“C’è lui che sembra che stia scegliendo canzoni tristi per farmi stare male… e mette il brano che tenevamo in sottofondo io e lei per far l’amore…
(Gatto Panceri _ Deejay)
Una giornata qualunque in un tempo qualunque.
Un qualunque viaggio di ritorno dal posto di lavoro.
Fuori fa caldo; in macchina il caldo è opprimente il doppio dopo sei ore sotto il sole di agosto.
Nell’abitacolo un sottofondo di odore di pane, rinchiuso nel bagagliaio dalla mattina; il che aumenta sensibilmente l’impressione di essere in un forno.
In sottofondo, la musica del Panceri.
S2: ”in media quanto dura una canzone?”
S1: ”in media? Beh, metti Quattro, cinque minuti”
S2: ”ah”
S1: ”se sei fortunata, sei.”
S2: ”eh. meno male che hanno inventato la ripetizione automatica…”
S1: ”già.”
S2: ”altrimenti qualcuno dovrebbe fargli sapere per quale motivo l’ha mollato….”
Perché, leggendo le suededuzioni sul qui e ora, ho recuperato un pezzo del mio prima.
E mi viene in mente che solo nelle favole arrivano simpatici animaletti ad aiutare a dividere le lenticchie dai fagioli o similari.
Mentre nella quotidianità, alla fine, scindere il buono dal non buono, a volte, in fin dei conti, non conviene neppure.
Il prima, il qui ed ora. Vedremo il poi.
scacco emozionale
questo il nome del mattone
che mi sento dentro al cuore
sopra la mia testa
che si perde in quattro sogni senza uscita
stanca di guardare il mondo
e quel suo girare
provi, salti, ma poi ci ritorni
sempre sulla terra
Lexander, Gravitazionale.
Mi immagino una stanza. Gravitazionale. Dove boxroom e ubikindred sul loro divano guardano la parete che han di fronte dove innismor guarda nella fessura del mangiadischi alla ricerca degli omini che reggono la puntina.
sul soffitto un tavolo dove malinverno poggia l'orecchio destro, e pensieridicarta quello sinistro.
Il primo ascolta il serio e rigoroso lavoro degli omini dello spessore del tavolo, nella loro minuscola città. l'altra ascolta il rumore delle fibre di legno che crescono e si raccontano storie di quando ancora erano alberi.
Dalla porta stillpoint osserva i due domandandosi quale per primo metterà una mano su una delle sue gomme masticate appiccicate sul bordo.
e finalmente arriva anche il mio massimo grado di realizzazione.
additata come migliore mobilità del bacino del corso.
come quella di una danzatrice del ventre.
ah... chiaraaa... perché non eri lì a testimonianza di questo piccolo passo per l'umanità, ma grande per pdc?
La compagnia dell'anello.
chiedete pure agli uomini che conoscete.
credo che nessuno o quasi vorrà essere il nano o lo hobbit.
qualcuno forse vorrebbe essere un elfo.
diffidate di loro.
gente strana.
molto.
a meno che non voglia essere Lorian, il capetto elfo, almeno dimostrerebbe un certo spessore e una buona dose di pelo sullo stomaco, alla luce degli avvenimenti alla fossa.
(che in prospettiva puramente cinematografica, ho già detto essere una delle più belle scene della trilogia).
qualcuno vorrà essere Gandalf.
ma se conoscete qualcuno che vuol essere il mago, beh, sapete già a cosa potreste andare incontro.
diffidate di loro.
ma i più vorrebbero essere Aragorn.
l'umano, il guerriero, l'uomo per il quale l'elfa principessa rinuncia all'immortalità, perché preferisce vivere una vita mortale con lui, che passare l'intera eternità senza.
beh.
diffidate soprattutto di uomini del genere.
ve lo dico io.
diffidate.
e poi non dite che non vi avevo avvisato.
In sottofondo una canzone: Don't let me be misunderstood, nella versione di Nina Simone. E poi, ogni tanto, riecheggia la voce lieve di Norah Jones, la cui I don't know whyrimbomba e rimbomba finché l'eco non si affievolisce e io non ricordo neppure perché una volta fosse così triste da sentire.
ho desiderato poter volare via
invece di inginocchiarmi nella sabbia
cacciando le lacrime con la mano
Il mio cuore é impallidito
tu sarai nei miei pensieri per sempre
che poi non è vero. nessun pensiero è poi per sempre.
Oh Lord, please don't let me be misunderstood
But I'm just a soul whose intentions are good.
Analizzo con la dovuta serietà richiesta dalla situazione, le due ipotesi proposte nel sondaggio di Alkanette su baciatori&metodidiappriccioalbaciostesso.
Situazione 1
Sala cinematografica buia. Film in proiezione. Lui, sguardo intenso alla Cary Grant mentre si appropinqua al viso di lei: "Mi dai un bacio?".
Situazione 2
I due in macchina, seduti di sbieco sui sedili, appoggiati ai rispettivi finestrini. Lui: "Baciami, ti prego!".
la domanda alla quale dare una risposta è:
chi dei due uomini ha le maggiori possibilità di successo?
in Boxroom veritas: Gli sguardi alla Cary Grant sono poco spontanei e poco credibili e fanno solo ridere le donne sane di mente.
così scopro anche di essere sana di mente, che è una conferma non male, in una giornata come questa...
Inoltre il bacio non si chiede, si dà o si ricambia, ma non si chiede.
giusto. UOMO che mi stai di fronte, prenditi le responsabilità delle tue azioni.
vuoi baciarmi? fallo, mal che vada ti mollo uno schiaffo.
se proprio va bene, l'indomani mattina potremmo essere entrambi più rilassati.
e comunque, scelgo la macchina. implica tante cose:
siamo almeno già andati a cena, e poi magari al cinema, e adesso siamo in macchina a parlare; quanto meno abbiamo avuto un pò di tempo per capire se vogliamo baciarci o meno.
e poi sarà psicologico, ma il primo mi fa lumacone che cerca di strafare rispetto alle sue reali possibilità, mentre il secondo mi fa simpatia.
giuro che non so il perché.
posso solo riportare un brano di conversazione:
X:"E se adesso io ti baciassi, che ne diresti?"
P.d.C, impassibile: "per me, sei libero di fare quello che meglio credi"
(lieve pausa di avvicinamento fino a che non si vede il bianco degli occhi del nemico avvicinarsi)
"al massimo ti becchi uno schiaffo.."
(lievissima incertezza)
"però potrebbe valerne la pena".
ed è stato l'inizio della fine.
perché è vero la macchina non offre via di fuga; ma intanto a volte non fuggiresti lo stesso...
quella che ti spinge a prorompere in un "arrivederci" accompagnato da un "a presto" al signore appena conosciuto, per forza dell'abitudine, senza pensare che è il gestore di un agenzia di onoranze funebri.
la vita che cambia provoca quasi sempre uno strappo al cuore; e spesso, veramente in tutto ciò non c'è niente da capire.
al massimo qualcosa da dimenticare, e per dimenticare le proprie utopie le si fa scivolare lievi in una agendina, per potersi ricordare di cosa scordarsi.
magari fumando una sigaretta là, dove ci si può permettere di fare cose che altrove non sono concesse, perché politicamente scorrette, beati come rane sulla propria foglia di ninfea, alla ricerca del dietro alle quinte della vita propria e altrui.
una visione qualunque, di chiunque, è sempre meglio che niente
Un mistero.
forse nero.
oppure cercare notizie di straordinarie avventurefra le righe di un quotidiano, magari di fantomatici lord in isole lontane e senza mare.
qualcosa ci basterà, qualcosa (ma forse no) ci guasterà.
intanto bene o male l'inverno passa sempre, anche se ci lascia ottimi racconti.
ecco una cosa che non mi era ancora accaduta.
sarà l'assenza di Chiaraaa.
almeno quando sono con lei non capita di uscire da una porta ed essere scambiata per una maniglia, e dover insistere nel dire: no, ci sono io ci sono io ci sono io
a quello davanti a te che cerca di chiudere una porta che in realtà non c'è perché ci son io in mezzo.
D.: certo che comunque è stato proprio un bel film; commovente. e la platea è uscita ammutolita. e poi tu dopo mi hai raccontato la brutta fine che han fatto tutti quei bambini...
P.d.C: oh, ma non nel film... nella realtà.
in questo strano giorno il mio pensiero va a quelle coppie che pensano di amarsi solo perché oggi si scambiano un regalo, e poi ripongono quello che rimane in un armadio insieme al pacco, e si fanno andare bene una relazione sfilacciata per non star soli.
un pò come all'otto marzo, quando orde di donne urlanti si accalcano nei locali spargendo la loro supposta libertà, per poi tornare alla loro galera quotidiana con un ebete sorriso.
è passato poco meno di un anno.
quante cose.
tante cambiate.
alcune fanno ancora male.
anche se non più come prima.
grazie al cielo.
questa sera si va nuovamente in scena.
in cartellone.
ché voglio dire, non è che non si sappiano i nostri limiti.
il nostro buono è vederli schierati tutti insieme e andare in palco lo stesso.
perché il risultato poi non è niente male.
tutto sommato.
c'è chi si droga.
e ci siamo noi che facciamo teatro.
son solo scelte.
la solita trafila.
il solito mal di testa.
la solita ansia.
qualcuno di nuovo e importante nel pubblico.
una nova felicità.
gli appuntamenti al buio funzionano solo se la luce rimane spenta. (e anche l'audio)
dice Chiaraaa:
il massimo grado di realizzazione personale, facendo pilates, potrebbe non arrivare mai, ma se arriva è qando l'insegnante ti domanda se hai fatto danza classica.
dice P.d.C:
beh, potrebbe sempre domandarti: hai mai lavorato in un circo?
dico io: il massimo grado di umiliazione a pilates, che è sempre latente e manifestarsi in molteplici forme, può espletarsi nel modo più crudele; ovvero quando senti pronunciare il TUO nome seguito da un complimento, ma ti rendi conto che l'insegnante si è semplicemente SBAGLIATA.
scambio di persona.
IO son PdC, LEI è Chiaraaa.
ma vabbè... ero troppo arrotolata su me stessa incastrata nelle mie articolazioni e intenta a non andare contemporaneamente in apnea e iperventilazione per lamentarmi...
scena: parco pranzo a casa P.D.C.
Padre:...e ieri poi in trasmissione han fatto vedere una mravigliosa icona raffigurante l'ultima cena che...
P.d.C:... pà, ma guarda che se è solo un'ultima cena che vuoi basta dirlo. per stasera ti prepariamo qualcosa di buono e poi ti sopprimiamo.
scherzo.... :-)
ché alle volte, se uno sta male, specialmente di notte, quando il buio confonde i vuoti e i pieni, basterebbe anche poco per tornare alla normalità.
che so, ad esempio una carezza.
una mano che ti percorre e restituisce al tuo corpo i suoi confini perduti.
ridare corpo e volume alla testa che contiene i tuoi pensieri per ricacciarli indietro e non sentirli correre in giro come se non ti appartenessero.
giù per la schiena per lenire la spina dorsale e vertebra dopo vertebra rientrare in possesso della gravità che pare essere una legge sovvertibile.
giù per le gambe che sembrano galleggiare ed essere di piombo.
un qualcosa di vero su cui concentrarsi
diverso da qualcosa che non siano il paese delle meraviglie e la fine del mondo, anche se poi son la stessa cosa.
diverso dai sogni che fai ad occhi aperti, (tanto è buio,aperti o chiusi non fa differenza; è il cervello che fa sogni suoi; tu non c'entri che marginalmente e questo un pò ti ferisce, l'esser marginale anche a te stessa...) dove senti l'eco delle canzoni e le mescoli insieme senza senso.
"Je n'ai pas peur de la route Faudrait voir, faut qu'on y goûte Des méandres au creux des reins Et tout ira bien là
Le vent nous portera
Sono affetto da un morbo incurabile Il mio difetto è un istinto incontrollabile
Fiumi poi campi poi l'alba era viola, bianche le torri che infine toccò, ma c'era tra la folla quella nera signora e stanco di fuggire la sua testa chinò:
La caresse et la mitraille Et cette plaie qui nous tiraille Le palais des autres jours D'hier et demain Le vent les portera
Ora che non ho più via d’uscita Ora che ogni porta è stata chiusa
Bajo la penumbra de un farol se dormiran todas las cosas que quedaron por decir se dormiran. Junto a las manillas de un reloj esperaran todas las horas que quedaron por vivir esperaran Todas las promesas de mi amor se iran contigo
On me dit que le destin se moque bien de nous Qu'il ne nous donne rien et qu'il nous promet tout Parais qu'le bonheur est à portée de main, Alors on tend la main et on se retrouve fou
Ma poi non ho più memoria di niente che rassomigli a te,
Oh mon amour, je passe mon tour J'ai déserté les alentours Je te quitte, voilà c'est tout Dans la nuit parfois, le nez à la fenêtre J'attendais et je sombre Jetez au vent mes tristes cendres, voilà...
di diverso dal rumore del sangue che scorre e dal pulsare sordo dei propri organi interni.
qualcosa di diverso da te e dal tuo non riuscire a percepirti
anche solo per farti sentire un pò meno sola.