ci sono giorni che iniziano male.
ci sono giorni che proseguono peggio.
ci son giorni che sembra proprio che qualcuno ti stia dicendo qualcosa, e anche se non ne comprendi a chiare lettere il messaggio, intuisci che non deve essere nulla di particolarmente incoraggiante.
ci sono giorni in cui speri che arrivadone al termine il giorno passi
e basta
finita lì
cancellare e riavvolgere
se si potesse.
avete mai avuto occasione di impantanare una macchina nel fango?
si?
sono quelle occasioni in cui una donna un pò si amareggia di non essere un uomo;
in primis per la forza fisica necessaria a spingere una macchina,in salita, che non si sposta neppure a pregarla in cinese.
e infine perché un uomo giammai avrebbe avuto la strana idea di uscire in minigonna e stivali con tacco alto.
cancellare e riavvolgere.
ma non si può.
ma non sempre poi dopo è meglio.
in media, in una vita, una persona credo più di due nonne normalmente non abbia.
ed essendo il mio patrimonio nonnesco ormai dimezzato,
mi chiedo in base a cosa alla mia affermazione:
"ha telefonato nonna"
mia madre mi domandi:
"quale?"
...
lunedi: ops, c'è del cioccolato. lo mangio, tanto domani vado in palestra.
mercoledì: ops, c'è del cioccolato. lo mangio, tanto ieri sono andata in palestra.
e per chi vuole saperne di più, questo post è connesso a quello di Smokingpermitted...
sempre per la serie visto da destra e visto da sinistra...
inserto speciale del mercoledì dalla vostra opinionista...
... se uno scatolone non viene aperto per più di un anno, un anno e mezzo, allora vuol dire che può essere buttato via.
Ok, è vero che negli ultimi due anni son sopravvissuta anche senza, ma io mi domando: dove cavolo sono finiti i miei cd?
da piccolina mi dicevano che dovevo sempre puntare al meglio.
non era necessario ottenerlo.
l'importante era l'intenzione.
in tutte le cose della vita.
anche nel dare, beninteso, non solo nel prendere.
compresa l'amicizia.
compreso l'amore.
ma io in realtà non ci ho mai dato tanto credito.
prendiamo ad esempio gli uomini.
non mi ha mai interessato più di tanto il reddito
il tipo di abbigliamento
la cilindrata della macchina
la provenineza
il tipo di istruzione.
una volta parlando con il mio amico Fabio che mi domandava cosa volevo allora io da un uomo, gli ho risposto
che mi sarebbe bastato avere vicino qualcuno di affine, che mi rispettasse; qualcuno che mi amasse.
Fabio mi ha guardato, ha sorriso, e mi ha detto:
ma tu non sai proprio accontentarti?
ma è peggio vivere nella prospettiva di un Buffon o di un Totti a vita sulla schiena, oppure di un Travolta che ti saccheggia la dispensa?
dovrebbero essere materia di studi socio-antropologici.
... si deprimono un pò se vanno a fare compere e non trovano quello che vogliono.
:-)
... ad un certo punto qualcosa si incrina.
e son sempre io.
... un pò di tempo fa, un ameno luogo di lavoro in una valle vicino a un fiume.
e c'erano due persone che ci lavoravano, nell'ameno luogo di lavoro.
una sera, proprio prima di spegnere tutte le luci, chiudere il pesante portone di pregiata pietra, ecco approssimarsi alla struttura uno sparuto drappello di bimbi dai volti allarmati.
il loro vociare concitato può riassumersi più o meno in un:
presto, presto, accorrete, è caduto un piccolo piccione dal nido, non sappiamo cosa fare..
le due persone si guardano in faccia e dicono, quasi contemporaneamente:
1- andiamo subio a vedere cosa si può fare per salvarlo
2- ragazzi, è quasi ora di andare a casa, e poi c'è una cosa chiamata selezione naturale, domani qualcosa sarà accaduto.
naturalmente tutti quanti partirono alla volta del vicolo della disgrazia in corso, chi più (1) chi meno (2) preoccupati dei gatti che sapienti stavano già affilando le unghie e leccandosi i baffi.
naturalmente dopo vari sopralluoghi e conciliaboli e nonononon di 1 e sisisissiissisisisisi di 2 su come abbandonare il pennuto spelacchiato e ssissisiiiisissisissssiiiii di 1 e nonononnonnnnnnoooooo di 2 su come poterlo aiutare, il drappello di piccoli animalisti in erba è approdato al veterinario, il cuale, oltre a lodare (con estremo diniego di 2) il gesto del salvataggio, diede anche le necessarie istruzioni per far sopravvivere il pennuto, spelacchiato e anche un pò puzzolente.
naturalmente un esserino di pochi giorni, quasi totalmente implume, ormai spelacchiato dalla rovinosa caduta dal nido, impregnto dei nostri umani sentori, non lo avrebbe più preso indietro nessuno, tantomeno la madre.
2 continuava a chiedersi perché lo volevano loro..
due cose fondamentali bisognava fare: disinfettare le ferite.
dargli da mangiare un pappone schifoso a base di latte farine...
ora io mi domando: secondo voi, fra il drappello di animalisti e la terrificante 2 che ne auspicava una fine (qualunque, non serena o tragica, purché fosse una fine...) chi secondo voi ha spalmato la cremina sulle schifosissime crosticine del piccione pigolante, chi secondo voi ha cacciato una siringa piena di pappone puzzone nel becco del pennuto spennato facendoglielo scivolare giù giù giù???
non so cosa possiate aver risposto.
io so solo che 2 si ritrovò suo malgrado a spalmare cremine e far scivolare pappette.
il gruppo di giovani animalisti svanì in un turbine di cose da fare... case a cui tornare...
1 dal canto suo prese lo scatolone di cartone e dall'ameno luogo di lavoro portò il pigolante trovatello nella di lei casa, offrendogli momentaneo rifugio, fino al suo ulteriore trasporto alla Lipu, dove amorevoli persone dissero che si sarebbero presi cura di Cesare (il piccione) fino a che non avrebbe ripreso le forze, ed allora, lo avrebbero lasciato libero.
non so perché, ma io da sempre, mi immagino il gorno della liberazione di Cesare:
una grande voliera, l'apertura della porticina, il povero Cesare ormai piumato librarsi in volo prima incerto poi sempre più sicuro e diventare lentamente un puntino.
e non so perché ma mi trastullo nell'idea che sarebbe potuto anche trasformarsi in un puntino molto più piccolo, se un cacciatore non gli avesse sparato centrandolo.
mi trastullo nell'immaginarmi Cesare che cade in avvitamento sempre più veloce fino a sfracellarsi a terra.
ma so che è una mia vana fantasia, dubito che un operatore Lipu liberi un volatile in prossimità di un cacciatore.
ma nei giorni in cui scruto il mio tetto e osservo questi bastardi piccioni scagazzoni, io, nel pensier, mi fingo che faccian tutti la finta fine di Cesare.
svegliarsi con il citofono
chiedere chi è?
sentirsi rispondere:
sono il geometra...
gesù.....
SIPARI D’OCCASIONE:
PRIMO CONCORSO TEATRALE
DELLA CITTA’ DI MONCALVO
Nell’ambito del progetto Not&Sipari indetto dalla Fondazione CRT, l’associazione culturale I Quattro Quarti, nata nel 2003 con il desiderio di promuovere e incrementare l’attività teatrale in ambito provinciale e regionale, e finalizzata ad aiutare le piccole e acerbe realtà culturali, grazie al contributo della Fondazione CRT e di altri enti della provincia di Asti, e in collaborazione con il Centro Civico Montanari, indice il PRIMO CONCORSO TEATRALE della città di Moncalvo (AT), presso il teatro municipale
La rassegna/concorso SIPARI D’OCCASIONE, nasce, infatti, per dar voce al talento a cinque giovani compagnie piemontesi semiprofessioniste (intese nel senso di compagnie formate da elementi che non sono ancori entrati pienamente nel mondo del professionismo), emergenti o comunque ancora poco conosciute, offrendo loro la partecipazione ad una vetrina interessante, che possa diventare un trampolino di lancio adeguato per introdursi nel territorio regionale e in circuiti professionistici.
Si svolgerà, prevalentemente nei week end, tra i mesi di febbraio e giugno, in modo da poter promuovere gli spettacoli anche al pubblico partecipante alla stagione invernale del Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte.
CONDIZIONI NECESSARIE PER LA PARTECIPAZIONE: le compagnie interessate devono:
- debuttare in prima nazionale assoluta o presentare una produzione che non sia mai andata in scena nei teatri in provincia di Asti
- essere formate da attori la cui età dev’essere compresa, almeno per il sessanta per cento, tra i 16 e 35 anni
- presentare opere di prosa, teatro e musica, musical o commedie musicali, di autori italiani o stranieri di qualsiasi periodo storico, in lingua italiana
- inviare la richiesta di partecipazione e materiale informativo sull’attività della compagnia, eventuali foto, dvd o videocassette di spettacoli precedenti o dello spettacolo che si vuole iscrivere al concorso a: ASSOCIAZIONE I QUATTRO QUARTI, Via Buozzi 2, 14100 ASTI . Le spedizioni dovranno pervenire entro, e non oltre, il 10 dicembre 2004 (farà fede il timbro postale). Il materiale spedito non verrà restituito. Le compagnie riceveranno risposta di partecipazione entro il 23 dicembre 2004.
per qualunque informazione ulteriore vi rimando al Blog dei Quattroquarti....
oppure rivolgersi alla segreteria dell’associazione 333.1451839, o inviare un email all’indirizzo iquattroquarti@supereva.it.
e vada per il fit fencing, allora...
non sapevamo di cosa si trattasse.
ma abbiamo avuto fede, e coraggio.
ci siamo presentate all'ora convenuta, nel solito luogo, incuranti del resto del mondo, pronto a guardarci e farsi (quasi sicuramente) beffe di noi.
e siamo state ricompensate.
perché il fit fencing altro non è che una lezione di sciabola coreografata.
non so quale musica abbia messo di sottofondo l'istruttrice.
noi abbiamo zompettato tutta la lezione con rimbombanti nella testa le note della sigla primigenia di Lady Oscar.
lalaalalalalalallalalalalallalalalà oh laalalalalalalallalalalallalalallallà.
(ero quasi sicura che all'uscita della palestra sarei stata prelevata da Andrè...)
Longino il lanciere era quasi cieco.
solo quando trapassa il costato del Cristo in croce e si bagna del suo sangue, torna a vedere.
il miracolo è nel riacquistare la vista per rendersi conto di quello che si è fatto, e prenderne atto. credo eventualmente pentirsene.
ha del fascino tutto ciò.
bello è per chi come un architetto o un manufattore progetta o costruisce un oggetto, quando l'oggetto stesso è il più possibile vicino al grado massimo di fuzionalità da esso esprimibile.
bello è per l'artista quando l'oggetto invece esprime se stesso scontestualizzato.
bello è per il poeta invece pensare che un fiore decomponendosi ed unendosi con altra materia organica finisca col trasformarsi in petrolio, dalla cui raffinazione verrà ricavata della plastica, dalla cui lavorazione potrà rinascere un fiore.
perché a volte le persone che pensi di conoscere si rivelano proprio per quello che temi che siano.
Ma per favore, con leggerezza
raccontami ogni cosa
anche la tua tristezza
La perfezione del primo vero male
non conosce permessi né riposi.
Vigliacca e maledetta si presenta
se leggo un libro se guardo alla finestra,
se incontro amici se rispondo al telefono
e soprattutto si approfitta
del silenzio dei giorni di festa
Penso che forse a forza di pensarti
potrò dimenticarti, amore mio
Neanche mi ricordo come stavo.
il ricordo del male e del dolore
è un pensiero gelato,
lo sai che ti ha bruciato
ma vedi il fuoco e non c'è più il calore
Patrizia Cavalli, "Poesie"
... non è che succeda nulla.
è che succede troppo.
On me dit que nos vies ne valent pas grand chose, Elles passent en un instant comme fanent les roses.
On me dit que le temps qui glisse est un salaud que de nos chagrins il s'en fait des manteaux pourtant quelqu'un m'a dit...
Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serais ce possible alors ?
On me dit que le destin se moque bien de nous
Qu'il ne nous donne rien et qu'il nous promet tout
Parais qu'le bonheur est à portée de main,
Alors on tend la main et on se retrouve fou
Pourtant quelqu'un m'a dit ...
Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serais ce possible alors ?
Mais qui est ce qui m'a dit que toujours tu m'aimais?
Je ne me souviens plus c'était tard dans la nuit,
J'entend encore la voix, mais je ne vois plus les traits
"Il vous aime, c'est secret, lui dites pas que j'vous l'ai dit"
Tu vois quelqu'un m'a dit...
Que tu m'aimais encore, me l'a t'on vraiment dit...
Que tu m'aimais encore, serais ce possible alors ?
On me dit que nos vies ne valent pas grand chose,
Elles passent en un instant comme fanent les roses
On me dit que le temps qui glisse est un salaud Que de nos tristesses il s'en fait des manteaux, Pourtant quelqu'un m'a dit que... Que tu m'aimais encore,
C'est quelqu'un qui m'a dit que tu m'aimais encore.
Serais ce possible alors ?
è da quando sono adolescente che cerco di capire questo straordinario pianeta parallelo che è l'universo uomo.
alcune cose mi sono ben chiare; su altre continuo a ricredermi di continuo, per altre ancora ho ormai gettato la spugna della comprensione, imbevuta delle buone intenzioni e dei risultati degli sforzi profusi nel tentativo.
UNA cosa ancora riesce ad incuriosirmi, basirmi e nel contempo farmi anche un pò incarognire.
L'atavica tendenza del maschio alla Norma Comportamentale nei confronti di una donna ritenuta Oggeto di Conquista.
sono anni che vedo maschi aggirarsi in una nebulosa lotta fra se stessi e il (probabile) Libretto di Istruzioni a loro annesso in dotazione alla nascita (quello che probabilmente a noi donne manca e di cui molti paiono sentire la mancanza...).
per intenderci, non so se sia una norma generalizzata o se son solo io che incappo in più riprese in situazioni sempre uguali a loro stesse.
però si tratta di un modus operandi tipicamente maschile, che basa la sua ragion d'essere sull'erronea convinzione che una donna possa essere una sorta di elemento matematicamente misurabile..., qualcosa a cui si possano applicare leggi e norme come nel biliardo.
no, perché basterebbe chiedere per sentirsi rispondere che non è proprio così...
Ma tornando alle Ataviche Norme Comportamentali, non nego che possano avere una loro ragion d'essere.
forse l'uomo gioca a calcio proprio per quello: perché si corre disperatamente dietro una palla, ci sono delle regole, e alla fine la palla la si ripone e non vuole essere portata fuori, essere trattata in una certa maniera e non pone vincoli alla propria presunta libertà.
ma questa è una digressione prolissa.
dicevo? ah, si, sulla region d'essere;
ho visto maschi di ogni età aggirarsi in una selva di motivazioni; tipo presunte precedenze di un amico rispetto ad un altro perché ha dichiarato l'intenzione prima di altri.
ad esempio: legge numero X, se in gruppo un individuo dichiara interesse per una donna, quella sarà suo esclusivo territorio di caccia fino ad un eventuale plateale rifiuto. dopodiché, largo al popolo.
chiunque si intrometta in qualunque modo in questo meccanismo, sarà tacciato di inimicizia, il disonore si abbatterà su di lui, un clima di ostracismo inizierà ad aleggiare, e ogni cosa proferita dalle di lui labbra, che in altri frangenti avrebbe scatenato l'ilarità generale, inizierebbe invece a cadere in un silenzio gelido come le notti siberiane.
ah, fra parentesi, se avere a che fare con una donna non è come giocare a biliardo, tantomeno le si addice il risiko..
Personalmente, tutto ciò mi fa sempre venire in mente il medioevo.
quello poetico, bello, fatto di Cavalieri, Onore, leggi.
mi viene sempre in mente la leggenda di Artu e dei cavalieri della tavola rotonda.
ecco, forse se qualche maschio pensasse maggiormente a questa storia edificante, si renderebbe ben conto di quello che òla storia insegna ed il mito tramanda:
ovvero che se Ginevra deve finire a letto con il suo Lancillotto, ebbene, lo farà, a dispetto di tutto l'onore, l'amore e i vari Re Artù della sua esistenza.
sto preparando una parte per una nuova commedia.
una cameriera.
che asserisce di aver una volta recitato la part di Ofelia in uno spettacolo di dilettanti
perdindirindina, pure io!
oggi abbiamo fatto una riunione di quelle in cui ognuno ipotizza sulla vita passata del prorpio personaggio per capire come motivarsi in determinate frasi e azioni.
ne abbiamo dedotto che la mia povera Judy deve aver subito un trauma:
probabilmente il suo fidanzato (maggiordomo) scappa con la sua migliore amica (anch'essa cameriera) prima del matrimonio per andare in un'isola tropicale.
ecco perché nella commedia (???) maturo una sana allergia agli uomini, al matrimonio, all'amicizia...
perdindirindina.
forse dovrei mettermi a fare la cameriera...
prendi un libro di Chuck Palahniuk, Invisible monsters; ma in reltà è la copertina quella che mi interessa.
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori.
sulla prima di copertina, una donna (in grafica tridimensionale computerizzata, che già ammicca al concetto di virtuale) vista di schiena (che già introduce al concetto di aspettativa).
sul retro, fra il prezzo e il codice ISBN, la stessa donna vista di fronte (che un pò fa pensare al compimento dell'aspettativa stessa).
nelle 227 pagine fra una e l'altra, la sua storia.
non so, ma mi ha fatto pensare.
ebbene, dopo anni di astinenza da una qualunque tipologia di attività motoria atta al consolidamento della mia massa muscolare e nella speranza di uno scioglimento , non importa se lento, purché inesorabile, della di me massa grassa, ho organizzato, previo coinvolgimento di un'altra anima desiderosa di infliggersi quel tanto che basta di punizione fisica e morale, un sopralluogo in palestra.
naturalmente prima non ho potuto rinunciare ad una sana colazione a base di caffè e saccottino al cioccolato.
con il tasso di glucosio ripristinato nel sangue indebolito da una nottata di sonno, mi reco con la puntualità di uno scolaretto al primo giorno di scuola all'ora convenuta nel luogo prestabilito per l'appuntamento.
bene. ci siamo. le due donne più coperte della città (LEI con maglione di lana IO con gilet e pantaloni in lana...) (abbiamo sdoganato - come dice lei- la lana con il nostro abbigliamento in borghese - come dico io-)
finalmente varchimo la soglia. mi verrebbe da dire della speranza ma non vorrei incorrere in scomuniche.
oltrepassiamo la soglia, ci guardiamo.
la donna saggia si chiede: cosa domandiamo di preciso?
la donna che son io risponde: non lo so , andiamo a braccio...
anche perché spero che in una palestra chi ci lavora possa immaginare che tipo di informazioni dare a chi si sta per affidare a loro anima corpo e finanze per rimodellare se non la propria esistenza, quantomeno parti (anatomiche) di sé.
espletate le formalità (ovvero decidere quando prendere appuntamento proprio con l'istruttore, colui che ti guarderà e ti dirà cosa fare e come farlo...) raccattiamo nuovamente i famosi foglietti di carta colorata, giusto per farsi un'idea di quelle che sono le possibilità, le proposte...
usciamo.
e andiamo a fare colazione.
................
davanti al nostro caffè, io con una bustina di zucchero (però finto!), lei nudo e crudo, iniziamo la nostra piccola tempesta di cervelli per vedere cosa si può adattare o meno a noi.
ora, lasciamo perdere la fantasia dei nomi, per cui è logico che mi debbano mettere la spiegazione di cosa accade nel corso; perchè se la mia istruzione media e la mia sconfinata fantasia mi lasciano intendere che in una lezione chiamata "ginnastica dolce" o "addominali" o "gambe e glutei" di sicuro non potrò fare le parallele o la danza del ventre, "pump", "wawe", fit fencing" "workcardio e worktone" "wusu", beh... boh...
di sucuro almeno una prova di Pilates la voglio fare, in quanto:
"scopo principale del metodo pilates è quello di portare l'individuo a muoversi con economia, grazia ed equilibrio. gli esercizi mirano a condurre la mente a cooperare con il corpo alla ricerca comune del controllo, della precisione e della fluidità dei movimenti, coordinati con la respirazione"
e poi in "Io ci provo" di Anne Maxted, la protagonista dopo essersi iscritta per caso ad un corso di pilates, cambia lavoro, trova un fidanzato e quant'altro succede nei romanzi... (e tra l'altro una sua amica si iscrive ad un corso di yoga...) e non me ne frega niente se è solo un libro. (le maggiori religioni si basano su quello che c'è scritto in un libro.... )
ciò che più mi ha colpito delle istruzioni è la scitta in neretto sottolineata che indica a chi si addice la lezione.
del tipo
"adatta ai livelli avanzati"; ok, scartabile.
"adatta a chi vuole imparare coreografie"; ma figurati, a metà lezione devo ancora capire come si chiama il primo passo e farlo, logicamente. perché autoinfliggersi una simile umiliazione?
"adattabile a tutti"; simpatia: mi pare di sentirmi dire , non ti preoccupare, anche se sei un emerito imbecille noi ti vogliamo bene e cerchiamo di non umiliarti troppo... mah.... direi scartabile. per ora.
"adatta a tutti": ok sono le nostre; se è adatta atutti è adatta a tutti. anche a me.
o forse no? se una lezione è adatta a tutti, perché aggiungere una sottocategoria denominata "adatta VERAMENTE a tutti"??????????????????
non rimane che cercare una MOTIVAZIONE.
io la mia la trovo subito, ed oltrepassa il limite fisico del voler dimagrire per potermi rendere presentabile e quant'altro; la realtà è chenaturalmente, la palestra dista dieci metri da casa mia. in fondo alla discesa, di casa mia. già mi preoccupo della salita del ritorno.
Quella sera di agosto, restando li in mezzo ai due gruppi, con il mare che gli lambiva appena i piedi nudi, Peter all’improvviso afferrò qualcosa di molto ovvio e terribile: un giorno o l’altro, avrebbe lasciato il gruppo che scorrazzava sfrenato lungo la spiaggia, per unirsi a quello di chi restava seduto a parlare. Era difficile crederci, ma sapeva che sarebbe andata proprio cosi. Allora si sarebbe interessato a cose diverse, come lavoro, denaro, tasse, interessi bancari, chiavi e caffè, e sarebbe rimasto a parlare, per ore e ore, seduto.
Questi pensieri gli pesavano sul cuore quella sera quando decise di andare a dormire. Non si poteva certo definirli pensieri felici. Chi avrebbe potuto rallegrarsi alla prospettiva di una vita trascorsa stando seduti a parlare ? O facendo commissioni e andando a lavorare? Senza giocare mai, senza mai divertirsi sul serio? Un giorno o l'altro, sarebbe stato una persona del tutto diversa. Data la lentezza del fenomeno, non se ne sarebbe neppure accorto, e una volta successo, quel Peter giocoso e allegro di undici anni sarebbe stato talmente lontano, talmente strano e incomprensibile, quanto apparivano adesso gli adulti a lui. E con questa malinconia, se ne andò scivolando nel sonno.
Ian McEwan “L’inventore di sogni”
ci son giorni in cui tutto sommato è meglio che sia figlia unica.
scusate, ma oggi ho una sorta di "sindrome da sorella maggiore"...
passerà.
svegliarsi una domenica mattina.
come questa.
sorridendo...
beh, grazie.... :-)
in viaggio:
madre:
ma sai che ieri ho visto un cielo con delle nuvole, ma delle nuvole, che non ti dico; altro che a pecorelle
a...
a...
a pecorine.
sempre madre, al di me padre:
ma le hai prese le pastiglie del diabete?
sul fatto che a dormire in stanza con i miei alla fin fine non si dorme:
consigli:
genitori:
la prossima volta prendi una stanza per te.
zio:
la prossima volta prendi una stanza con noi.
zia: la prossima volta pendi i tappi.
Pdc: la prossima volta vengo con un maschio sano ed efficente.
delibera famigliare: tu al massimo puoi trovare uno malato e deficente.
no, ma in fondo andare in vacanza con la famiglia dà le sue porche soddisfazioni...