalo, saturazione, scelta, scenografia, schiettezza, ma , soprattutto, stupida.
M: Mi han detto che lo spettacolo è andato bene... hai furoreggiato"
PDC: ho tre battute esco da una porta entro in una doccia e mi spoglio e poi non ne esco quasi più...; però il pubblico ha riso...
M: anche durante lo spogliarello?
PDC: beh. si. è evidente che seminuda faccio ridere.
M: ...io non ho mai riso...
PDC: ...è evidente che tu pensavi ad altro.
non parliamo mai di sentimenti...
certo che no certo che non ne parliamo, di quali sentimenti poi potremmo disquisire? sarà la cosa buffa che nella parola sentimento io la prima cosa che leggo è senti e penso a sentire, e poi leggo mento, e penso a mentire. che dici, sarà psicologico? cioè, questa predisposizione innata a temere questa consapevolezza del sentire. forse per questo preferisco i sensi. poi sono di più, e lasciano numerose vie di fuga, o baratri nei quali scivolare, tipo nelle sensazioni.
si, ma non parliamo mai di sentimenti...
no, in effetti no. non ne parliamo perchè dovremmo parlarne poi? io rido e sorrido e dico cose e le soffoco nelle risate. strangolo le parole fra la lingua e identi. le sciolgo. come caramelle. hai presente quelle caramelle gommose,no? ne mangi una a sinistra e hai mezza bocca incatramata di liquerizia o gocce di pino, e allora ne mangi un'altra sperando di riuscire a togliere la prima e se sei fortunato e abile, ci riesci pure; solo che una parte puntualmente finisce per incatramarsi all'altra metà di denti. e allora, tu ne mangi un'altra per vedere se riesci a togliere quel gommume. e se se ifortunato e abile, ci riesci pure. solo che così ricomincia sempre tutto da capo...
esattamente come con le parole.
si, ma il sentimento?
e non ne parliamo, no. lo so. ma sentimento buondio, vuol dire sentire, comunque, percepire coi sensi. e percepire percepisco. ti ascolto. ti sento. nelle parole, sotto le dita. nel vario pulsare come il movimento del mare, no? avanti e indietro. avanzare e retrocedere. la risacca. il rumore del mare nelle conchiglie che porti all'orecchio, ma anche lì mica è vero. mica è il mare. è solo aria.
e questo che c'entra?
nulla. non so. pensavo a quei momenti di passaggio. di trasformazione. quei momenti tipo quando un "wilde party" si trasforma in un addio al celibato; tipo che un attimo prima il protagonista sta agitando un tanga di lustrini e all'improvviso cambia scena e si ritrova con in mano un pannolino. e questo non c'entra proprio nulla. questo, no.
...
si lo so, non parliamo mai di sentimento. no. scherziamo. e questo è già abbastanza. voglio dire, di tutti i modi, non è questo forse il migliore modo concessoci per essere il più seri possibile?.
Senti, mento...
Ascolta, ti racconto una bugia...
...Cessa il vento, calma è la bufera..
La primavera che ti entra negli occhi fino a farli lacrimare e i pollini dei pioppi che pare la neve e tutto l'arancio del mondo che finisce nei fiori, che però non fanno crick crack sotto i piedi come le folgie in autunno.
Io che mi pare di essere una zolla di terra che col sole secca e screpola e chissà cosa c'è sotto, e chissà cosa ne esce.
E e a sera la stanchezza evapora calda.
SIVI: Ciao, COM'E' ANDATA IERI SERA?
PDC: Oh beh,sì, insomma, siamo sopravvissute
...
PDC: C'era anche Mario IERI SERA
SIVI: Perché, che cosa c'era ieri sera?
2) guardando le foto...
amico 1: uh. vestita non ti riconoscevo.
amico 2: però la scollatura c'è sempre
PdC: qualcuno doveva pur sacrificarsi.
amico 2: il pubblico ringrazia ;-)
PdC : soprattutto negli inchini finali... :-S
amico 2: madò, non ci avevo pensato
PdC: questione di prospettive....
Sono seduta in una sedia non comoda, alla presentazione (che non possiamo chiamare presentazione perchè per statuto, alla cascina non si fanno presentazioni) di un libro scaturito del desiderio di questa anziana contessa che si sente succube del caso, e nel suo immaginario si paragona ad un personaggio kafkiano, la quale un giorno mettendo a posto fra le cose di suo zio, scopre in una scatola da scarpe circa duecento fra lettere in italiano, francese ed inglese, biglietti e cartoline.
a me fa tenerezza il senso di gratitudine che traspare dalle parole del suo racconto, nei confronti dell'autrice delle lettere, grazie alle quali ha scoperto e conosciuto meglio suo padre.
primo appunto della serata dal taccuino di PdC:
"ecco. mai fidarsi di chi scrive bene. sposa sempre qualcun'altra"
e mi fa tenerezza la sua soddisfazione nell'aver dato, come dice lei, una "seconda vita a questa straordinaria donna, che se non fosse morta così giovane, forse per suicidio..chissà cosa non sarebbe potuta diventare..."
secondo appunto della serata dal taccuino di PdC:
mi sa che non mi rimane che l'autoeliminazione... zi. così poi i miei amichini fano un libro su quello che avrei potuto diventare.
M.: oh. si. tu potresti farti le illustrazioni!!!!!
D.: solo, con i tempi che hai, è meglio se parti ora...
io: ah. beh. allora mi tocca di campare ancora un bel po'...
D.: io non so... quella ragazza ha un'intelligenza che.. boh. sta in un ombrello chiuso.
PdC.: non esageriamo. Al massimo, in un ombrellino da cocktail.
allora, quando facciamo cose? quali cose? devo farti un disegnino? magari, così confrontiamo gli stili! non sono bravo... a fare cose? a disegnare... e tu? me la cavo. a disegnare? ... chissà...
Allergia significa riconoscimento degli allergeni da parte dell'immonuglobulina E, l'anticorpo progettato nell'evoluzione della specie per combattere le parassitosi; scomparse queste, il sistema di difesa, invece di proteggerci, si ritorce contro di noi, o meglio contro di me, che faccio parte di quei nove milioni di soggetti che riconoscono gli allergeni come elementi negativi...
Jtheo scrive: Anche tu allergica?
Pensieridicarta scrive: già. niente di estremamente grave a livello respiratorio, solo estrema fotosensibilità, che mi fa tanto sentire accomunata alla genìa della stirpe vampiresca, conseguenti pianti a dirotto (per una volta disgiunti dagli sbalzi ormonali da sindrome premestruale...) e lacrimazione delle mucose nasali, costantemente irritate. Altri sintomi insorgono a livello cutaneo a causa di intolleranze o allergie da contatto, ma grazie al cielo, gli occhi continuamente per lo più gonfi , generalmente mi impediscono di rendermene pienamente conto.
che fretta c'era
maledetta primavera
che fretta c'era
se fa male solo a me.
L. Goggi__Maledetta primavera
Un altro approccio all'analisi delle alllergie tiene conto del fattore psicosomatico:
"La primavera rappresenta un momento di trasformazione profonda...che toccano molto la fantasia...del rimettersi in gioco. invece, l'allergico che fa? ha nei confronti di questi cambiamenti una sorta di disagio, di fastidio. di resistenza... perché l'allergico vuole rimanere ancorato a se stesso, rifiuta di cambiare.
AlleRGia
AlleGRia
a Washington ci sta la storia del mondo. sta tutta in tre o quattro chilometri.
la mia, almeno quella di stasera, sta fra il porfido di via san martino, che ti sorprende al tacco, e l'acciottolato di via bonzanigo, che ti ferisce in pianta.
morale della serata. se viene uno scrittore a presentare un libro, vengono in pochi. se viene uno scrittore che è anche un politico, vengono già in più. se viene uno scrittore che è anche un politico e lo è per la parte che forse ha vinto le elezioni e scrive per quelle che forse le ha perse, per non sbagliare, vengono un pò tutti...
Gianni Oliva è l'assessore al cultura della regione piemonte. ciò non esclude che sia anche una persona piacevole da ascoltare. la prima idea è che si vede che è un politico, tutto sommato, con la giacca blu e la cravatta. la seconda idea è che no, in effetti non sempre un uomo in giacca e cravatta è sexi. però parla bene, ha una buona pronuncia, una cadenza decisa, chiude bene le frasi e le tiene aperte là dove serve. i gesti sono pacati, misurati, sottolineano e non sono mai fatti a casaccio.
snocciola date. e alla fine conferma quello che supponevo, cioè che quando uno parla in pubblico, confida sempre che gli altri quelle date non le sappiano.
io stamattina mi sono svegliata alle otto e mezza e ho preso con rabbia una matita, la matita l'ho abbandonata alle nove di stasera.
che buono il profumo della china. continuo a chiedermi a cosa debba essere imputabile. il pennello che si intinge. tutto quel nero. tutto il bianco che ne rimane. è l'unica cosa della giornata che mi regali una vera emozione.
Gianni Oliva ha una R un po' arrotondata, ma mai fastidiosa, invero. solo alla fine pare un pò esausto e chiede dell'acqua.
io intanto prendo appunti, che non si sa mai, magari ne esce un post.
ci parla dei Savoia.
racconta che una volta, l'Italia non era tanto nell'agenda politica, quanto nei sogni dei poeti, a rimarcare il detto che fatta l'italia, c'erano da fare gli italiani.
racconta dell'ironia insita nella scelta dei fattori determoinanti il presunto spirito nazionale.
il giuramento di Pontida in pratica un patto fra lombardi in una guerra civile fra guelfi e ghibellini
i vespri siciliani al seguito dei quali tutto passa in mano agli Aragonesi
la disfida di Barletta in pratica un litigio da taverna fra ubriaconi
Pietro Micca e Balilla che vabbè...
e i Savoia.
povera Italia. povera me.
la pace di cateau-cambrésis. che se due schieramenti pari stanno, nessuno vince. a me viene pure in mente quell'aria del macbetto di Testori...
Amedeo V, detto il conte verde. che libera il basileus (coi soldi della basilissa...)
Emanuele Filiberto. che nella vita non tutti hanno il culo di essere nipoti di Carlo V, per dire.
Vittorio Amedeo II il principe che incaloriva vieppiù...
Vittorio Emanuele II che forse manco savoia era
Umberto I che si sposa Margherita, quella della pizza.
però è abbastanza vera questa cosa che dice, che sono di una generazione figlia di un'altra che ha avuto la fortuna di sentire molte cose raccontate e la sfortuna di non poter raccontare molto.
oggi camminando pensavo che son stanca. che è passato il tempo in cui tante cose non pesavano
tipo le occasioni, quelle che paioni fermarsi sempre due passi più in là, o quella che non si riesce ad essere per nessuno.
tipo l'entusiasmo che si mette nell'affrontare le cose, nell'affrontare la fatica che comportano.
tipo che una volta, persino pensare non costava così fatica.
Roads and getting nearer
We cover distance still not together
If I am the storm if I am the wonder
Will I have a flashlights nightmares
And sudden explosions
There's no room where I can go and
You've got secrets too
I don't know what more to ask for
I was given just one wish
Royksopp_What Else Is There?
vorrei quella quiete che precede la fine.
pensieri di carta scrive: deve aver detto qualche boiata colossale, ma non ho capito COSA possa aver detto...
amico scrive: va beh hai altre doti
pensieri di carta scrive:doti che sopperiscono all'intelligenza? o meglio , alla mancanza della suddetta?
amico scrive: offesa?
pensieri di carta scrive: no, figurati. devo ancora decifrare se mi è rimasto quel briciolo di intelligenza per capire che mi hai dato della stupida
ex amico scrive: ehehehehehehehe. l'hai bruciato per articolare la battuta...
resto del mondo: certo, che dopo un bicchiere di vino, sei subito più allegra, sorridente....
pdc: simpatica?
resto del mondo: si.... dovresti bere più spesso...
pdc: beh, sarà meglio che trovi un metodo che non comprometta le mie funzionalità epatiche.
parlando con lei di giornali femminili:
PdC: questi giornali femminili distruggono l'autostima residua. Dovresti scriverlo, sai, "ho un'amica che vi legge perchè distruggendo la sua autostima residua almeno si rende conto di averne una".
se la giornata inizia che te sei vestita a metà e vai nella stanza degli armadi a prendere quello che ancora non ti sei messa addosso e la finestra è spalancata, e te allora ne risulti contrariata, non tanto perchè fa freddo, che freddo, no, non lo fa mica poi tanto, ma te, che se non sei tanto cogliona, però sei parecchio rincoglionita, ti sei dimenticata che sono iniziati i lavori alle mura e in pratica ad altezza tette hai l'omino con la ruspetta e neppure la consolazione di un supervisore ai lavori figo quel tanto che basti.
se la giornata prosegue che ti piglia un mal di testa, di quelli che ti partono dalle vertebre cervicali e salgono alla base del cranio, di quelli che poi ti scendono nelle viscere e ti viene la nausea, che ti pare di essere tornata sulla tersilla, glorioso dodici metri della vacanza in barca, dove grande insegnamento hai ricavato nell'imparare che non si vomita controvento; una nausea di quelle che sembra di avere un nano sullo stomaco, e non sto parlando di politica, di quelle che tutte le volte che ti chini, tipo me oggi che dovevo attaccare conigli e uccellini e farfalle, alla vetrina, per la pasqua, non sto parlando di bestie vere, sono adesivi, e la gente da fuori ti guarda come un pesce in un acquario e tu pensi, eccolo, l'ultima bestia che mancava in questa metafora oscena.
se la giornata prosegue affogando in una pastiglia di paracetamolo, e non è droga, ma l'effetto figli miei è simile, che si riesce pure a sopportare l'idea che un deficente abbia progettato un gate, che poi perchè chiamarlo gate, che mi viene in mente la stazione, un gate che ha un bottone d'accensione che si rompe sempre, ma dico io che il signore ti strafulmini, pensare ad un bottone più saldo? a chi l'han fatto pensare al figlio appena nato di un geometra ubriaco? che poi gate, so che si chiama gate mica perchè sia addentro alla materia, è solo che a forza di chiamare e litigare con il servizio assistenza telecom, che ho già dato il mio numero di cellulare a mezza italia, direi, e nessuno che mi ritelefoni, eh, nemanco per importunarmi un pochino, comunque, a furia di sentirlo chiamare così, lo chiamo pure io così.
magari poi però la giornata prosegue con una conferenza sulla bande dessinè, e te non riesci a prescindere dal fumetto franco belga senza ricordare la giornata a Bruxelles, che piccola non è, ma il museo nazionale del fumetto è in un quartiere solo, dovrebbe essere visibile dicevamo io e Chiara, l'avremo detto trentadue volte circa prima di arrivarci sul serio, continuando a girarci intorno una navigando letteralmente a vista, l'altra consultando la cartina con una croce rossa tipo mappa del tesoro e continuando ad indicare il vuoto e dicendo eppure dev'essere lì, e continuare a passare davanti alla stessa mucca dipinta di blu, disidtratate e con la vescica gonfia, i piedi neri della gomma delle infradito di gomma, che poi dico io, chi può voler camminare con delle infradito.
quindi la giornata prosegue come tutte le giornate del resto. e te sei tutto sommato contenta, chè nel frattempo pensi che almeno una risposta l'hai avuta. la domanda qual'era, maledizione. capisco una cosa però. che conosco la mia città dalla pavimentazione stradale e la cosa mi fa sorridere, anzi in realtà mi farebbe ridere proprio, ma sembrerei pazza e già ho come l'impressione di non essere del tutto centrata. lo sapevo. lo sapevo lo sapevo lo sapevo. e non me ne posso nemmeno vantare.
dunque, entri in una libreria e annusi carta e accarezzi carta, scegli paghi e porti a casa. tagli dal parcheggio che se fosse notte farebbe tanto fil horror, ma è pieno giorno, e non fa niente, e ti trovi a pensare che ti piacciono gli uomini buffi. quelli troppo intelligenti invece un pò ti mettono in soggezione. pensi che hai il cuore leggero anche se hai il culo pesante, e pensi che un pensiero come questo deve essere ancora imputaile all'effetto del paracetamolo di cui sopra.
Se, magari, quindi, dunque... tutto sommato, è una buona giornata.
una piazza
a Parigi.
mi siederei lì, con un libro a cercare quelle parole
quelle che mi paiono scomparse
che non erano mie
quelle parole che erano come sensazioni, venivano la notte, qualche volta durante il giorno.
tempo rubato; forse sprecato.
parole che entravano dentro e mordevano le viscere.
se ne uscivano che ti avevano svuotato e lasciavano un senso caldo di piacere.
mi siederei di notte sulle panchine di place furstenberg
chissà se c'è ancora quel negozio di tessuti
mi siederei ad ascoltare la voce di qualcuno che mi legge qualcosa, qualunque cosa.
anche in silenzio starei.
ad annusare l'aria.
come i cani.
a guardare i piccioni e contare quante zampe hanno.
mi piacerebbe poterci stare una notte in bianco e nero
con la neve
il fiato che si gela in bocca e scivola via
e frugare per terra
giusto per vedere se ci trovo ancora almeno una
di quelle parole.
CONVERSAZIONE N° 1
media scrive: magrittiamo?
pensieri di carta scrive: zi
media scrive: ma anche zd? non aveva detto che non si lasciava piu' coinvolgere in avventure culturali o pseudotali?
pensieri di carta scrive: e invece. pensa te. ottenbrato all'amore... proprio eh. ma è giovane, presto o tardi gli passerà
media scrive: l'ottenebrazione?
pensieri di carta scrive: già. anche la gioventù direi.
CONVERSAZIONE N°2
pensieri di carta scrive: io il dolce forno lo volevo
xxx scrive: io credo di averne visto uno per casa decenni fa, ma non sono sicuro sicuro. dovrei chiedere alle sisters. posso dire di essere sopravvissuto al dolce forno, con l'aggravante che a cucinarvi erano le sorelle
pensieri di carta scrive: già. un caso umano
xxx scrive: sono vivo per puro caso
pensieri di carta scrive: beh dai non esageriamo
xxx scrive: chissà quante volte hanno tentato di avvelenarmi
pensieri di carta scrive: pensa a loro. che se è vero e l'hanno fatto e non ci sono riuscite, chissà come saranno frustrate.