È domenica pomeriggio e io..
Anzi, no, è domenica mattina e io..
Ma iniziamo dal vero inizio.
È sabato notte/mattino, sono le quattro e finalmente sto mettendo le mie stanche membra nel mio letto sfatto, dopo aver buttato a terra le rimanenze di una giornata più o meno inutile.
Le ultime parole che ricordo di aver proferito prima di uscire dal locale, mentre si fumava l’ennesima sigaretta, (dopo in sequenza, quella: della piazza, del previaggio, dell’arrivo alla tappa di mezzo, dell’arrivo al locale, due o tre nel mentre della serata) sono state: pofferbacco, ma siamo sicuri di riuscire a mantenere intatta la tabella di marcia per domani? Non sarà un azzardo, doversi svegliare dopo quattro ore e mezza di sonno, per uno che generalmente dice di dover dormire almeno fino all’una? Eh? Eh???
Ma tant’è. Già mi chiamano Cassandra, quindi.
Fra poco suonerà la sveglia, alle dieci ho appuntamento con D., e se voglio fare le cose con calma, mi devo svegliare un po’ prima, e fare tutto al rallentatore, per non svegliare il resto della famiglia.
Chiudo gli occhi e in un attimo sono le otto e qualcosa, nel timore che suoni la sveglia, il mio io interiore si sveglia sempre allarmato almeno dieci minuti prima…
Sono le nove e sono pronta, intanto inizia a svegliarsi anche il resto della famiglia.
Sono le dieci, e sto leggendo aspettando D.
Sono le dieci e mezza, e mentre mia madre mi chiede se per caso non sia successo qualcosa di catastrofico, io mi domando se per caso non si sia cambiata l’ora solare/legale e nessuno mi abbia avvertita.
Sono le dieci e trentacinque quando mando un timido sms al resto della compagnia per saere se almeno loro hanno notize.
Sono le dieci e quaranta quando mi telefonano in sequenza Simone per dirmi che D, è rimasto addormentato e D. per dirmi che è rimasto addormentato.
Sono le undici e un quarto quando finalmente D. mi preleva e sono un quarto a mezzogiorno quando si parte per la nostra reale destinazione, mentre D. con complicatissime equazioni cerca di dimostrare come tutto sommato alla fin fine abbia recuperato nel suo ritardo.
Io dal mio, gabulo che mi son svegliata alle otto e potevo dormire fino alle dieci e mezza. E da lì non mi schiodo.
Insomma, sono le due circa, e noi finalmente siamo
qui, a vedere
questi.
Se foste passati di lì, mi avreste facilmente riconosciuta; ero l’unica che nei momenti di pausa non prendeva il sole, non mangiava, non beveva Red Bull, bensì leggeva.
E, curiosa coincidenza, inquietante persino, leggevo
Survivor, di Palahniuk, che è la storia di questo Tender Brenson raccontata alla scatola nera di un aereo che precipita nell’oceano.
Mamma papera e le sue quattro paperelle (forse una mavovra occulta della tim per fare pubblicità subliminale…) ci sfilano davanti incuranti del casino che facciamo anche solo stando zitti e respirando.
Notiamo che il tempo passa anche in virtù del fatto che al ritorno le paperelle sono otto, e sono grandi il doppio.
Andrea Pellizzari, ad ogni volo, si affaccia dalla rampa e la prima cosa che chiede è: “sono tutti vivi?”
La Elen Hidding invece viene reclutata per la somma dei voti della giuria, coadiuvata da Mangoni. Lei adduce come scusa per gli errori il fatto che sia straniera, lui non si sa.
Degli Elio e le Storie Tese, voglio solo ricordare sopra ogni cosa due esempi:
la sigla de “il pranzo è servito” e una sublime versione alla Buble di “O fortuna”.
Fra i più ironici, il team degli Icaro, i quali hanno risposto alla domanda: “quanto vi aspettate di volare lontano”:
quello che ci interessa non è tanto volare, quanto fare una caduta decorosa.
Nel momento in cui la squadriglia dei redbull ha fatto la sua esibizione, la cosa che mi ha rinfrancato è stato ricordare cos’è un
luping è cos’è un
tonnò, (anche se non ho ancora capito come si scrivano, a dirla tutta) retaggio questo di un fidanzato con la passione per il volo e dei trascorsi di scuola tecnica specialistica.
La giornata scorre liscia, fra la varia umanità che mi gira intorno, schiene che paiono tavolozze, fra tatuaggi e segni lasciati dalla melanina stimolata dal sole; bambini e cani, e se a qualcuno interessa sapere come è andata a finire, può trovare uteriori notizie
qui.
Finalmente, è quasi mezzanotte, mi metto a letto, rimuovendo ancora residui da sopra, e mi chiedo come facciano ad esserci residui quando son stata fuori tutto il giorno, ma che importa, evidentemente il mio letto e le mie cose hanno una vita a sé stante a prescindere da me.
Quello che conta è che posso coricarmi, mettermi a letto, e dormire.