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Contro la musica nel template

domenica, 31 luglio 2005

cose da NON fare

ad esempio, non aggingersi alla depilazione con ceretta a freddo, se dopo il primo strappo, ma a seconda striscia già applicata, viene meno il coraggio.
non se questo comporta girovagare (semi)nuda per casa cercando una soluzione che non trovi e con una ingombrante striscia di plastica all'inguine.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:12 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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sabato, 30 luglio 2005

chissà perché, ma...

...se mangio cioccolato in questa stagione, sudando, mi pare di essere la ferrero quando fa la nutella.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:28 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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rivoluzione di classe


-prendi i bambini ricchi. sono persino più fastidiosi degli altri.

- potresti sempre affogarne qualcuno. sai, per impedire che si trasformino in adulti inutili.

- si, magari per ogni bambino ricco eliminato, uno potrebbe adottarne uno a distanza povero...

- beh. io pensavo piuttosto .
eliminazione del bambino ricco, eliminazione della madre ricca, avvicinamento al vedovo ricco, farsi sposare da lui, fare dei figli che sostituiscano metodicamente gli altri.

- bambini con le potenzialità dei poveri e le possibilità dei ricchi.

- una sorta di generazione geneticamente modificata, ma senza procreazione assistita.....
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 10:53 | link |in line commenti pop up commenti
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giovedì, 28 luglio 2005

- tre settimane di dieta; e cosa hai perso?

- la speranza.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 11:03 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
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martedì, 26 luglio 2005

viabilità cittadina.

sensi unici, rotonde, lavori estemporanei e code di automobili (quelle rimaste in città, naturalmente, sempre troppe anche se i posti vuoti nei parcheggi testimoniano un calo evidente...) a parte, la viabilità astigiana comprende anche alcuni evidenti problematiche trascurate.
per esempio, esci di casa e:
cacche di piccioni;
ti trasli di qualche metro e:
cacca di cane (andasse a farsi fottere il padrone, dico io...)
per evitarla, inciampi in un blocchetto di porfido mal messo, e se per scansare il porfido saltelli malamente, ti sloghi una caviglia nella lastra del marciapiede sconnessa.
finalmente ritorni sulla retta (si fa per dire, perché il marciapiede è terreno fertile, anzi, cemento fertile per radici di alberi lontani centinaia di metri) via e devi scartare alternativamente ingombranti signore con i carrellini portaspesa (una è mia made, pazienza...) e genitori, a coppie e singoli, con i loro pargoli, a volte su passeggino, a volte su carrozzina, a volte, nel peggiore dei casi, il bimbo insiste per spingere il passeggino, creando rotte singolari costringendo il genitore a raddoppiare l'allerta.
se sei fortunato e sopravvivvi a tutto ciò, torni a trovarti di fronte ad altre cacche di piccioni e ti rendi conto di cosa significa che la storia è circolare.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 11:28 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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lunedì, 25 luglio 2005

C'era un odore, a Santo Stefano, un profumo, non saprei.
Una traccia olfattiva, per rimanere sul neutrale.
Sapeva di bucato fresco e polvere di libri scivolata dalla carta; di tessuto stirato, di aria chiusa di magazzino stemperata dal sole primaverile, o imbibita dell'umido della pioggia in autunno.
La trovavi aprendo la porta in foresteria, sopita sotto la cappa di calore così spessa che pareva di poterla scostare come una tenda.
Oppure in Comune, fra la stella di natale, l'ufficio del sindaco e la fotocopiatrice.
Ma io la ricordo più forte fra le pieghe catarifrangenti dei giacconi dei cantonieri, quando passavano a risolvere uno dei mille problemi giornalieri, e mi trovavano con gli angoli tutti in giù, per la stanchezza e la noia.

Questa mattina l'ho annusato in un fazzoletto;
è stato come trovare un tempo perduto senza neppure averlo cercato...
e adesso me lo stringo ancora un pò.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 11:28 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
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pubblicità.

per le compagnie di teatro che fossero interessate, o se conoscete compagnie che potrebbero esserlo, e se volete fare un pò di pubblicità così, tanto per...
quest'anno il concorso è aperto anche alle compagnie di Liguria e Valle d'Aosta.

bando di concorso seconda edizione sipari d'occasione.

(è il post di giovedì 21 luglio)
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 09:52 | link |in line commenti (1) pop up commenti (1)
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sabato, 23 luglio 2005

è la prima volta che mi arriva una mail nella quale qualcuno pare promettermi

Full erection
Long duration of effects
No prescription asked


comunque

Delivered in a discreet package


cioè, le prime due la maggior parte degli uomini se non te le promette, quantomeno fa quasi finta di farlo, ma riuscire a farlo io, mi pare veramente curioso....
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:58 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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mercoledì, 20 luglio 2005

vivere stanca. (la soap, intendo...)

Lunga e tortuosa è la strada che conduce al successo.
E nel caso di alcuni, il primo passo di questa tratta coincide con il tratto di strada statale che collega Asti a San Giusto Canavese.
Lì, senza neppure usare il telecomando, si può sperare di essere scorti sull'intero palinsesto mediaset.
Con la stessa incosciente innocente ingenuità del figlio di Miriam (che però ha cinque anni) che quando ha saputo che la mamma ha girato qualche puntata di vivere, adesso, la cerca tutti i giorni a tutte le ore su tutti i canali.
C'è chi come me, sta imparando un'arte, e spera di riuscire a metterla in una parte, prima di accantonarla definitivamente.
E c'è chi ha scambiato le location di interni case, locande, ospedali e similari, per una giungla, e pertanto, si comporta seguendo alla lettera l'omonima, famosa, e stracitata legge.
Quindi, a livello faunistico, oltre ai cani, compaiono anche sciacalli iene e avvoltoi.
Gente che farebbe di tutto, vendere l'anima, se l'avessero, e per questo regalano parti anatomiche, se trovano chi le vuole.
Alle volte vorrebbero ucciderti, e allora per non interrompere una magari luminosa carriera andando a finire in galera, essendo l'omicidio ancora punibile, si limitano a cercare di eliminarti metaforicamente, infierendo sul tuo curriculum.
E tutto questo, per arrivare forse a dire una parola, un giorno, così piccola che magari nell'economia di una storia in dodici puntate, durando un secondo e mezzo, non è neppure così pregnante, oppure capita propio in uno di quei momenti, neppure così rari, in cui il 40% della gente si alza per andare a fare pipì perché la pubblicità c'è sempre, tranne quando serve.
Ah, la tv; una bella senz'anima; per cui mi verrebbe da dire, citando Cocciante, avanti il prossimo, gli lascio posto mio; povero diavolo, che pena mi fa.
In realtà il fatto è che se a volte non appagano, quantunque, certe cose, pagano; pochi, maledetti, anche se non subito, ma rappresentano ancora l'unico mezzo per comprare, non la salute, non la felicità, ma tutto il resto attualmente in commercio, si.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:16 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
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domenica, 17 luglio 2005

forse che no, un esercizio di stile?

stamattina svegliandomi, in quel momento non meglio definito fra sonno e veglia in cui tutto pare così vero e così palesemente irreale, ho avuto come la sensazione di stare su un autobus, pieno di gente, senza una maniglia a cui tenermi anche se riuscivo a rimanere in piedi talmente ero compressa fra un corpo e l'altro dei vari passeggeri.
non ne ero certa, ma avevo sentore di aver sbagliato qualcosa: forse il numero del bus, la tratta, chi può dirlo.
semplicemente quel poco che intravvedevo del finestrino mi mostrava un paesaggio che non aveva nulla di familiare.
ho pensato che la cosa più logica fosse scendere ma ero così pigiata e lontana dalle porte e dal pulsante di chiamata di fermata, da non poter fare altro che lasciarmi trasportare.
non sapevo neppure se avevo fretta o meno, non mi pareva di dover andare da nessuna parte.
ho lasciato che il viaggio proseguisse , mi sono svegliata, ho fatto una doccia, e mi sono preparata un mate.
mentre i capelli evaporano l'acqua della doccia, ho scaldato quella per l'infusione, aprendo il barattolo del mate di Marianna, che si è stappato sprigionando aroma di fresco, di erba e di menta, di buono, come la sua amicizia.
lascio che il liquido caldo mi scivoli dentro, facendo evaporare quel che rimaneva di quel senso di tristezza del risveglio.
intanto il giorno scorre, e attendo l'imbrunire, e le promesse di buio, di fresco, di cena e risate.
sorrido; prendo la matita e disegno.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 18:49 | link |in line commenti (5) pop up commenti (5)
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sabato, 16 luglio 2005

fa caldo
che mi si sciolgono i pensieri
e l'inchiostro sbiadisce
annacquando
sulla carta
che si buca

e qui fuori dalla mia finestra in centro città sentivo le cicale.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 19:43 | link |in line commenti (4) pop up commenti (4)
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venerdì, 15 luglio 2005

È tutto iniziato con il non poter andare ad una cena per colpa del ritardo accumulato sul set, ma questa è un’altra storia.
Leggo il resoconto sul blogdi chi c’era, e saltello di qua e di là a vedere chi mi sono persa in cambio di una modica paga sindacale base.
Fra questi, lui.
Dice: Non c’è differenza tra scrittori e narratori. E’ una differenza che non serve, tra l’altro.
In effetti, mi trovo abbastanza d’accordo sul fatto che fare i sofisti e trovare plurime differenziazioni, catalogazioni e sottocategorie non sempre è utile o costruttivo, anche perché poi si va sempre ad arenarsi sulle sfumature.
Però, mi pare che esista una certa differenza fra scrivere e narrare.
Ed è una questione di tono.
Come nella recitazione; c’è chi recita e chi narra.
Fanno la stessa cosa, ma lo fanno in modo leggermente diverso.
Come due ambienti simili, ma arredati in modo differente.
Trovo meno plausibile il discorso :
Io userei gli aggettivi per fare differenze: ci sono scrittori “bravissimi”, “bravi”, “bravini”, “di seria A, “di serie B”,. “blogger”, via così.

È come dire è bello è brutto.
Chi ha l’autorità per inserire in serie A o B o così via qualcuno?
Per esempio a me piace molto la Munro, e la definirei di serie A, ma anche molto la Bertola, e allora cosa vogliamo fare?
Sono entrambe di serie A perché mi piacciono oppure semplicemente mi possono piacere molto scrittori di tutte le serie?
Si ricade inevitabilmente nel sofisma delle classificazioni che poco prima si diceva.
Invece non capisco perché si trovi violentemente in disaccordo con questa affermazione: dalle macerie delle illusioni può nascere la speranza.
Sostiene che : Dire che una persona senza illusioni può sperare è fornire una rappresentazione sbagliata della realtà. E’ distorcere le cose. Il confine tra speranza e illusione è millimetrico. Chi non ha illusioni, chi vive nel disincanto, vive nella rassegnazione. Ora c’è una bella differenza (con annessi un sacco di problemi) se scambi la rassegnazione – che comporta anche l’accettazione assoluta – per speranza. Insomma: se pensi che senza illusioni puoi avere speranze, sei un bell'illuso.
Anche io credo che il confine fra illusione e speranza sia millimetrico.
Ma se la speranza è una indefinita idea di un qualcosa che attendiamo, di cui non abbiamo certezza, ma che vorremmmo che ci fosse, a me l’illusione da’ di partenza l’idea di un qualcosa che ci siamo costruiti nella testa, che non esiste.
Come dire che se vivi nella speranza in cuor tuo sai che può ma magari non può avverarsi il tutto, e vivi per quello che fai, per come lo fai.
Se vivi nell’illusione hai la finta certezza che quello che vuoi ci sia e vivi solo per quel fine, senza ulteriori interrogazioni in merito.
Quindi, secondo me, non è vero che Chi non ha illusioni, chi vive nel disincanto, vive nella rassegnazione..
Trovo che chi vive nell’illusione viva in quella stessa accettazione assoluta, in un medesimo stato di rassegnazione.


dunque, a conti fatti, forse è meglio che non sia andata a cena. Almeno ho la possibilità che mi invitino ancora una volta... :-)

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:20 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: piccolo mondo blog

Evidentemente ho contratto un morbo.
Uno di quei germi tropicali e sconosciuti, per dire, di cui non si conosce l’esistenza finché qualcuno non crepa lasciando la popolazione in preda al panico e sull’orlo di un’epidemia finché non arriva un disoccupato qualunque che per un motivo imprecisato sviluppa un talento che gli permette di debellare il virus letale.
O qualcosa del genere.
I sintomi sono facilmente riscontrabili:
in primo luogo si sviluppa una sorta di allergia a qualcosa.
Nel mio caso, ho due soglie limite da non superare.
La temperatura di 23 gradi, oltra alla quale il mio corpo cade addormentato.
Il quantitativo di 3 persone in una stanza con cui doversi rapportare.
Per esperienza, so che posso escludere dal computo, per esempio, i gatti.
Dapprincipio, bisogna tenere sotto controllo a tendenza indiscriminata a mescolare gli input che arrivano dall’esterno.
Per sempio, leggendo l’ultimo post di Alka e mescolandolo con quello del buon DVD del Corriere, ho iniziato a pensare che forse le api pungono i cavoli nei quali nascono i bambini e allora arrivano le cicogne che ficcano il cavolo nella pancia della mamma, alla quale poi naturalmente viene voglia di miele.
E magari l’apicoltore ha le fattezze di papa benedetto decimosesto con retina in testa per non far vedere che assomiglia a Piton, e in mano un libro di Harry Potter, che dovrà pur aver letto per dire che non va bene, ma d’altro canto predicano l’astinenza e l’astensione da qualcosa che non dovrebbero fare, quindi, mistero della fede, e così sia.
Tornando al mio morbo, si passa poi ad un inquietante livello di trasparenza.
Cioè, faccio determinate cose da un decennio almeno, tipo recitare, ma pare che nessuno sia interessato a sentire altri punti di vista al di fuori di quello determinato dal suono della propria voce che da’ forma al proprio pensiero.
Ma forse è solo colpa dell’errato shampo per capelli, pubblicità docet. Eh, ma allora voglio piatta anche la pancia.
Per non parlare di quelli che smettono di parlarti.
Non ti vedono, riescono a non ascoltarti quando parli, per quanto io possa sforzarmi di usare il mio benedetto diaframma e cacciare fuori tutta l’aria che ho in pancia, per dire, con tutto il pilates che abbiamo fatto.
E poi temiamo il fondamentalismo e diciamo che loro non sono come noi.
La maggior parte di noi non si farebbe saltare in aria per gli stessi motivi, ma per nostri convincimenti personali riusciamo a rompere i coglioni ai nostri vicini con una pertinacia parassitaria che nel suo piccolo, ha una potenza planetaria.
Canalizzare le giuste energie nei giusti modi, questo non sappiamo più fare.
Sprechiamo tempo e fatiche in modo tale che se ci credessi, direi che ci condanniamo per direttissima all’inferno.
Qui e altrove.
Ecco, poi il morbo, fa straparlare.
Come una sorta di delirio, in chiave minore, ovviamente.
Subentra poi in uno stadio terminale come una sensazione di rinvigorimento, una sorta di canto del cigno, come si suol dire.
In cui ti pare di capire che non puoi non fare determinate cose, tipo che agli amici non puoi che volerci bene, anche se ti pare un po’ una condanna.
Anche quando sono rumorosi o troppo silenziosi.
Allora cerchi di allontanarti un po’ per riprenderti dal senso di stordimento, ti eclissi dal mondo e finisci in un angolo buio dove muori probabilmente nel sonno e nessuno si accorge che manchi.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:16 | link |in line commenti (2) pop up commenti (2)
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giovedì, 14 luglio 2005

economia domestica

ore 17.00:
come prescrive il manuale della perfetta padrona di casa, all'arrivo dell'ospite, gli viene offerta una bevanda, con libertà di scelta fra freddo e caldo.
nel nostro caso, caffè.
bevanda calda che scatena, a prescindere dal terrorismo, una discussione su come i popoli arabi suggeriscano di ripararsi dal caldo coprendosi e bevendo liquidi caldi.


ore 19.30: rientro del marito dela perfetta padrona di casa.

marito, guardando speranzoso di validi suggerimenti la moglie:
"ho sete!"
moglie:
"uh, si, c'è del caffè!"

ospite, sottovoce e di sottecchi alla perfetta padrona di casa:
"ma, l'hai fatto quando sono arrivata io..."
perfetta padrona di casa, sottovoce e di sottecchi all'ospite:
"si, ma se non lo beve lui lo devo bere io domattina..."
ospite, pieno di consapevolezza:
"ah."

ospite e perfetta padrona di casa all'unisono:
"non ti preoccupare, è venuto su da un pò, ma sei fortunato, col caldo che fa mal che vada sarà sicuramente al massimo a temperatura ambiente..."

marito:
"grazie"

e apre il frigo, ignaro dei consigli dei popoli del deserto, stappandosi una bibita fresca.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:58 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
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lunedì, 11 luglio 2005

Alle volte, l’idea di uno spettacolo è fibrillante.
L’adrenalina che scorre.
Magari non a fiumi, ma in certi casi basta un rivoletto per farti sentire vivo.
Più vivo, forse.
Altre volte invece è solo ansia.
La sensazione di non creare nulla di buono.
L’avere a che fare con persone di un ambiente che distorce un po’ (troppo, per i miei gusti)
quel buon senso che vorrei mi guidasse.
L’idea che le persone (non tutte) che guardi negli occhi in realtà non siano del tutto loro stesse
Ma solo una parte lievemente enfatizzata.
Le persone che non riesco a guardare negli occhi perché non mi fido di loro.
Il rumore di certi silenzi, di certi bisbigli, di certe risate.
L’impressione che per tanti la vita stessa sia un palco; che aspettino un riflettore per muoversi, che agiscano e dicano solo se sanno di essere visti o sentiti.

Ho perso per strada l’arte della diplomazia e del discernimento; non ho più voglia di mediare, non ho più voglia di capire cosa è vero e cosa no.
Il mio cervello si sta lentamente ripiegando all’interno verso il cranio, nell’esatto identico movimento morbido con cui una lumaca si ritira dentro al guscio.
Presto o tardi diventerò una spirale fragile e vuota.

Ma magari domani starò meglio.
Fino alla prossima volta, almeno.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 11:23 | link |in line commenti (15) pop up commenti (15)
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domenica, 10 luglio 2005

madre snaturata

ieri il mio blog ha compiuto un anno, e non me ne sono neppure ricordata...
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 09:58 | link |in line commenti (9) pop up commenti (9)
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martedì, 05 luglio 2005

brillantina

summer nights
Estate 1987

Fa caldo.
La scuola è finita da poco.
Le vacanze si sono spalancate di fonte a lei con il loro solito strascico di abbandoni, saluti e compiti.
L’unica cosa divertente, e quando si è piccoli, si sa, ci si diverte anche con poco, è la consolazione di poter passare un pò di tempo in cortile.
Il passatempo con cui le sue amiche riescono a far passare il loro tempo sono i ragazzi.
Ma lei non si diverte molto.
Piace ai ragazzi sbagliati, e risulta sbagliata per quelli che piacciono a lei.
Uno di questi è di fronte a lei sul muretto, lo guarda da sopra le sue ginocchia, che abbraccia svogliatamente.
Ha un volto rotondo e sorridente, e due occhi furbi; ha come l’impressione che un domani potrebbe diventare una persona interessante.
Ma a tredici anni, che cavolo può saperne, lei di cosa può diventare un ragazzo?
Lui neppure sa di piacerle.
Per lui è solo la ragazzina che piace a un suo amico.
L’unica frase che ha scambiato con lei è stata:
“ah, dunque tu sei quella famosa.”
Perplessa, risponde:
“io che?”
lui alza le spalle e sbuffa un “ma si, Andrea parla sempre di te. Ero curioso di vedere com’eri”
Lei scioccamente sorride, divertita di essere al centro sempre dell’attenzione delle persone meno indicate.
“ah, in quel senso; spero di essere stata almeno all’altezza delle aspettative.”
Lui la guarda serio, uno sguardo quasi severo e poi se ne esce: “direi proprio di no. lui dice sempre che sei bella, ma a me sembra che tu sia più simpatica che carina”.
Lei non fa neppure in tempo ad offendersi, lui scivola giù dal muretto e sparisce.

Lei pensa solo che un giorno lo rivedrà.

Estate 2001

Hopelessly devoted to you

“Ale, questi dove li piazzo? E quanti, di grazia?.
E poi chiama la Simo che c’è da sistemare un pò di roba, va…”

È estate, fa caldo, e lei deve fare un mucchio di cose.
Le fa perché le fa piacere, perché vuole bene alle persone con cui le fa, e poi perchè riempono quel vuoto che si è appena creato dalla fine di una storia importante, ma a lei pare che non possa essere una fine, se lo sente fin nel midollo.

Si prende una pausa, va al bar e ne esce con una bibita fresca.
È al terzo sorso che qualcosa va di traverso.
Basta un sussulto, e subito il complicato sistema che regola la respirazione e il bere vanno in tilt.
È appoggiato al muretto.
La guarda.
Si stacca dal muretto e si avvicina dal fondo del cortile fino all’atrio dove lei rimane immobile, facendo finta di nulla.
“ciao” dice lui.
“ciao” dice lei.
“ah, dunque sei tu?”
“direi di si, se è me che cercavi”
“passavo di qui, ho fatto un salto a salutare Franco, ti ho visto e mi è parso di riconoscerti… non so neppure se ti ricordi di me”
e lei vorrebe dire, si mi ricordo benissimo, sei cambiato, sei cresciuto, ma hai sempre quello sguardo, e mi piacerebbe sapere se sei diventato la persona che pensavo potessi diventare, ma l’unica cosa che le esce è: “si, credo di si, tu devi essere l’amico di Andrea e Massimiliano”.
“Già. Si beh, allora magari ci si incontra”.
Lei non fa neppure in tempo a domandargli, si, ma quando, per esempio che lui si è già girato su se stesso e sparisce.

Lei pensa solo che un giorno lo rivedrà.

Estate 2004

Ancora lui.
Ancora lei.

Lui continua a dire: “ mi dispiace”
Lei non sa neppure cosa dire, cosa pensare, cerca solo di non piangere, ma alla fine si appoggia a lui e respira il suo profumo e allora non riesce proprio a trattenersi.
Lui la accarezza piano e dolce e continua ancora a dirle che le discpiace.
Lei è così stanca di sentirselo dire che se ne avesse la forza lo prenderebbe a schiaffi solo per farlo tacere.
Lui continua a parlare e lei neppure lo ascolta.

Diciassette anni.
Per avere in cambio qualche settimana.
Le domande che erano state fatte a cui la vita ha risposto si sono trasformate in altre domande.
E qui si attendono ancora le risposte.

Lei si china sul muretto
Ancora un muretto, ma che la vita è piena di muretti?

“ma che cacchio, ti sei messa un tanga?”
“perché, per farmi mollare dovevo usare i mutandoni della nonna?”
perché continuiamo a ridere? Smettila, ti prego.

“come va” le chiede.
“preferisco stare male qui con te che bene a casa” gli risponde.

Lo guarda negli occhi
“portami a casa”.
“Sicura?”
“Si”. no

“beh, magari ci si incontra”.
“beh, si. Ciao” Vaffanculo. Ti amo.

Lei avrebbe un mucchio di tempo per fare qualunque cosa, ma lo usa tutto per guardarlo girarsi, salire in macchina e sparire ancora una volta.

Ancora una volta.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 20:16 | link |in line commenti (18) pop up commenti (18)
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medicina naturale

PdC: D., sta cosa che pure te sei geometra...
D.: eh...
PdC: in pratica, non è una relazione,è una cura omeopatica...
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 16:52 | link |in line commenti pop up commenti
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lunedì, 04 luglio 2005

assenze

mi manca.
qualcosa.
qualcuno.
la sovrabbondanza dolorosa è mutata in un vuoto simmetrico.

sono stanca di perdere pezzi.

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 18:53 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
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sabato, 02 luglio 2005

sponsor

- ragazzi, ci servono soldi.
- siamo alla canna del gas?
-già.
- provare con le pompe funebri?
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:27 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
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