ma è per paura che SI spezzi
o per timore che CI spezzi?
nella penombra
di una stanzetta spoglia
mattonelle chiare
aleggia un clima come di sospensione del tempo
che non passa
non si è propriamente fermato, porta echi di cose avvenute, avanza, solo che sembra di esserne fuori...
ogni giorno lei porta lì nuovi volumi.
li accatasta in pile dapprima ordinate
poi giorno dopo giorno si vede che loro hanno preso possesso della stanza
e nella penombra
lei si ferma a pensare a quei libri
a quanti sono
e in una bolla temporale parallela
tutti quei libri si accumulano al rallentatore, ma nel contempo crescono a vista d'occhio.
le pagine fuoriescono dalle copertine e loro piano piano incominciano a muoversi
lenti e inesorabili
trascinandosi verso di lei che li fissa senza riuscire a muoversi o a staccare gli occhi dalla massa in movimento.
fino a che lei è
nella carta
nelle storie
nelle parole
fagocitata
poi d'improvviso il tlack dell'interruttore della luce
che scatta
la bolla temporale esplode
senza rumore
e il tempo torna ad essere quello.
e le pile di libri tornano innocue
ad attendere
una nuova penombra.
alla prima occhiata il gigantesco babbo natale che balla lo swing su brani natalizi un pò ti lascia perplesso.
dopo cinque minuti ti rendi conto che è detestabile.
dopo dieci lo sfasceresti, dopo dieci e quattro secondi ti ricordi del detto "chi rompe paga e i cocci sono suoi".
dopo undici cerchi di fuggire.
dopo un quarto d'ora ormai sei ipnotizzato.
Babbo Natale ti ha fatto il lavaggio del cervello.
I libri della Feltrinelli.
gli economici.
alcuni hanno ancora la copertina zigrinata, e il polpastrello si sofferma su di loro, invece di scivolare via come in quelle nuove,seriche e traslucide.
la compattezza della brossura, il profumo di colla, la loro essenziale morbidezza e maneggevolezza.
le loro pagine che scorron lievi, con le parole impresse sulla carta bianca ma non troppo.
il loro essere di dimensioni così giuste, in altezza e spessore.
piccoli moduli.
e i colori.
I libri dell'Adelphi.
quelli nella collana non economica, le loro copertine di carta opaca; serie; persino al tatto ti intimano di portare loro rispetto.
quelli della collana economica;
sembrano i fratelli minori; identici a quelli che li han preceduti, nei colori, nelle immagini di copertina.
negli uni ritrovi gli altri. solo più piccoli; I primi sembrano adulti; i secondi sembrano sempre porgere più una promessa.
tutti i tascabili in fondo sono una promessa. Sarà che costano di meno, sembrano dirti: e dai, che ti costa, comprami, provami, leggimi; non te ne pentirai.
Ti senti intimidito da quel Guanda serioso, da quel Longanesi brossurato e rigido, con quella sovraccoperta che avanza promesse che non sai se poi manterrà? Prendi quel tascabile Tea... più alla mano.
Oppure la Piccola biblioteca Adelphi.
sottili, compatti e di dimensioni ridotte.
in uno scaffale di casa scompaiono, ma vederli schierati in una libreria è uno spettacolo di sfumature e ordine.
I libri di cucina...
da dove ti guardano suadenti fotografie di ricette improbabili e forse per questo ancora più invitanti; che se per caso ti capitano sotto mano all'ora di pranzo, vorresti veramente poter affondare i denti in quei pezzi di carne, o passare almeno un dito in quelle creme di cioccolato vellutate, in quelle torte sapientemente sbriciolate ad arte.
sarà per le pagine patinate, pesanti, rilegate: Con quelle sovraccoperte llegre, mezze lucide e a tratti opache, che ti viene voglia di toccare sullo scalino plastificato, come se quel particolare facesse poi la differenza.
E poi i colori belli,, antichi, delle copertine della passigli; il logo della Instar che ammicca dalle copertine dalla grafica sempre nuova, sempre curata, sempre bella.
L'essenzialità della collana dei Tascabili Einaudi, i loro dorsetti azzurro, arancio, verde.
quelli rossi bilingui, quelli blu per le traduzioni di scrittori famosi.
La collana storica della Mondadori, quella che riporta sulla costa il quadratino con un particolare della copertina.
Il verde acqua inconfondibile dei libri della Allemandi.
La preziosità dei cataloghi d'arte, architettura, design della Skira.
I libri per bambini:
quelli morbidi; quelli giganti; quelli cartonati, o con la copertina morbida, quelli scritti in stampatello maiuscolo; quelli tridimensionali, o con parti che si muovono, quelli con le linguette da tirare; quelli illustrati che non smetteresti mai di guardare.
I volumi eleganti della Neri Pozza e di Ponte alle Grazie.
E poi tutti gli altri volumi, quello che non stanno sugli scaffali
ma che vanno in magazzino impilati
migliaia di volumi
quintali di carta
percorsi di sorie che vengono tolti da scatole di cartone per essere poi impacchettati e regalati con la loro carta nataliza, e il fiocco, ma senza troppi riccioli, perché un libro non va arricchito, il regalo è nella sostanza, e poi solo più il segnalibro sotto il fiocco, e poi grazie signora, vuole una borsina? ecco a lei, e buone feste...
alzarsi al mattino
scendere masticando una brioches
sorridere alla gente ealle loro stranezze
fra una cassa di libri e un pacchetto regalo
pensando al rumore dei tacchi dei miei stivali
sui cubetti di porfido
e stupirsi persino un pò nel trovarsi a riflettere che la mia vita mi piace prorpio.
anche quando mi fa schifo.
e arrivare a sera con quella stanchezza nelle ossa che si scioglie facilmente nell'abbraccio di chi ti ama.
sarà che è quasi Natale.
Antefatto:
a causa di lavori alla scalinata posizionata sul versante della casa che porta verso il corso principale, per alcuni giorni abbiamo dovuto far uso dell'uscita sul retro della casa, che è in una seconda via.
Necessità:
Comunicare a chi doveva venire a prelevarmi in macchina di non farsi trovare nella solita piazza, ma di agevolarmi facendo il giro dell'isolato e posizionarsi sul retro del caseggiato, non verso la facciata davanti.
Per quanto io riesca ad essere sintetica, quasi mai la mia sintesi riesce a essere contenuta in un sms. quindi butto lì tre, quattro parole nella speranza che chi legge riesca a collegarle fra loro arrivando alla formulazione di una frase di senso compiuto;
dimenticando che le parole, per quante ne abbiamo, nascondono insidie che a volte subito non si valutano;
se non dopo aver riletto il testo del SmS che hai appena spedito con su scritto:
"X favore, puoi prendermi da dietro? Grazie :-)"
omniamundamundi
se prendete un foglio di carta da pacco, e lo tagliate in due, ottenete il formato di carta per pacchi per libri numerosi oppure di formato grande.
se dopo lo tagliate ancora in due, ottenete il formato per pacchi da due libri spessi oppure quattro piccoli; ad esempio un paio di longanesi o quattro einaudi...
se lo tagliate ancora in due, ottenete l'esatta misura per un einaudi o un adelphi.
trovo tutto ciò meraviglioso.
Senza contare la bellezza delle casse di libri che riescono a contenere un tot di libri coricati, oppure affiancati, oppure di dorso ed eventualmente anche in piedi.
tutto ciò è casuale, ma non esclude che dia da pensare.
facendo zapping in tivù capita di incappare nella Parietti che inveisce simpaticamente contro i geometri.
Che inquietante dejàvù....
la profonda tristezza di qualcosa che non torna.
in realtà non capirò mai se il film è bello o brutto, e forse neppure se mi piace o no.
di tutto so che salverei la parte in cui avviene il cancellamento dei dati mnemonici.
ecco, tutta quella parte assurda in cui capitano cose assurde ma vengono dette cose abbastanza vere, quella mi è piaciuta.
mi manca il senso di illuminazione del banale.
mi spiego meglio: le verità enunciate sono, come tutte le verità profonde, assai banali, ma hanno bisogno di essere presentate sotto una luce nuova, devono giungere almeno come una riscoperta; e questo qui non accade.
ma forse non era quello l'intento.
forse regista e sceneggiatore volevano propio che io, seduta sulla mia classica poltroncina di velluto rosso, a luci spente, mi scontrassi con la squallida banalità di alcune cose della vita, senza la consolazione catartica della scoperta, dell'illuminazione di una zona buia: semplicemente la presa di coscienza del fatto in sé.
che tristezza però.
la tristezza e la disperazione del pensiero nel momento in cui il protagonista si rende conto che insieme ai momenti brutti verranno eliminati anche i belli, è di forte impatto emotivo, anche se per ora rimane ancora in vetta la profondità e la vastità di una scena del secondo episodio della saga del signore degli anelli; dite quel che volete, ma quando il generale delle truppe elfiche muore durante l'assalto della fossa, mentre lotta a fianco degli umani, e lentamente mentre cade a terra la sequenza rallenta, beh, rimane per me ancora un piccolo gioello.
riguardo al tipo di montaggio di S.M.L.T.C. , che dire: in genere lo approvo, qui lo trovo un pò troppo scontato; mi piace che mi si prenda un pò in giro: prendi ad esempio il Sesto senso; e anche che mi si confonda, come in Memento o 21 grammi, ma non mi piace capire dopo poche scene dove andrà a parare il film.
ma la cosa più triste è stata la sequela di pensieri che sono scaturiti in massa dopo, tornata a casa.
Cancellerei qualcosa della mia vita?
no.
non sarei così folle.
a parte il fatto che premessa alla "cancellazione" nel film è la creazione di una mappa di ricordi scaturiti da oggetti presenti in casa: quindi io per cancellare Lui dovrei portare tutti gli oggetti che me lo ricordano e lasciare che vengano poi distrutti.
io? che porto ancora i maglioni che mi ha regalato il mio primo ex?
e allora mi son guardata in giro, e mi sono accorta che tutte le cose che mi circondano sono legate a qualcuno, a volte più persone...
mi troverei in pratica a buttare via tutto ciò che casa mia contiene, con sommo piacere di mia madre, ma... che roba un pò triste....
personalmente preferisco ricordare.
perché fa male, ma aiuta a non sbagliare più.
spero.
non voglio dimenticare.
quasi quasi vado a rileggermi la Storia Infinita.... (un ottimo libro da cui han tratto un pessimo film)
vado a ricordare.
Con la luce il tuo profilo
ha un colore indefinito
la tua immagine riflette
su un discorso che non smette
Con il sole e con la pioggia
ti bagnavi sempre tu
ero pronto ad asciugarti
ma non ce la faccio piu'
E per chiudere il discorso
Sara' facile incontrarsi
educato salutarsi
quell'azzurro di sicuro
non mi incantera' mai piu'
Il mio orgoglio e' ancora vivo
e non morira' con te
lascia stare quell'azzurro
che non e' adatto a te
Se sei tu l'angelo azzurro
questo azzurro non mi piace
la bellezza non mi dice
le parole che vorrei
quanti baci e tradimenti
lacrimoni e pentimenti
fan di te una donna sola
che da sola resterà
liberamente tratto da "l'angelo azzurro".
"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.
Trovo quantomeno curioso che per una volta che ci fanno un articolo sul progetto "sipari d'occasione" vada a fuoco addirittura La Stampa.
come vogliamo definirlo?
fato ineluttabile?
oppure, in amicizia, sfiga?
tant'è......
natura matrigna
fato patrigno
quando mi trovo a rovistare nell'armadio per cercarvi le calze E la canotta, vuol dire che è proprio arrivato l'inverno...
l'amicizia è una questione personale.
non la materia di supposizioni o singolari esperimenti sociologici.
gli amici non si sostituiscono.
al massimo si sommano.
e se qualcuno decide si abbandonare la partita, in silenzio o sbattendo la porta, poco importa perché quel che è iniziato ormai è in corso.
forse si vive una volta sola, e chi non è disposto all'improvvisazione allora può buttare nel fuoco il copione.
ognuno ha le sue idee e se non ha voglia di cambiarle, che se le stringa a sé ed eventualmente ci si soffochi.
ognuno è amico per quello che è, non per quello che si vuole che sia.
libertà di andare tornare e dirsi le cose solo se ne vale la pena.
insomma, l'amicizia è una questione personale.
libreria.
su uno scaffale poco prima dell'uscita campeggiano suadenti due libri.
Il libro delle risposte
il libro delle risposte d'amore.
irresistibile la tentazione di prendere il secondo, con la sua copertina rosso velluto, e con occhio un pò scettico aprirlo a casaccio pronta a confutare qualunque cosa leggerò.
DURERA'.
la voglia di crederci e tanta e tale che chiudo il libro e lo ripongo con cura nello scaffale, fuggendo dalla libreria nel malcelato timore che qualcuno mi fermi per dirmi che è tutto uno scherzo ben orchestrato per punirmio del mio consueto cinismo.
da sempre preferisco prendere appunti schematici, piuttosto che trascrivere discorsi interi.
perfino nelle prove in classe ad un certo punto ho smesso di cercare di creare una risposta coerente a domande che se la sarebbero pure meritata, preferendo vomitare sui fogli una serie di punti, pallini stelle e frecce che collegavano parole.
brevi concetti che poi chi di dovere poteva interpretare.
ed essendo l'interprete generalmente la stessa persona che poneva le domande, la sua interpretazione dei concetti coincideva sempre con il suo pensiero più che col mio, quindi per forza che prendevo dei bei voti.
(ora, ho appena preso coscienza del fatto che in pratica la mia carriera scolastica si basa sull'inganno, ma cosa c'entra con il resoconto della blogfest? ah, già... gli appunti..)
No, perché la mia blog fest è una serie di appunti mentali che mi girano in testa.
diciamo che i concetti son quelli; chi c'è stato qualcosa ne trarrà, chi no, potrà farsi un'idea non so se della blog fest quanto di come P.d.C. ha visto.
come, come, non cosa; cosa ho visto neppure a me è dato saperlo.
ma iniziamo dall'inizio.
domanda direi fondamentale che ha tenuto banco nel cervello (non tanto, anche solo per ingannare la coscienza vigile, sempre che esista, quel tanto che basta per non far entrare nel panico da prestazione tutto il corpo...) fra una lezione di fitfencing e una di wawe, una di total body e il tentativo di sopravvivere a tutto questo sforzo fisico (che a sua volta richiede grande sforso fisico), è stata: come ci si veste ad una blog fest?
sull'invito, un'invitante noticina, ovvero: Niente è di rigore. Come as you are, venite come siete.
sulle prime, a cervello ottenebrato dall'emozione, mi chiedo se sia un modo di dire, oppure se sia un indicazione di informalità. poi capisco che deve trattarsi di una di quelle cose da interpretare filosoficamente parlando; probabilmente devo mettermi qualcosa che mi faccia sentire e mi faccia vedere per come mi sento io, deve trattarsi di un invito alla sincerità intellettuale.
la cosa già mi piace, anche se non so bene come sono, mi conosco da tanto e ancora ho profondi dubbi su alcuni particolari (in particolar modo quelli che sto cercando di rimodellare...)
ma ritorniamo al mio guardaroba spalancato in tutta la mia magnificenza che mi guarda, o forse no lui se ne frega, son io che lo guardo con preoccupazione.
ed eccomi pronta come per miracolo: un pantalone di qua, un paio di stivali di là, una maglietta giù, un corpetto con le stecche su, il tutto condito con un giubbottino di maglia con inserti di materiale simil pelle damascato e annesso finto pelo (perché prevedo freddo e allora meglio prevenir che curare...)
ed eccomi qui: metà centro sociale e metà ElisadiRivombrosa. (o Pamela di Richardson,o se preferite, quella della versione di Goldoni... fate voi; tanto sempre la stessa è...).
a posteriori: effettuiamo un salto temporale: oggi. le foto trovate dal blog di Chiaraaa; andate; guardate. capirete.
io ne ho selezionate tre:
La partenza Dal parcheggio dell'albergo più triste della mia città: a parte la sconsiderata felicità di Dvd, inspiegabile a quell'ora, la granitica itegrità di E-Dez, la naturale scioltezza del Boss, il sorriso che non si vede assolutamente, ma si suppone un pò prepatibolo di Chiaraaa, ecco P.d.C. che pensa: dove le metto le mani?
perché in quest'accozzaglia di stili e abiti e materiali e fogge e gioielli barocchi uniti a minimalisti pendent che ottimamente mi rappresenta, una cosa manca: le tasche.
ulteriore lezione su me stessa: anni per creare quel famoso caos necessario a far nascere dentro di sé una stella che danza (nella speranza che non sia né gastrite né colite) e poi scopro che però nelmio caos non ho progettato vie di fuga.
questo implica molte cose, talmente tante che mi annichilisco; quindi tutto torna e per ora passo oltre....
le altre due foto sono PdC con DvD e PdC con Chiaraaa: nella prima millanto una scioltezza e una padronanza della situazione che assolutamente non rammento di aver avuto; la seconda mi fa domandare cosa stessimo ammirando con tale revente stupore e nostalgica tenerezza.
Cosa è accaduto che nuovamente non rammento???
ma passiamo oltre:
l'incontro con Manu Mardin...
per questo vi rimando al post di Chiaraaa, io aggiungerò solo un ultimo particolare; nelle successive presentazioni la ManuMardin segnalerà me ed Enrico come Pensieridicarta di Smokingpermitted quella che fa ginnastica con Chiaraaa e come Epuntato di Smokingpermitted quello che fa Yoga con lei. In taluni ciò ha creato in parte confusione: per esempio qualcuno disattent pensava che io facessi Yoga con Chiaraaa, tanto che dopo un pò mi son chiesta "e se avessero ragione loro? se io non fossi io ma bensì E. e lui fosse me, ma se così fosse lui sarebbe Silvia o PdC?"
questo per dire che a tratti una blog fest può anche indurre profondi stati di crisi di identità...
Un ultima annotazione:
sul dove eravamo seduti.
all'arrivo ci accaparriamo un angoletto assai carino, on tavolino, con divanetto e poltrone morbide tipo sacchi ripieni di palline di materiale plastico non identificabile; è lì siamo rimasti, a volte turnando per socializzare meglio.
ma più che altro io son rimasta lì, attaccata al vecchio detto che se ti fermi in un punto prima o poi tutti passano di lì.
da angoletto spopolato ad un certo punto si è trasformato in angoletto vip, poi un gentile giovane mi si è presentato dicendo ch qualcuno voleva giocare al gioco della bottiglia, chiudendo con la frase: come la vedi?
non la vedo; ho già subito un trauma acuto e spasmodico dopo un'avventata partita di obbligo o verità lo scorso anno, tipo che dopo almeno una decina delle persone partecipanti non si son parlate per sei mesi, tanto che ho solennemente promesso che i giochi adolescenziali li avrei lasciati a chi ha la cmpetenza di effettuarli e le capacità di incamerare gli input derivanti senza esserne tramortiti: gli adolescenti, appunto.
dopodiché si è nuovamente trasformato in angolo nostro, poi improvvisamente siamo stati occupati da una quidicina di persone rumorosissime, e tante, tante tante.
allora ci saremmo spostati di una paio di posti, scivolando lievi come foglie in preda ad un refolo di vento. ed è a questo punto che Dvd mi ha detto che nella posa in cui ero apparivo "venerea" ed io mi son chiesta se voleva dire che mi vedeva come una malattia, ma la mia attenzione andava ormai a non cadere addosso alla coppia di suppongo follemente innamorate persone che credo fosse un'oa e mezza che si baciava senza apparentemente prendere fiato (mutazioni genetiche?) e continuando a scivolare verso il pavimento. lì arrivati si sono sciolti dall'abbraccio e si son separati.. non mi è dato sapere come la vicenda si è evoluta, perché la fame ci ha vinto e abbiamo deciso di ritornare alla macchina, parcheggiata apparentemente senza motivo ad una distanza di sicurezza estremamente distante dal luogo della festa, e nel mentre fermarci da qualche ristoratore bendisposto a nutrirci.
dal conto in avanti, per me è l'oblio. attendo il post apposito di Chiaraaa pr avere maggiori delucidazioni in merito.
che si sa, non sono più quelle di una volta.
tanto che sul retro di casa mia, in un afflato di tardiva ed isterica primavera, stan fiorendo le primule.
sul versante di fronte, in pieno autunno, son spuntati sei simpatici funghi bianchi, grossi e simili a pop corn esplosi per caso nel bel mezzo del prato.
nel centro, il mio appartamento, dove una povera pianta grassa che dovrebbe dare il meglio di sé nel periodo invernale, richiede a gran voce l'intervento di uno psicoterapeuta per incipiente crisi di identità...
c'è gente che corre da un casting all'altro per poter fare di mestiere quello che ho fatto curiosamente io ieri: alzarsi al mattino presto per tornare alla sera tardi.
nel mezzo, stare rinchiusi per sette ore in uno studio di registrazione.
a camminare camminare camminare
in pochi metri quadri
con evidenti crisi di identità ed identificazioni:
ok, la Ricci è lei, Mavi Felli pure, ma Luca Nobili è un personaggio o una persona?
con uno sfasamento temporale di tutto rispetto:
quando alle tre di un pomeriggio di un novembre sconsideratamente caldo, ti cali in uno studio addobbato da festa di Capodanno, con tardivo albero di natale di allarmanti dimensioni, con te vestita da festa di capodanno, dovendo fingere di morire dal freddo quando alla fin fine non è che ti raccapezzi poi molto.
credo di aver spedito a Chiaraaa un sms in cui annunciavo di essere a circa dieci minuti dal brindisi della mezzanotte del capodanno...
soprattutto se ad ogni metro cambi ambiente:
passando da una piazzetta ad una camera da letto adiacente ad una locanda adiacente ad un terrazzo adiacente a non so più cosa, perché tanto più in là non ho osato spingermi per paura di perdermi....
sopratutto se sei circondato da cibo da non mangiare e vino da non bere
e devi fare cose ma non farle e parlare ma senza dire nulla.
ok, è stato divertente, lo ammetto.
almeno fino a quando non son scesa dalla macchina con i piedi talmente gonfi da non riuscire più ad infilarmi gli stivali.
e questo vuol dire far la comparsa per "Vivere".
oggi, 3 novembre
fra i santi e i morti, o meglio, a ruota... ecco che oggi è il giorno di Santa Silvia.
Secondo la leggenda il nome fu attribuito per la prima volta a un figlio di Enea, donde discesero tutti i Re di Albalonga, tra cui Numitore, padre di Rea Silvia, che, fecondata dal dio Marte, diede alla luce i gemelli Romolo e Remo, futuri fondatori di Roma.
e già si inizia male.
La povera Rea Silvia, pur cercando di far capire che la colpa del parto gemellare non fu del tutto sua, ma che ci aveva mezzo lo zampino (per così dire) un entità superiore, un Dio, addirittura, Marte, mica una schifezza di dio minore...non fu ascoltata granché, perché se non ricordo male, secondo l'usanza, venne seppellita viva.
Andrà molto meglio a Maria, a parità di condizioni.....
Il nome Silvia si è diffuso soprattutto in ambienti cristiani per il culto di s. Silvia, madre di s. Gregorio Magno, morta a Roma nel 572.
altra Silvia salita agli onori delle "cronache" è la ormai leggendaria Silvia leopardiana, anch'essa povera e disgraziata e morta di un male maligno che la stroncò nel suo divenire.....
e provate a far caso nei romanzi, nelle fictions, al cinema...
Silvia è sempre il nome della cattiva, o della disgraziata all'ennesima potenza, se tutto va bene solo della sfigata...
Credo che il nome Silvia porti in sé il germe di qualcosa di strano.....
Ma oggi, nonostante tutto, non me la sento di lamentarmi.
oggi è il mio onomastico e me lo sono goduto sul set di un teleromanzo.
oggi sono stanca, ma sono contenta;
oggi non escludo di essere anche un pò innamorata.
quindi oggi, il mio è un bellissimo nome........
prendo al volo lo spunto offerto dalla Franci sul suo blog per catapultarmi in quella dimensione giocosa ma non tanto poi in fondo del "SE FOSSI"...
- Un animale : gatto, anche se preferirei pantera. nera.
dei gatti amo terribilmente quel loro guardarti come se sapessero quello che stai pensando. mi piace la loro autonomia che i superficiali scambiano per opportunismo.
mi affascina la loro andatura, quel loro camminare su ogni superficie con delicatezza. Idem per le pantere: si muovono sinuose e silenziose, con una grazia e un'eleganza che non ti aspetteresti da una bestia di simili dmensioni.
- Un libro : Ne parliamo a cena.
in realtà un solo libro non può essere; il mio blog era nato anche in virù del volersi segnare quelle cose lette nei libri nei quali mi riconosco. però ne parliamo a cena rappresenta un universo che mi calza a pennello.
- Un personaggio storico : Eleonora Fonseca Pimentel.
Non dico che sono così. non so se in realtà vorrei essere così. ma è una donna che mi ha sempre affascinato terribilmente
- Un personaggio dei fumetti : Kana, di 20th century boys o Renei de Il mondo di Coo
anche se ci son giorni che non mi dispiacerebbe essere Corto Maltese. o Elektra
- Un fiore : in realtà mi sento una cactacea.
ma mi piacerebbe essere un'orchidea, o una ninfea.
- Un frutto : forse potrei essere una nocciola...
ma anche un limone....
- Un film: grease
scusate, lo so, non è granché, ma ho un legame con questa pellicola piuttosto curiosa.. spunta sempre fuori in certi momenti della mia esistenza... mi chiedo se qualcuno voglia dirmi qualcosa...
- Una canzone: quelq'un m'a dit
ma anche: Non me lo so spiegare; Cohiba; Gravitazionale; Mi distruggerai.
- Un gioco: tetris.
- Un peccato. gola.
non amo mangiare, ho un rapporto conflittuale col cibo che disgraziatamente si tramuta chimicamente in cellulite, però se ho a che fare con i dolci non c'è santo che tenga... o punizione infernale che ritenga...
- Una pietra: mi piacerebbe essere un lapislazzulo...
non foss'altro perché in antichità lo sminuzzavano per farne il blu per gli affreschi...
- Un indumento : un bustier stile settecento...
vivrei nel '700 solo per il gusto di indossare quei meravigliosi abiti: scollature profonde, vita segnata, fianchi nascosti da panier generosi.
- Un quadro: il bacio di Klimt, oppure la donna che versa il latte di Vermeer.
oppure il ciclo di arazzi della Dama con l'unicorno
- Un colore : un bordeaux oppure un verde oliva molto scuro...
- Un cartone animato : lady oscar
ma anche e soprattutto i Simpson...
la mia ragione ha delle ragioni che la ragione comune non sa....
- Una pubblicita' : quella con Fiorello che parla ai tombini alle fontane e ai lampioni...........