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inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

mercoledì, 29 marzo 2006

su suggerimento suo testo la mia convertibilità.

valgo qualcosa come 36 maiali e 2 prosciutti

 

non contenta, testo anche la controparte.

39 borsette e un portachiavi griffato.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:09 | link |in line commenti (13) pop up commenti (13)
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lunedì, 27 marzo 2006

amara considerazione

salire su un palco è una responsabilità.

in parte perchè ti metti al centro dell'attenzione, anche qualora esserlo non sia il fine principale del tuo agire.

non lo fai perchè devi, o perchè puoi. lo fai forse per una buona dose di entrambi.

puoi essere bravo.

puoi esere un cane.

puoi fare uno spettacolo noioso oppure no.

la bellezza spesso è nell'occhio di chi guarda, e nell'orecchio di chi ascolta.

ma salire sul palco è una responsabilità, perchè con te ci salgono anche quelli che rimangono sotto, seduti in poltrona.

salgono con te, per condividere un attimo, per poterti cogliere in fallo.

e tu devi essere bravo. lo devi questo a chi sta sotto, proprio solo per il fatto che stai sopra.

anche se il coltello dalla parte del manico lo han loro, in fin dei conti.

adesso pare che non basti essere bravi.

bisogna essere belli. o quanto meno non brutti. o se brutti, almeno, avere il pudore di non essere grassi.

perchè a dispetto della cultura, e delle aperture mentali, e delle campagne pubblicitarie e delle stronzate sul fatto di accettarsi per come si è, una donna grassa

rimane pur sempre una donna grassa.

non gli è concesso di essere sensuale

non gli è concesso di essere bella all'occhio di qualcuno.

non gli è concesso di essere altro che una donna grassa che non può fare altro che quella che è allegra nonostane il suo fisico.

qualcosa di ingombrante che al massimo può essere autoironica.

qualcosa.

qualcosa.

e quindi in fondo salire sul palco è una responsabilità perchè chi ci guarda vede anche se stesso.

e a volte ha timore di quello che vede

e trova ridicolo e denigra quel che ha paura di trovare in sè.

 

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:48 | link |in line commenti (17) pop up commenti (17)
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domenica, 26 marzo 2006

palloncini colorati

un palloncino colorato che si libera dal polso di un bambino e vola su.

è forse l'immagine più triste che posso concepire.

fin da quand'ero piccolina e mi compravano i palloncini, sarà capitato quante volete, tre, cinque al massimo? alla fiera, alle giostre.

e mia nonna mi legava il cordino al polso e io per non lasciarlo andare via chè sapevo che non me ne ricompravano un altro, mi legavo al palloncino anche il dito e poi anche il vestito.

poi mi portavo a casa il palloncino e lo lasciavo scivolare verso il soffitto e piano piano lo lasciavo appassire e cadere sul pavimento.

oggi, c'erano i palloncini.

c'erano quelli belli, grandi, pieni di elio da scoppiare, che pare a chiudere gli occhi, che a prenderli tutti ti possano far volare.

e c'erano quelli che ho adottato io.

piccoli, gonfi a malapena.

non volano in alto e non cadono in basso.

me li sono legati alla giacca e adesso sono legati stretti

(che poi chissà perchè, dubito abbiano la voglia o solo la forza di anadare da nessuna parte)

al paravento in camera mia

e stanno lì

a mezz'aria

paiono un groppo in gola che non passa e non si scioglie in lacrime.

 

 

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:54 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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Sei tutta spume...

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.Sei tutta spume agili e leggere e i baci ti percorrono e t'irrigano i giorni.
Il mio gesto, la mia ansietà, pendono dal tuo sguardo.Vaso di risonanze e di stelle prigioniere.Son stanco, tutte le foglie cadono, muoiono.
Cadono, muoiono gli uccelli. Cadono, muoiono le vite.Stanco, son stanco. Vieni, desiderami, fammi vibrare. Oh, mia povera illusione, mia accesa ghirlanda!
L'ansia cade, muore. Cade, muore il desiderio.Cadono, muoiono le fiamme nella notte infinita.

Fiammata di luci, colomba di crete bionde, liberami da questa notte che incalza e distrugge.

Sommergimi nel tuo nido di vertigine e di carezza.Desiderami, trattienimi. L'ebbrezza all'ombra fiorita dei tuoi occhi, le cadute, i trionfi, gli sbalzi della febbre.
Amami, amami, amami. In piedi ti grido! Amami. Infrango la mia voce gridandoti e faccio ore di fuoco nella notte pregna di stelle e di levrieri.
Infrango la mia voce e grido. Donna, amami, desiderami. La mia voce arde nei venti, la mia voce che cade e muore.

Stanco. Son stanco. Fuggi. Allontanati. Estinguiti. Non imprigionare la mia sterile testa tra le tue mani. Mi segnino la fronte le fruste del gelo.
La mia inquietudine si sferzi con i venti dell'Atlantico. Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve star sola.
Deve crocifiggersi, sbriciolarsi, rotolare, versarsi, contaminarsi sola, aperta alla marea dei pianti, ardendo nel ciclone delle furie, eretta tra i monti e tra gli uccelli,
distruggersi, sterminarsi sola, abbandonata e unica come un faro di spavento.

P. Neruda.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:41 | link |in line commenti (1) pop up commenti (1)
categorie: pensieri di carta
venerdì, 24 marzo 2006

oggi tornavo a casa.

ad un certo punto, mi si affianca una ragazza.

abbiamo tutte e due lo stesso passo.

lei è leggera, tutta vestita di nero.

potrebbe essere un'avvocato.

perfetta nel suo cappotto dal taglio classico ma nel contempo giovanile.

non un capello fuori posto.

cartella di pelle in una mano, incartamenti vari nell'altra.

e si affianca a me.

io che sono in jeans e magliettta di cotone e giacchetta di velluto a coste.

io che ogni passo il tacco lo ficco in un buco, e il filo dell'i-pod mi si incastra nelle tasche e nelle maniche

che non ho un capello che stia al suo posto.

che ho caldo, perchè fa caldo, vacca boia.

la guardo allontanarsi nella sua perfezione

e penso a quando ero piccola, e uscivo da scuola.

sempre la più strafugnata, sempre con un pezzo che manca, sempre con tutto più da fare che fatto.

e ricordavo che da piccolina pensavo che intanto avevo tempo, che sarei cresciuta e mi sarei trasformata in una di quelle persone normali, sempre a posto, semre perfette, che camminavano veloci e leggere e non sudano, non gli si spostano i vestiti addosso, non sembrano sempre in equilibrio precario.

e invece oggi mi sono guardata, e n, non sono cresciuta come pensavo, sono solo cresciuta e basta, sempre stropicciata, non mi sono trasformata in una persona normale, mi sono trasformata in questa cosa che è troppo silvia per poter essere qualunque altra cosa.

stropicciata.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:23 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
categorie: pensieri spettinati
martedì, 21 marzo 2006

promesse e minacce

paventate ad un maschio adulto l'ipotesi di turpitudini in un vicolo buio,

e lui piuttosto correrà a premunirsi di una buona pila.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:14 | link |in line commenti (21) pop up commenti (21)
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21 marzo, e fuori piove che pare autunno...

Sono nata il ventuno a primavera_ma non sapevo che nascere folle,_aprire le zolle_potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve_vede piovere sulle erbe,_sui grossi frumenti gentili_e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera
.
A. Merini

PERDITA

Non so se mi ero innamorata di te.
Mi innamorai però di altre cose, lo so:_di una stanza scomoda rivolta a nord,_di una teiera che crepitava di sera.
Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio,_dei solitari e soffocanti cinema di quartiere,_dei dolorosi ricordi di prigione,_di un muro ferito dalle bombe.
Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina,_di una calda tasca con castagne bruciate,_della pioggia scrosciante, del suono del telefono,_perfino della nebbia fonda color cenere.
Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te.
Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco.
Per questo soffro... Non per averti perso.
Altro ho perduto - il mondo intero.

Blaga Dimitrova, 1958

(prima che qualcuno si dmandi cosa accade, è solo che oggi è la giornata mondiale della poesia. tutto lì)

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 10:26 | link |in line commenti (2) pop up commenti (2)
categorie: pensieri di carta, pensieri spettinati
lunedì, 20 marzo 2006

sospensione

...

tre puntini non sono una risposta

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:45 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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la sensazione come di dover dire qualcosa che è lì che trabocca, a livello della gola. qualcosa come aria non ancora trasformata in voce e non ancora in parole, solo pensiero.

flusso e reflusso

confondere ogni cosa con il suo opposto.

e ingoiare il tutto come un boccone un pò amaro da digerire.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:49 | link |in line commenti (2) pop up commenti (2)
categorie: pensieri spettinati

cosa fatta capo ha.

sabato hanno dato la notizia della potenziale pericolosità delle vaschette in alluminio per la cottura dei cibi.

io l'ho archiviata posando la forchetta nella vaschetta in alluminio nella quale avevo appena terminato di mangiare il pranzo.

(ieri la smentita)

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 09:28 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie: pensieri spettinati
venerdì, 17 marzo 2006

dicono esserci un tempo giusto per ogni cosa. suppongo sia vero. anche un tempo per ritornare.

Se chiude gli occhi,  vede un teatro vuoto, poche voci che rimbombano e persone che finiscono il loro lavoro; squilla un telefono, ricorda la sensazione nella bocca dello stomaco che sale agli occhi e scende in bocca, e sa di sale.

se li chiude più forte, vede un teatro pieno, ma poco conta, chè intanto è nel buio, e lo sa, che si nasconde il motivo per cui fare quello che fa.

se li riapre. (se.)

il teatro, in fondo, è vuoto.

on air : Imogen Heap_ Hide and Seek

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:57 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: pensieri spettinati
martedì, 14 marzo 2006

"alle volte, le uniche cose vere, sono quelle che paiono più strane..."

on air: lazy afternoon

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:22 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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mercoledì, 08 marzo 2006

della fama e della gloria.

giovine ragazzo del corso di fumetto: ah, ma dai, fa vedere! un monografico su Mucha...

Zilviola: eh, si, l'ho preso a Parigi qualche anno fa..

(segue un discorso più o meno lungo, che ometto in quanto contenente tecnicismi che esulano dall'interesse generale...)

giovine ragazzo del corso di fumetto: si, e poi era preso bene da una ragazza, che disegnava solo lei... una che faceva teatro.. una certa saraqualcosa...

Zilviola: Sarah Bernhardt?

giovine ragazzo del corso di fumetto: si, può essere.

Zilviola: ah.

giovine ragazzo del corso di fumetto: è famosa?

Zilviola: beh. zi. giusto due righe.

 

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 22:04 | link |in line commenti (16) pop up commenti (16)
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martedì, 07 marzo 2006

Santa Pazienza

spostai lo sguardo per mirare altrove
cercando un modo per dimenticare...

mi addormentai con un vecchio disco
tra i pensieri che non riferisco...

tiromancino "un tempo piccolo"

leggevo oggi un articolo di Igor Man, su Specchio di sabato scorso. la storia di Giuseppe e Rosa, storia di più di cinquant'anni fa.

i due si innamorano e siccome a nessuno dei due basta "qualche veloce furtivo incontro, giusto il tempo di afferrare le mani sino a stritolarle quasi, le labbra che si sfiorano mentre il sangue corre altrove e la testa si svuota perdutamente" , lui decide di chiedere la mano di lei, che però gli viene rifiutata.

Giuseppe emigra in Sudamerica, per tornare solo molti anni più tardi, e molti anni dopo ancora, da un annuncio sul giornale scopre che il marito della sua Rosa è morto, e le manda allora due righe di conforto.

qualche mese dopo, Rosa scampanella alla porta di Giuseppe; in breve, i due a ottant'anni compiuti, decidono di sposarsi.

al ritorno dal viaggio di nozze, spacchettano i doni nuziali; fra questi, un grosso baule rosso, chiuso con dello spago e sigillato con della ceralacca.

il baule è pieno, tutto pieno di lettere. lettere d'amore.

"qui  c'è tutta la mia vita in attesa del tuo ritorno; giorno dopo giorno ti ho detto ti amo, non ti dimenticherò, e: saremo in due, quando Dio vorrà."

 


Respirando
la polvere dell'auto che ti porta via,
mi domando
perché più ti allontani e più mi sento mia.

battisti "respirando"

uno sprazzo di romanticismo. di tanto in tanto. me lo concedo. a piccole dosi, non potrà poi essere così dannoso.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 01:33 | link |in line commenti (11) pop up commenti (11)
categorie: pensieri di carta
mercoledì, 01 marzo 2006

G.& R. sono morti

il pubblico non è quello delle grandi occasioni, ed è un peccato, in quanto l'occasione sarebbe all'altezza di esserlo.

il teatro è quello solito, quello di Moncalvo. Piccolo e accogliente. Pare di essere dentro la baracca dei burattini, che ci giocavo da piccola, qui, a casa mia, quando ancora era casa di nonna. Ricordo che c'erano un principe e una principessa, un re e una regina, un cuoco e una cameriera. Siamo in pochi stasera, su queste poltroncine. Io poi al solito, ho freddo, e non ho il conforto che dell'abbraccio di un pò di lana, per scaldarmi.

Rosencrantz e Guildenstern sono ancora vivi e vegeti, e si interrogano; si fanno domande e si rispondono con altre domande, a ritroso, per trovare una (la) risposta e da quella risalire alla domanda vera. Si domandano, ci domandano, cercano risposte anche da noi, che non gliele diamo, perche pensiamo che il nostro posto sia sulla poltroncina in silenzio e ascoltare quelle parole fino alla fine e poi gli applausi...parlano forse di ciò che è vero è forse di ciò che è falso, parlano di entrare e uscire, di cose possibili o forse son io che ad un certo punto penso che stiano parlando di cose di cui in realtà non parlano, perchè ho delle imagini nel cervello che girano, e vesto questi miei pensieri con le parole loro, come loro fan fare a se stessi con le loro domande attaccandosi alle loro parole, che sono tante, e sono belle, e tu dimentichi che sei spettatore ti dimentichi di non essere in scena, ricordi vagamente di voler essere attrice e sai solo che vorresti essere lì con loro, anche se ci sei già dopotutto.

"Non ci sono sentimenti, nè passioni, solo due comparse che si interrogano sul loro essere in scena."

Beh, se non è passione questo interrogarsi, se non è sentimento, se non è emozione, cos'è?, mi chiedo io.....

Intanto loro parlano e io penso. Penso e ripenso fino allo sfinimento neuronale, scivolando sempre più giù sulla mia poltroncina di velluto rosso, sempre più abbracciata a null'altro che alla mia lana. Confortata dalle presenze amichevoli sparpagliate qua e là, confortata dal fatto che anche il tipo un pò così alla mia destra ogni tanto sorrida.

lo spettacolo prosegue, insieme al viaggio dei dubbi di queste due figure, che neppure più loro sanno darsi spiegazione certa di quello che sono; sarà anche tutto Stoppard, ma a me viene tanto in mente pure Beckett e Pirandello, chissà perchè.

e alla fine, è vero. Rosencrantz e Guildenstern sono morti.

e la cosa mi mette addosso una tristezza, che è la tristezza del vedere una cosa bella e non farne parte, che è la tristezza  delle cose belle che accadono inaspettate e poi terminano, che è la tristezza delle realtà che non si realizzano, che è la tristezza delle risposte senza domande più di quella delle domande senza risposte.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 17:52 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
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