Chi sono

Blogger: pensieridicarta
Nome: Silvia

io sono colei che mi si crede.
IN.Attesa
Qui, non c'è niente di sacro.
tranne l'osso dove si prendono i calci

prossimamente a teatro

A Teatro Curriculum

 

Google

Categorie

asti
gadgets
paperthoughtsweddingreflections
pensieri di carta
pensieri di celluloide
pensieri on the road
pensieri spettinati
piccolo mondo blog
posologia della vita quotidiana
splindernight
teatro

Libri

Foto recenti

www.flickr.com
pensieridicarta's photos More of pensieridicarta's photos

di che luna siamo?



lunar phases
 

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami



  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Miglior Blog.it


Blog Aggregator 3.3 - The Filter
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Contatore

inspiegabilmente visitato *loading* volte... e a volte, ritornano!!!

Contro la musica nel template

mercoledì, 07 maggio 2008

ci salverà la bellezza.

così dicono.



il salone

(lo so non si chiama salone da anni, però non riesco mica a chiamarla fiera internazionale del libro)

prima del salone è qualcosa di affascinante

furgoncini nelle vie principali

gente che lavora

e manco troppo freneticamente

gente che va e che viene

alla faccia delle norme di sicurezza

e stand per lo più deserti.



(giuro che non mi affannerò mai più se ad un quarto d'ora dall'andare in scena la scena non sarà pronta)



chi passa per caso mi trova al padiglione 2, stand K24

dalle 10 alle 18 circa

oppure fate un salto al padiglione uno, stand E06
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:38 | link |in line commenti (5) pop up commenti (5)
categorie:
martedì, 29 aprile 2008

Delitti amorosi.

Un lavoro sporco:

soffocare

infiniti peccati.

Felicità,

strappami la vita,

il lato oscuro dell'anima

sotto la pelle,

correndo con le forbici in mano.

Donna per caso,

per grazia ricevuta,

l'amore è sopravvalutato;

chiedi alla polvere.



come la maggior parte delle cose interessanti degli ultimi anni, (giusto un paio le ho scovate da sola) questa meraviglia della poesia dorsale l'ho trovata sul blog di smokingpermitted.



la poesia dorsale è una vera e propria filosofia di ri-uso del libro, che coniuga all'amore per la lettura quello per la fotografia e per la poesia.

poesia, perchè comunque affiancando i titoli si riesce ad ottenere un breve componimento che, qualora non corrisponda in pieno ai crismi della metrica poetica, quantomeno mantiene intatto il gusto ludico, quasi vagamente dada, del giocare con le parole.

e fotografia, perchè la fotografia è l'unica prova documentaria di questo atto creativo, a dimostrazione dell'intento per l'appunto ludico dell'impresa.

per chi volesse ulteriori informazioni, o curiosare alcuni componimenti, può cliccare su POESIA DORSALE
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 19:34 | link |in line commenti (12) pop up commenti (12)
categorie: pensieri di carta
lunedì, 28 aprile 2008

REGOLAMENTO:



- indicare il link di chi vi ha coinvolti : La Tangerina



- inserire il regolamento del gioco sul blog*



- citare sei cose che vi piace fare e perché**



- coinvolgere altre sei persone & - comunicare l’invito sul loro blog***





* fatto



**

1 mangiare giapponese.

perchè è un mangiare in tutti i sensi, con tutti i sensi. ti entra negli occhi, con le geometrie, i colori. con l'equilibrio e la grazia con cui viene servito. ti entra nel naso, con il pizzicore del wasabi. poi quello sciogliersi sul palato del riso e dell'alga, lo spanarsi del pesce crudo che rilascia la salsa di soia di cui è intriso. e poi è un mangiare silenzioso, di contemplazione, di piccoli rintocchi delle bacchette di legno.

è un buon nutrirsi, ecco.



2 leggere a letto

soprattutto in quelle giornate uggiose, di pioggia autunnale o tardo estiva, quando fa caldo ma l'aria tende al rinfrescarsi, e si sta svestiti ma si sente il bisogno di coprirsi col lenzuolo, con la finestra semi aperta, per sentire questa necessità più forte. appoggiarsi ad un paio di cuscini e tenere il libro aperto sulle gambe come su un leggio.

perchè mi fa sentire bene, leggera e coccolata.



3 costruire cose

mi piace fare cose. costruirle. mi piace piantare chiodi, mi piace la sensazione della carta vetro, il legno che si leviga progressivamente. mi piace incollare, mi piace avvitare, mi piace vedere qualcosa che si definisce di passo in passo. mi piace qualunque cosa che implichi l'uso della manualità, scolpire, modellare, cucire. perchè mi piace quel senso di stupore che invade guardando un qualcosa che prima non c'èera e poi c'è, o comunque, prima c'era ma era diverso.



4 distendermi sul palcoscenico

prima dello spettacolo, prima che la gente entri, quando per lo più la scena è pronta, oppure in prova, primi di iniziare sul serio, quando tutti sono fuori a cenare, o subito dopo aver smontato, quando lo spettacolo torna ad essere una serie di pannelli ed oggetti sparsi in alcune casse. mi piace distendermi sulle assi del palco. guardare il soffitto, guardare le pitture ai muri, studiare i palchi e i decori e i lampadari e i sedili di velluto. annusare la luce dei riflettori. chiudere gli occhi. da sola. perchè mi fa sentire come sono sul serio.



5 cercare illustratori su internet

è la mia passione,l'illustrazione, ap artire da quella art nuveau fino a quella degli ultimi anni. ultimamente amo girovagare da un sito all'altro, raccatare disegni e sculture e scoprire nuove forme e nuovi colori, perdermi nelle linee e nei contrasti, cercare di riprodurli nel buio della mia stanzetta, perchè sento che devo trovare i miei colori, le mie linee, le mie forme e i miei contrasti.



6 di tanto in tanto allungare un link


a madame revanche, di qualche giochino on line di quelli che creano dipendenza molesta.

perchè fondamentalmente, sono una spaccamaroni.



*** no, me lo impone la mia religione, pofferbacco.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 14:58 | link |in line commenti (6) pop up commenti (6)
categorie: piccolo mondo blog
venerdì, 25 aprile 2008

perchè, dunque, preoccuparsene?

oggi mia madre mi fa

sono preoccupata per il tuo futuro

e io

quale futuro mamma?è tardi. non è che me ne rimanga molto.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:54 | link |in line commenti (17) pop up commenti (17)
categorie: paperthoughtsweddingreflections, posologia della vita quotidiana
domenica, 20 aprile 2008

questo oroscopo mi puzza...

Alcune piante delle foreste tropicali del Sudamerica hanno bisogno dei pipistrelli per riprodursi. Questi animali, infatti, mangiano i loro frutti e poi spargono i semi dall'alto attraverso gli escrementi. I biologi chiamano questo fenomeno con un nome poetico: pioggia di semi. Non credo di esagerare se dico che questa è una buona metafora della tua situazione attuale, Bilancia. Come quelle piante dipendono dai pipistrelli, anche tu potresti aver bisogno di agenti della fertilità che agiscono in modo apparentemente incomprensibile.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:26 | link |in line commenti (10) pop up commenti (10)
categorie:
giovedì, 17 aprile 2008

e poi...

e poi,piove.

piove che pare autunno, anche se un autunno decisamente primaverile.

è un tempo che pare un controsenso.

di quei tempi che agitano quei punti d'ombra che si hanno sparsi, e che talvolta entrano in sobbollore, come acqua riscaldata.

quel sobbollore che ti fa credere di avere voglia, ma non specifica mai di cosa.

e così rimani teso fra la sensazione e l'inesattezza di non corrisposto compimento.

insoddisfatto.

un bambino troppo cresciuto che fa i capricci a se stesso.



e poi, vado a sbattere negli spigoli.

mi alzo

sbam.

uno spigolo.

mi siedo

sdeng

uno spigolo.

una vita di spigolature.



e poi, vorrei sciogliermi. come un nodo. come lo zucchero. come muscoli sotto ad un passaggio di mani.



e poi e poi e poi.

l'importante è finire.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:31 | link |in line commenti (13) pop up commenti (13)
categorie: pensieri spettinati
lunedì, 14 aprile 2008

epitaffio

proferiva perle di saggezza che cadevano inascoltate.



riuscì a porre fine ai suoi giorni di  inaudita eloquenza strozzandosi con una collana molto, molto lunga.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:40 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie:
sabato, 12 aprile 2008









E’ penombra. Di quella penombra di una città in autunno, quando ancora non fa freddo, ma si sa che lo farà, che non è ancora buio, ma si indovina che fa poco lo sarà.



Un bar, un dehor; al tavolino una donna vestita di rosso; con l’aria di chi è un complemento di arredo del locale.



Ha una gamba accavallata, con il braccio destro poggiato sul tavolino si regge svogliatamente il mento, dalla mano sinistra pencola una sigaretta spenta.



Ad un tratto, con leggerezza, si alza, con decisione va da un uomo a due, tre tavolini di distanza, che uno si chiede perché proprio lui, in mezzo a tutti.



Lo squadra per un secondo e gli domanda:



Hai da accendere?



Lui goffamente tira fuori dalla tasca interna della giacca un pacchetto di cerini. Con mano insicura ne accende una. La donna si china verso di lui che le avvicina le mani a coppa.



La fiammella si spegna sul volto di lei.



Un colpo di vento.



La donna, delusa, chiede:




Scusa, ne hai un altro?



Ora la donna ride sommessa, si invita a sedere; lui non dice di no.




 L’uomo e la donna iniziano a parlare. Di tanto in tanto, levano gli sguardi alle tante finestre dei palazzoni di fronte, paiono occhi spenti che dormono; pare che attendano, i palazzi, l’uomo e la donna; che tutto sia in attesa.



Un altro colpo di vento. La donna si stringe le spalle e si lagna distrattamente, l’uomo allora la spinge un poco verso il muro, e il vento torna ad essere poco più di un soffio, giusto un alito freddo.



Anche l’uomo si accende una sigaretta.



La donna stretta ancora nel suo brivido personale, racconta:




Avevo una sciarpa, grande, a colori. Di quelle che se le apri tutte ti avvolgono e scaldano come una stufa. Sai, veniva da Rio. Immagina, quanta strada deve aver fatto. Una cosa così piccola, ha viaggiato più di me. Ha visto l’oceano, lei, su un transatlantico che inondava di luce la notte, si è riempita di chissà quali venti, chissà quante mani l’hanno toccata, quanti corpi ha scaldato, prima di perdersi.




La donna guarda l’uomo con un mezzo sorriso, giusto una piega, anche lo sguardo pare a metà, gli sussurra verso l’orecchio:







Sai sono contenta di averla perduta, perché ti ho incontrato…



Me l’aveva regalata un marinaio. Viaggiava sui vapori, puliva le macchine. È da tanto che non le vedo però. Non so che fine abbia fatto.



Ma che importa, lui era sempre sporco… tu sei decisamente più bello…




Se sali con me, te ne mostro il ritratto;






la donna alza lo sguardo ad uno dei palazzoni di fronte. Un cenno col viso:



La finestra là in alto è la nostra.



Lei spegne la sigaretta lentamente, getta il mozzicone ai piedi di lui.



Silenzio.



Guardano entrambi al cielo. Alle stelle, alle finestre, che si confondono per un attimo.



Ora sull’asfalto, vicini, ci son due mozziconi.



L’uomo e la donna attraversano veloci l’asfalto, a braccetto, giocando a scaldarsi.



L’ultima cosa che si indovina di loro, sull’eco delle loro risate che paiono stanche, è l’entrare in una piccola stanza, il rumore di una luce che si spegne.








(liberamente tratto da alcuni brani di C. Pavese)







(i quadri sono : Bistrot, di J. Machado; Uomo allo specchio, di J. Vettriano; Finestre di notte, di E. Hopper)
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 13:36 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: teatro, pensieri di carta
lunedì, 07 aprile 2008

di madre in figlia. (la signora ha sgravato)





"Anni sessanta; anni novanta.

Quattro donne ogni giovedì si ritagliano uno spazio e un breve tempo per giocare a carte, parlare, raccontando e raccontandosi, anche a loro stesse, la loro vita, il loro modo di essere madri, amanti, casalinghe o lavoratrici.

e nel racconto indiretto di sè, costruire la loro femminilità.

Si fa in fretta a dire: raccontano il loro modo di essere donne; come se esistesse, un modo di esserlo.

nella stanza accanto, le figlie giocano; e già in loro si intravede quello che sono e che saranno forse.

trent'anni dopo altre quattro donne si trovano in quella stessa casa, raccontandosi e costruendosi con quei racconti, cercando risposte a domande che erano state formulate anni prima.

donne che sono le figlie di quelle altre, una nuova generazione, abitano una femminilità differente, eppure in controluce, si intuiscono le stesse dinamiche che hanno mosso le madri se non addirittura, le nonne.

otto donne, otto piccoli universi.

madri che contengono le loro figlie e figlie che non possono discostarsi da questo contenitore, e finiscono per contenerlo a loro volta.

donne diametralmente opposte, eppure così tristemente uguali".






Casta Diva, che inargenti

queste sacre antiche piante,

a noi volgi il bel sembiante

senza nube e senza vel...




all'inargenti il sipario si apre piano, le luci sul palco si alzano e a te passa il sonno, passa il freddo, passa qualunque cosa.

dopo è tutta una cosa che non ti aspettavi.

l'applauso, i complimenti.

e per una volta, anche se ti senti sempre da una parte diversa

senti che non è la parte completamente sbagliata.



pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:39 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie: teatro
mercoledì, 26 marzo 2008

marzo sta collassando.

ha partorito la sua primavera, noi stiamo per debuttare. come nel corso naturale degli eventi.

viviamo semplici, fra una fatica e l'altra, la facciamo rotolare per strada, fra un passo e un colpo.

come di consueto, mi sento sola solo quando son circondata da più persone.

leggo compulsiva, famelica, come se fosse una necessità ingurgitare parole non mie.

non so se perché ne ho poche oppure troppe.

cerco impronte, calchi. qualcosa di familiare in cui adagiarmi.

e poi penso alla mia gente.

quella che popola muri e dorme su tappeti, che cucina inventando il passo successivo, che mangia con le mani, quella fatta di bozzoli e saliva e sudore e che ingoia e ingurgita e mulinella le braccia, quella che cerca porta dimensionali.

la mia gente non ha mai sonno all'ora giusta, e si fa domande sul giorno che verrà.

la mia gente sa di buono e con loro stare sola è meno solitario. e stare in compagnia, ti fa venire voglia di una carezza, di un abbraccio, di chiudere gli occhi e lasciarti cullare.

la mia gente che è mia anche se non lo sa o non lo vuole, scrive cose che leggeresti ad alta voce, e quando legge te, ti vedi con occhi nuovi grazie a parole che son dette con una voce non tua, stenti a riconoscerti, come vederti allo specchio con un'immagine che non ti aspetti.

la mia gente è mia solo perché vede cose di me che io non capisco dove riesca a vederle, e io che ormai mi son persa pezzi per strada la seguo per vedere di ricompormi almeno un po'.

io, alla gente mia, ci voglio un fracasso di bene.



che poi c'è gente mia che è lontana, che chissà cosa sta facendo, chissà su che mari veleggia, chissà in quali abissi sta naufragando.



marzo sta collassando, e per una volta, pare che non mi stia portando giù da basso con lui.









pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:58 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie: piccolo mondo blog, asti
venerdì, 21 marzo 2008





 








sono nata il 21 a primavera







sono nata il ventuno a primavera



ma non sapevo che nascere folle,



aprire le zolle



potesse scatenar tempesta.



Così Proserpina lieve



vede piovere sulle erbe,



sui grossi frumenti gentili



e piange sempre la sera.



Forse è la sua preghiera.





Alda Merini, Sono nata il 21 a primavera


pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:31 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: pensieri di carta
mercoledì, 05 marzo 2008

come una ruota di bicicletta.

giragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragira

poi si ferma

e poi

giragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragiragira

giornate che iniziano male e finiscono peggio, che iniziano bene e finiscono male, che iniziano male e finiscono bene.

mai che inizino bene e finiscano meglio, ma non lamentiamoci.

come una ruota di bicicletta; si, ma di Duchamp.

capovolta.

e fissata su uno sgabello, che non va da nessuna parte.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:37 | link |in line commenti (22) pop up commenti (22)
categorie: pensieri spettinati, posologia della vita quotidiana
venerdì, 29 febbraio 2008

Apriremo scuole di perdono

per succhiarci via il veleno

raccontando storie ripugnanti

così sentiranno tutti quanti


era un anno bisestile quando tutto ha avuto inizio. in un altro anno bisestile trovo poetico che tutto ciò che ha dato il via alla valanga di eventi, alla frana ( e per frana intendo solo qualcosa di potente e non facilmente manovrabile, senza giudizi di merito) che mi ha portato dove sono ora,  trovi una sua sorta di naturale compimento. una sua soluzione. solo in un giorno che praticamente non esiste se non ogni quattro anni, i nodi vengono al pettine, e puoi chiamare le cose con il loro nome.

ritrovare pezzi che avevi perso per strada, farli combaciare con altri. sorridere di cose che facevano soffrire.

e ricominciare.



porterò una maschera felice

e camufferò la voce

tieniti lontano dalla luce

dove la pietà ti lascia in pace

Quando avranno smesso di gridare

ci potremo rivedere

inservibili le nostre ali

seguiremo lenti i girasoli

 


mercanti di liquore_ Lacrime amare

pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 15:48 | link |in line commenti (8) pop up commenti (8)
categorie: pensieri di carta, posologia della vita quotidiana
giovedì, 28 febbraio 2008

A , B oppure C?




pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:01 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie:
sabato, 16 febbraio 2008

L'amore non cantarlo, ché si canta da se'

L'amore non cantarlo, ché si canta da se'

Più lo si invoca, meno ce n'è



Amarti m'affatica mi svuota dentro

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto

Amarti m'affatica mi da' malinconia

Che vuoi farci è la vita

E' la vita, la mia

Amami ancora fallo dolcemente

Un anno un mese un'ora perdutamente

Amarti mi consola le notti bianche

Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti

Amarti mi consola mi da' allegria

Che vuoi farci è la vita

E' la vita, la mia

Amami ancora fallo dolcemente

Un anno un mese un'ora perdutamente

Amami ancora fallo dolcemente

Solo per un'ora perdutamente



L'amore non lo canto, è un canto di per se'

Più lo si invoca, meno ce n'è

L'amore non lo canto, è un canto di per se'



da : Montesole, PGR  e Amandoti, CCCP poi Amami ancora, Gianna Nannini



Ginevra Di Marco, live al Diavolo Rosso in Asti. 15 febbraio 2007
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 21:15 | link |in line commenti (28) pop up commenti (28)
categorie: teatro, pensieri di carta
giovedì, 14 febbraio 2008

chat di San Valentino

X:       e dimmi, dimmi, il tuo principe azzurro dov'è?



PDC: e non lo so, l'ultimo che è passato di qui devo avergli azzoppato il cavallo.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 23:32 | link |in line commenti (20) pop up commenti (20)
categorie: paperthoughtsweddingreflections
domenica, 10 febbraio 2008

Manon Lescaut

ATTO TERZO

L'Havre

Piazzale presso il porto



Nel fondo, il porto; a sinistra l'angolo d'una caserma.   Nel lato di faccia al pianterreno,  una finestra con grossa ferriata sporgente. Nella facciata verso la piazza il portone chiuso, innanzi al quale passeggia una sentinella.

Il mare occupa tutto il fondo della scena.   Si vede la metà di una nave da guerra.   A destra, una casa,  poi  un viottolo;  all' angolo  un fanale ad olio  che  rischiara debolmente.   E l' ultima ora della notte;  il cielo si andrà gradatamente rischiarando.




[rullo  di tamburi:  s' apre  il portone della caserma,  esce il Sergente con un picchetto di soldati, in mezzo al quale stanno parecchie donne incatenate:  i soldati e le donne si arrestano avanti il portone:  il Sergente s'avanza verso la folla, ordinandole di retrocedere.



Sergente.       Il passo m'aprite.

[dalla  nave  scende  il Commandante:  lo segue  un drapello  di soldati di marina, il quale si schiera a destra. Sulla nave si schierano i marinai.



Commandante. (al Sergente)

        E pronta la nave. L'appello affrettate!                         



Borghesi, Uomini e Donne del Popolo.

        Silenzio! L'appello cominciano già.

[la folla si è ritirata e guarda sfilare le cortigiane.



Il Sergente.

[con  un  foglio  in  mano  fa l'appello:  le  donne,  mano mano   che  sono   chiamate, passano in diversi atteggiamenti  da  sinistra a destra presso   al   drapello   dei  marinai:    il   Comandante nota su di un libro.



Rosetta!         [passa sfrontamente

Madelon!        [indifferente,   va  al  posto ridendo.

Manon!           [passa lentamente cogli occhi a terra.                           

Ninetta!          [altera fissando la folla.

Caton!            [con fare imponente.

Regina!          [passa pavoneggiandosi.

Claretta!         [va al suo posto frettolosa. 

Violetta!     [traversa  la piazza  con modo procace     Altri.  Ah questa vorrei!

si avvicina al comandante delle guardie con fare

provocante, toccandogli il volto con una carezza;

il comandante la avvinghia e lei si divincola sputandogli addosso

e si va ad unire alle altre prigioniere a terra


Nerina!           [elegante.

Elisa!              [se ne va tranquillamente.  

Ninon!            [si copre il volto colle mani.

Giorgetta!      [civettuola. 
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 22:30 | link |in line commenti (1) pop up commenti (1)
categorie: teatro, pensieri di carta
venerdì, 08 febbraio 2008

Miserabili.

Io e Margaret Thatcher




io avrei voluto dirglielo, mentre lo avevo lì.

lì davanti.

cioè, dai.

ma come si fa.

è facile dirsi : l'ho visto in televisione, e adesso gli stringo la mano.

naaa.

è troppo il gap.

troppo corto, per dire.

che ok, lo spettacolo, il passaggio è tv -palco - e-  camerino.

però è troppo lo stesso.

e io avrei voluto dirglielo.

che è colpa sua per esempio se ad un certo punto ho capito che a me non piaceva solo recitare, ma che io amavo, recitare.

che è colpa sua se io domani ho l'urgenza di raccontare una storia e l'imbarazzo di sapere che non so, non posso, ma perchè, quasi quasi resto a casa.

volevo dirglielo per esempio, che a me la parlata sua mi fa sempre un pò male.

e quanto ho pianto, vedendo un suo dvd.

ho pianto per quanto era bravo, e per quell'abbraccio che sapevo che si sarebbe sciolto e quel divano che non era il mio posto, e io piangevo e lui raccontava il milione, e io piangevo.

(ma questo è un altro viaggio).

volevo dirgli di quel buio che ogni tanto scendeva in sala, con le luci di taglio.; ma non un buio; io non lo so spiegare. era un buio buio buio, tutto maiuscolo, BUIO, nero e profondo, le pupille rapite dai coni di luce, e la vertigine. la vertigine dell'emozione che sale dalla pancia, tirata fuori da quella voce.

volevo dirgli quanto mi era piaciuto, anche, e solamente.

e quanto erano bravi i mercanti di liquore... che erano lì, avevo le voci nelle orecchie ma non era l'ipod, erano carne e vestiti e cappelli.



e poi me lo sono trovata lì, davanti.



gli ho alungato il biglietto, un matita.

(che si sa mai, se fra trent'anni mi venisse l'Halzeimer, almeno ho una prova tangibile che qualcuno può sottopormi per ricordarmi di esserci stata)

mi ha scritto MARCO PAOLINI

mi ha restituito il biglietto

mi ha restituito la matita

gli ho stretto la mano.

e gli ho detto solo

grazie, grazie davvero.



ma come si fa a spiegare alle persone quanto rappresentano per te?

alla fine è già tanto se riesci a spiegarlo a te stesso, in un momento.

in quel momento.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:56 | link |in line commenti (16) pop up commenti (16)
categorie: teatro
mercoledì, 06 febbraio 2008

di teatro ed altri vizi.

L’ALTRA


E abbiamo brindato al futuro.

Se potessimo vedere la vita che stiamo per scegliere e quella a cui  rinunciamo, come due film nelle sale di uno stesso cinema.


Ma non è possibile.



Dieci anni fa insegnavo lettere qui, nel liceo classico della mia città, lo stesso dove avevo studiato.Mi sembrava bellissimo: ero lì per insegnare perché avevo imparato. Era un’occasione per rimediare agli errori dei miei, di insegnanti. Già questo mi faceva felice, e poi come se non bastasse, ho incontrato Michele.

Insegnava storia e filosofia, era timido. Poi un giorno, durante l’intervallo, l’ho visto mentre scendeva le scale che portano alla palestra, con l’aria di chi sta facendo una cosa proibita.

L’ho seguito: Si è tolto la giacca, ha preso il pallone da pallacanestro e ha cominciato a fare dei tiri liberi

E li metteva dentro. …Tutti. Da solo…concentrato…come se avesse una seconda vita segreta, un talento da tenere ben nascosto.

Ho chiuso la porta della palestra, e mi sono innamorata….Così.

Due anni dopo, era tutto perfetto: gli studenti mi adoravano, il preside mi stimava, e alla fine dell’anno scolastico avrei sposato Michele. Volevamo due figli, prima ovviamente un maschio e poi una femmina, avevamo già deciso il nome del primogenito: Ludovico, lui ci teneva molto.

Eravamo a… maggio, si, le lezioni stavano finendo. L’aula era vuota e sulla lavagna era rimasta una frase di Manzoni: con l’agile speme precorre l’evento

con l’agile

speme

precorre

l’evento!

Ecco, a me in quel momento, è passata davanti agli occhi tutta la vita che mi aspettava, le stesse lezioni, anno, dopo anno, dopo anno. Insegnare, mi pareva sempre meno divertente. Anche peggio: cominciavo a capire i miei insegnati.

E Michele, io lo aspettavo ogni giorno all’intervallo, giù in palestra, ma non scendeva più.

Mi rimaneva un professore di storia, il padre di Ludovico e di una bambina senza nome, che un giorno avremmo iscritto il quel liceo dove io sarei stata l’insegnante anziana, forse, la preside.

Tutto qui? … Tutto così scontato?.. così..previsto?

Decisi di sparire da tutto… così

Sono uscita da scuola e ho preso un treno per Parigi, dove viveva una mia amica.

All’inizio ho fatto un po’ di tutto: traduzioni, adattamenti…Poi ho incontrato Thomas e quando lui me lo domandato, ci siamo trasferiti a Francoforte, ma io ho continuato a scrivere, mi piaceva. Scrivevo racconti. Li avevo anche mandati in giro per concorsi, a case editrici… ma figuriamoci, non mi ha mai risposto nessuno. Poi un giorno mi è arrivata una telefonata da Bilbao, dove mi dicevano che avevo vinto un concorso, un premio, anche dei soldi! E che dovevo andare a ritirarlo.

Ci abito ancora, a Bilbao.

Si, perché poi, mi han chiesto di scrivere un romanzo, l’ho scritto, l’hanno pubblicato e ha avuto …si, successo. Mi hanno anche invitato in giro a presentarlo, da tutte le parti… ma non ci sono mai voluta andare.

Finchè, non mi è arrivato un invito, dal mio vecchio liceo, scritto a mano dallo stesso preside di allora.

Dieci anni dopo sono tornata.

C’erano tutti riuniti in palestra, gli studenti, i professori, mi aspettavano come se fossi una celebrità. Avrò parlato per un’ora, ho risposto alle domande dei ragazzi: erano carini, molto curiosi, era divertente parlare con loro. Mi è venuta anche un filo di nostalgia.

Poi, mentre stavo per finire di firmare le copie del libro, si è avvicinata una professoressa e mi ha detto: “Sa, io sono quella che ha preso il suo posto quando se ne è andata”. Era carina, più di me direi, bionda, con una frangetta e… una pancia da … sesto mese. “Fra un po’ anche lei avrà bisogno della supplente”, le ho detto. “È il secondo, la seconda anzi, perché ho già un maschio”.

A quel punto, è arrivato un ragazzetto di, sette-otto anni, tutto serio, alto alto, già quasi come la madre.

Più lo guardavo, e più capivo a chi somigliava.

Michele non era venuto. Immagino non le avesse mai parlato di me. O forse si, ma lei faceva finta di no. Ma non importava, era tutto così…così perfetto! Dieci anni dopo, la vita che non avevo voluto era lì, davanti a me. Non l’avevo mai rimpianta prima, ma ora, ora avevo voglia di chiederle come pensava di chiamare la bambina, se le avevano trovato un nome, almeno stavolta. Ma non mi uscivano le parole.

Ludovico si è allontanato per andarci a prendere qualcosa da bere…Dio mio…ma guarda.. cammina proprio uguale a… E siamo rimaste da sole. Ci siamo guardate, e ho capito che anche lei avrebbe voluto chiedermi qualche cosa, perché mi guardava… come si guardano personaggi avventurosi, dalla vita che abbiamo solamente sognata… ma non le venivano le parole. Così, siamo rimaste in silenzio… a guardarci, ognuna con il suo film.

Poi Ludovico è tornato con tre bicchieri di aranciata…

e abbiamo brindato al futuro.

Se potessimo vedere la vita che stiamo per scegliere e quella a cui rinunciamo, come due film nelle sale di uno stesso cinema. Ma non è possibile.


Gabriele Romagnoli  Il Vizio dell'Amore










Ho osservato il mio specchio

e vi ho visto

una donna

pienamente soddisfatta

con gli occhi brillanti


di una squisita malizia.


L’ho invidiata.




Al-Masri Maram


Ciliegia rossa su piastrelle bianche




venerdì sera si va in scena.

entro per prima.

che dio me la mandi buona.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 19:17 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: teatro, pensieri di carta
sabato, 02 febbraio 2008

tanto vale vivere

sarà che sono sempre in bolla.

ed è sacrosanto.

sarà che ieri la bolla è scoppiata e io sono partita come un embolo impazzito.

sarà che quasi quindici anni fa guardavo in discoteca la bionda sui quaranta malportati, o trentacinque portati peggio, e dicevo dio fa solo che io non arrivi a fare così, fermami prima, magari con un pò di pudore e buonsenso.

ma ieri la figura che vedevo oscillare negli stessi specchi di allora con la familiare goffaggine ero io.

amen.

o dio non esiste, oppure come dice sinfo, a lui piace che vada proprio così.

sinfo si è tolta un pò di capelli, sempre rossi come un quadro preraffaellita, sempre con gli occhi che vengono fuori tanto da entrarti dentro e vedere cose che manco tu sai cosa, adesso li ha corti sfrangiati che sembra abbiano una vita loro, le incorniciano il viso che pare un folletto dispettoso.

Zumal in disparte, serio, guardingo, ma ormai ho imparato a conoscerlo.

Gianluca si arrotola con una sorta di malumore che lo accompagna da tutto il giorno, colava dalla finestra di msn, lo si vede adesso dal vivo. ma anche lui, domani, andrà meglio.

Il redivivo Mario si guarda intorno. a lui, il merito di aver piombato per una decina di minuti l'intera truppa in un clima dir poco fra il goliardico e il boccaccesco.

clima per altro in cui tutti si son tuffati a capo primo.

Rex è l'ultimo arrivato, ha scollinato di brutto per venire fin qui, portando tutta la sua liguritudine per un innesto casuale su una piemontesità nostra per altro gettata alle ortiche a lasciar germogliare e chissà che sarà mai.

Torretta presenzia, e Zanna è il primo che ci abbandona per programmi altri e forse più consoni.



sarà che una cosa bella è una cosa caratteristica, e la caratterizzazione è data per me dalle asimmetrie, dalle imperfezioni, dai pieni e vuoti che creano un qualcosa che il cervello ha un'urgenza di percepire, e che l'occhio come strumento si piega e si sofferma.

e noi ieri eravamo così.

eterogenei.

asimmetrici.

avevamo la potente bellezza delle cose casuali ed inattese.



sarà che ero contenta, sarà che ho riso tanto, sarà che a me la gente (certa gente, gente quasi un pò mia) piace.

sarà solo che ieri ero così tanto pidiccì.



sarà che ho ricordato qualcosa che pensavo di aver scordato e invece no.



"Amo i Martini, ma due al massimo. Tre, e sono sotto il tavolo. Quattro, e sono sotto il cameriere."

Dorothy Parker
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 00:48 | link |in line commenti (25) pop up commenti (25)
categorie: piccolo mondo blog, asti
mercoledì, 23 gennaio 2008

tutto quello che a qualcuno è anche passato per il cervello di chiedermi sul mio template e io non ho mai saputo cosa risponder

c'è questa donnina.

vestita di rosso, con un cappello a cupolotta anni '30-'40.

ha un grosso carico di bagagli, e il terrore che glieli rubino strada facendo.

lei la trovate seduta lassù in cima.

vi guarda da mesi seduta leggendo un giornale, fra borse, gabbie, ombrelli e bibite.

Si chiama Madame Tutli Putli.





io la adoro da mesi.

ora, è candidata all'oscar come miglior cortometraggio di animazione.
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 18:38 | link |in line commenti (24) pop up commenti (24)
categorie: pensieri di celluloide
venerdì, 18 gennaio 2008

delle meravigliose avventure di Filippo in quel di pensieridicartalandia

Filippo nel mentre è cresciuto.



è passato dal gattonare con inclusa una propensione alla retromarcia al muovere i primi passetti sbilenchi.



ogni tanto mia madre si presta come nonna in affitto.



lo han fatto rotolare giù da noi (ha una propensione palese anche per una burrosa sfericità) e lui ha stazionato gemente e piangente quasi tutto il tempo di fronte alla porta chiusa in attesa che la legittima genitrice ritornasse e lo riportasse alla di lui magione.



uscita dalla mia doccia serale mi appropinquo a questo esserino e cerco di ragionarci insieme, tralasciando quasi subito il pensiero di mettermi in competizione con lui facendo a chi urla più forte.



lo prendo in braccio, lo guardo negli occhioni strizzati e mentre lo cullo un pò gli dico seria:



Filippo, rendiamoci ben conto, eh. Ma ti pare che se volevo un bambino urlante per casa per ore, non ero in grado di farmelo da sola?
pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:04 | link |in line commenti (7) pop up commenti (7)
categorie: paperthoughtsweddingreflections
lunedì, 14 gennaio 2008

me|mò|ria

facoltà della mente umana di conservare, ridestare in sé e riconoscere nozioni ed esperienze del passato; capacità dell’uomo di ricordare



psic., neurol., complesso di meccanismi psicologici e neurofisiologici che determinano il formarsi del ricordo attraverso modificazioni chimiche e strutturali delle cellule e dei circuiti nervosi



biol., capacità comune a molti organismi viventi di conservare traccia degli stimoli ricevuti e di servirsene nelle relazioni con il mondo esterno









per quanto tempo è lecito sottoporsi al ricordo delle cose, delle persone, delle situazioni, prima di riuscire a concedersi il lusso di dimeticare, o anche solo di concedersi che le stesse eprdano un pò, almeno un pò, di importanza?







pensato e trascritto  da: pensieridicarta alle ore 12:00 | link |in line commenti (14) pop up commenti (14)
categorie: posologia della vita quotidiana
venerdì, 11 gennaio 2008

Il viaggio non è l'emozione di attimi pericolosi il viaggio è la gioia del tempo pericolo è stare rinchiusi